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ARCHITETTURA NATURALE > Simona Montruccoli, Approccio all'architettura naturale

 

Tecnica delle costruzioni
Murature

Per la realizzazione delle strutture verticali l’industria delle costruzioni utilizza spesso strutture in calcestruzzo armato, intelaiate, a pannelli o gettate in opera, rifinite poi con tamponamenti e isolamenti di vario tipo. In bioedilizia, sono invece consigliate le murature portanti, realizzate prevalentemente impiegando blocchi in argilla cotti (laterizio) ed eventualmente utilizzando isolanti ottenuti da materie prime naturali e traspiranti. Indipendentemente dagli orientamenti espressi dall’architettura bioecologica, il ritorno alle costruzioni in laterizio è in costante sviluppo negli ultimi anni, forse perché si sono meglio valutati i dati riguardanti il comportamento delle costruzioni in muratura dopo i recenti terremoti.

Le strutture portanti possono essere realizzate anche in legno e in argilla cruda. Importante è che la muratura sia realizzata con materiali naturali e non contaminati da alcun tipo di inquinamento; non contenga additivi o abbia subito processi chimici alteranti le sue caratteristiche biochimiche; costituisca un buon volano termico e sia realizzata con materiali e spessori tali da assicurare in lento e graduale assorbimento e dispersione del calore (in modo da consentire un microclima interno relativamente costante e un adeguato risparmio energetico); sia traspirante per consentire uno scambio con l’esterno dal punto di vista dell’umidità, delle radiazioni e dei campi elettromagnetici naturali e sia perciò realizzata, oltre che con materiali adatti, con un intonaco adeguato a permettere alla struttura di comportarsi come un vero e proprio polmone igrometrico dell’ambiente; sia, infine, elettrostaticamente neutra, fonoassorbente e priva di emanazioni radioattive e di polveri.

Queste regole non sono state inventate, ma derivano dall’analisi del costruire e dell’abitare durante i secoli: finché l’uomo ha abitato in ambienti naturali o in ambienti artificiali ma eretti con materiali naturali (cioè fino a tutto il XIX secolo), le sue dimore erano “permeabili” all’ambiente esterno e, quindi, salubri. I sistemi costruttivi tradizionali si sono dimostrati sempre efficaci nello svolgere il compito di “terza pelle” traspirante, al contrario dei materiali edili moderni, sia minerali (cemento) che sintetici ed organici (derivati dal petrolio), notoriamente poco traspiranti. Di conseguenza, si sono persi i concetti del costruire salubre, tramandati da millenni senza subire alterazioni, non per scarsa capacità di ricercare innovazioni, ma perché l’esperienza acquisita nei secoli evidenziava la perfetta armonia tra l’uomo e il proprio involucro e, quindi, non necessitavano cambiamenti.

Ad accelerare l’aggravamento della situazione, ambientale e individuale, è intervenuto il sempre più elevato costo della manodopera, che ha spinto il settore dell’edilizia alla ricerca e alla produzione di materiali e tecniche applicative sempre più rapide.

Passaggio del vapore in una muratura di tipo tradizionale

Passaggio del vapore in una muratura di tipo moderno

La necessità di velocizzare i tempi di costruzione per contenere i costi ha portato a costruire case con pareti esterne costituite da blocchi leggeri, cavi e porosi, ed elementi di cemento armato. Contemporaneamente, per gli stessi motivi di economicità applicativa, il cemento è entrato in modo massiccio come legante delle malte per intonaco sostituendosi alla calce.

Occorre però sapere che esiste una precisa legge fisica che richiama l’acqua da un corpo più denso a quello meno denso, come se fosse attratta da una calamita. Quindi, se paragoniamo il sistema costruttivo tradizionale con quello moderno, si vede che l’acqua, sotto forma di vapore, è richiamata nel sistema tradizionale dal corpo più denso, costituito dal muro di mattoni pieni, a quello meno denso (intonaco a calce) e, successivamente, ancora sotto forma di vapore, dall’intonaco all’aria circostante che, come si sa, è molto più leggera dell’intonaco. Con questo sistema, il muro resta sempre asciutto, esplicando al massimo la capacità di resistenza termica. Invece, nel caso del sistema costruttivo moderno, si ha solitamente un muro di mattoni alleggeriti che possiede una piccola massa e un intonaco cementizio con una massa ben maggiore; quindi, non vi è più quel richiamo di vapore tra l’aria esterna e l’interno del muro. L’intonaco cementizio diventa una barriera, perché, oltre ad avere una massa maggiore del muro, è notoriamente poco traspirante. Il risultato è un accumulo di vapore all’interno del muro con formazione di condense e resistenze termiche (isolamento) inesistenti; di conseguenza, sulla carta abbiamo un sistema che rientra perfettamente nelle normative di contenimento energetico, nella pratica no. Se a quanto detto si aggiunge la formazione di ponti termici creati dalla struttura in cemento armato, si otterrà nell’ambiente una proliferazione di muffe e funghi. Se poi associamo un rivestimento isolante sintetico e poco traspirante l’opera negativa si completa.


L’uso di intonaci o isolanti sintetici rende difficoltoso l’assorbimento del vapore acqueo e dà origine a fenomeni di condensa o di umidità.

