Composizione architettonica e urbana

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ARCHITETTURA NATURALE > Simona Montruccoli, Approccio all'architettura naturale

 

Tecnica delle costruzioni
Fondazioni

Al contrario di quanto si è affermato nelle tecniche costruttive recenti, nel modo di costruire bioecologico si preferisce evitare uno scavo sistematico e profondo, perché potrebbe alterare l’equilibrio delle cariche elettrostatiche del suolo. Questo suggerimento si accompagna alla considerazione che è preferibile non prevedere sotto la verticale delle stanze da letto alcuni locali, come il garage, la cantina o quello per l’alloggiamento della caldaia per la produzione d’acqua calda o per il riscaldamento, potendo pensare soluzioni alternative e altrettanto funzionali.

Strutturalmente, le fondazioni costituiscono l’elemento principale di una costruzione: hanno, infatti, la funzione di sorreggere e distribuire il carico dell’edificio sul terreno. Possono essere costituite da tre tipi di materiali: calcestruzzo, pietrame e legno.

Le fondazioni in calcestruzzo armato sono attualmente le più diffuse, anche perché le fondazioni in pietrame o in legno sono preferibilmente impiegate per costruzioni leggere o in zone non sottoposte a rischio sismico. Tuttavia, l’utilizzo del cemento armato non è visto di buon occhio nell’architettura bioecologica, che tende ad eliminarlo o a ridurne l’impiego al minimo, perché nell’impasto dei calcestruzzi utilizzati nelle fondazioni, soprattutto se non avviene direttamente in cantiere, sono impiegati additivi di varia natura, usati al fine di ritardarne la presa e facilitarne la lavorabilità, accrescerne il grado di impermeabilità, ridurne le possibili fessurazioni dovute al forte ritiro in fase di essiccazione, permetterne la posa in opera in presenza di basse temperature. Nel cemento, quindi, possono mancare gli elementi naturali principali e, se si verificano i suoi componenti, sono rilevabili diversi additivi sintetici polimerici, in particolare gli agenti fluidificanti. Essi, oltre a essere nocivi, sono i più sensibili all’aggressione degli agenti esterni, che possono colpire persino il ferro d’armatura. Quali componenti del cemento sono impiegati anche alcuni residui delle lavorazioni industriali, come la cenere di carbone che, se da un lato migliora le caratteristiche meccaniche del cemento, dall’altro risulta pericolosa per la possibile emissione di gas radioattivo.

Una caratteristica del cemento è la sua igroscopicità: il cemento ha un forte potere di assorbimento dell’umidità e può subire delle notevoli azioni di ritiro. Inoltre, l’intima struttura del cemento, decisamente compatta, impedisce la traspirabilità e non consente alla muratura di comportarsi come polmone igrometrico dell’ambiente e, dunque, di garantire un microclima salubre nell’edificio. Detto questo, non si deve dimenticare che esistono produttori che forniscono cementi senza additivi chimici e con certificati di assenza d’emissioni radioattive, perciò si può farne un uso moderato se si sono assunte le necessarie informazioni e precauzioni (provvedendo, per esempio, all’eliminazione dei ponti termici con cotto, sughero o altre sostanze). Nelle zone sismiche o geologicamente instabili, inoltre, la rinuncia alla realizzazione di fondazioni e cordolature in calcestruzzo armato deve però essere attentamente ponderata.

 

 

 

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