Analizziamo alcune murature ritenute ecologiche: in terra cruda, di pietra, in laterizio.

Due sono le tecniche principali per formare murature in terra cruda: utilizzando mattoni di terra mescolata a paglia ed essiccati al sole o adoperando il pisé (terra battuta, realizzata comprimendo la terra cruda, di solito impastata con paglia).

I mattoni in terra cruda non sono molto diffusi nel nostro Paese, ma possono trovare diversi impieghi nella realizzazione di un edificio. Possono essere usati per realizzare murature perimetrali perché la loro consistente massa termica fa sì che contribuiscano all’accumulo di calore nelle ore più calde della giornata, calore che viene restituito di notte, quando la temperatura si abbassa. I mattoni in terra cruda sono anche dotati di ottima fonoassorbenza, che li fanno consigliare nella costruzione di tramezzi: in commercio, si trovano mattoni in terra cruda che, impiegati in un tramezzo di 11,5 cm, isolano acusticamente come un muro di trenta centimetri costruito in mattoni cotti forati.


Esemplificazione della realizzazione di una muratura perimetrale con mattoni in terra cruda leggeri e altri materiali.
A sinistra: 1. intonaco; 2. pannelli in fibra di legno pressata o in fibra di legno mineralizzata;
3. tavolato; 4. pannello in fibra di legno pressata; 5. mattoni in terra cruda; 6. montante di legno; 7. pietra o mattoni cotti pieni; 8. fondamenta.
A destra: 1. intonaco esterno; 2. mattoni cotti; 3. pannello in fibra di legno pressata; 4. mattoni in terra cruda; 5. pietra o mattoni cotti pieni; 6. fondamenta.

La tecnica del pisé proviene probabilmente dal Medio Oriente, dove si è particolarmente sviluppato, per poi diffondersi fino alle valli marocchine, dove ancora oggi si trovano splendidi insediamenti edificati utilizzando la tipica terra rossa battuta. Marrakech è circondata di possenti mura in terra battuta. Questa è indubbiamente una tecnica che esige esperienza: la realizzazione delle murature richiede la trasformazione diretta del materiale in cantiere, il che rende necessaria la presenza di un esperto e una buona organizzazione dei lavori, supportata da manodopera in grado di eseguire alcune operazioni con sufficiente abilità. Poiché il materiale va compattato allo stato umido, è indispensabile saper attentamente considerare i tempi di essiccamento, eseguendo i lavori esclusivamente nelle stagioni calde, così da poter avere la garanzia che l’essiccamento sia completo prima delle ghiacciate invernali. Sono evidenti le difficoltà che tale tecnica incontra nelle nostre regioni, ma, trovando un giusto compromesso, si avrebbero elevati vantaggi: l’abbattimento del costo della materia prima, dei trasporti, dei consumi energetici, l’annullamento quasi totale dell’impatto ambientale, un buon accumulo termico che contribuirebbe alla regolazione igrometrica del microclima interno.

I muri in pietra, assai comuni un tempo perché ritenuti il non plus ultra della solidità e decisamente affascinanti, sono uno dei modi più antichi con il quale l’uomo ha realizzato le sue abitazioni. Tuttavia, diversamente da quanto si possa ritenere, non sempre l’uso della pietra costituisce la soluzione ideale per la realizzazione della muratura. Infatti, si deve rilevare che la capacità isolante della pietra viva non è considerevole e il freddo e il caldo sono contrastati solo in parte, tanto che i locali potranno risultare o troppo caldi in estate o troppo freddi in inverno. Inoltre, anche se la pietra risulta resistente agli agenti atmosferici, può assorbire l’umidità con relativa facilità e creare preoccupanti problemi di infradiciamento dei muri.

La coibentazione di vecchie murature portanti in pietra può essere migliorata con l’impiego di laterizio sul lato interno.

Il laterizio (o mattone cotto) rappresenta probabilmente la soluzione più in sintonia con le esigenze odierne e, data l’opportunità di reperire materiali certamente affidabili, alla portata di tutti. Il mercato è ricco di proposte e, nel valutare le caratteristiche del materiale più indicato alla realizzazione di un edificio secondo criteri bioecologici, è opportuno tenere conto di alcuni importanti elementi. Oltre all’inerzia termica, al peso, alla lavorabilità e alla resistenza meccanica del laterizio che si intende impiegare, è bene conoscere la materia prima impiegata e il processo di produzione, valutare la permeabilità di vapore, la capacità di isolamento termico, la resistenza al gelo, l’inalterabilità fisica, l’isolamento acustico, la resistenza al fuoco. Non sono da sottovalutare anche la forma, la possibilità di riduzione dei ponti termici, la presenza eventuale di radioattività e l’elasticità d’impiego.

Tra i laterizi forati più diffusi in bioedilizia, i blocchi porizzati con l’utilizzo di materiali naturali possono essere considerati tra i più validi. La microporizzazione è ottenuta aggiungendo all’argilla dell’impasto segatura di legna o pula di riso: in fase di cottura del laterizio, la segatura o la pula bruciano e lasciano il posto ai micropori. Così i blocchi risultano caratterizzati da un’alta densità di micropori che, creando un’infinità di piccolissime camere d’aria, ottimizzano le proprietà isolanti, termiche e acustiche.

 

 

 

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