Composizione architettonica e urbana

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COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Alberto Ferrari, Le azioni del costruire, 1998



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Nelle pagine che seguono proverò ad identificare alcune delle azioni notevoli che, per quanto io posso capire, ricorrono in tutti i programmi di costruzione, e conseguentemente cercherò di mettere in luce alcune delle motivazioni più evidenti che, nella storia dell’architettura, hanno determinato il “come” di tali azioni.

COLLOCARE – È l’azione che governa tutte le relazioni fra l’intervento di costruzione e il luogo in cui esso si compie.

FONDARE – È l’azione che governa le relazioni fra la costruzione e il suolo.

SORREGGERE – Riguarda il sistema dei sostegni, la struttura.

PROTEGGERE – Riguarda il sistema degli involucri, dei recinti, delle frontiere.

COPRIRE – È un caso particolare del sistema degli involucri, ma così emblematico (il tetto, metafora dell’intero edificio) da meritare una trattazione propria.

FILTRARE – Riguarda la permeabilità selettiva degli involucri.

SUDDIVIDERE E COLLEGARE – Riguarda la specializzazione degli spazi e il sistema delle connessioni.

RIUNIRE – È l’azione che conferisce agli spazi una forte identità indifferenziata, che si trasmette all’universo delle persone che lo abitano (casi-limite gli spazi rituali, per il culto, lo sport e lo spettacolo)

ORIENTARE, GUIDARE, DIRIGERE – Con intensità crescente (ciò che orienta offre un’opportunità, ciò che guida offre un esplicito suggerimento, ciò che dirige costituisce qualcosa di simile a un obbligo) queste azioni riguardano il sistema dei segnali.

Le azioni naturalmente interagiscono.

 

Collocare e fondare
Quando si tracciano sulla carta le prime righe di un progetto, non sempre si pensa che per costruire si deve prima distruggere. L’atto originario del fondare, del collocare un edificio sul suolo, comporta l’azione poco o tanto distruttiva del suolo stesso, più precisamente della configurazione che il suolo possiede prima che l’edificio vi sia collocato. Lo scavo che precede la fondazione, è distruzione, Il diserbamento, il disboscamento, l’eliminazione di pietrame e rocce, sono azioni di distruzione. La demolizione di costruzioni preesistenti o anche solo dei loro resti o delle loro tracce, è distruzione. La prima scelta che si pone davanti al progettista riguarda proprio l’estensione (o, secondo il punto di vista, il contenimento) della distruzione originaria.
Molte architetture sono caratterizzate dai segni dimostrativi dell’atteggiamento progettuale a questo riguardo. La casa Farnsworth di Ludwig Mies van der Rohe è sollevata su esili sostegni di acciaio e riduce al minimo il contatto con la terra, anzi sembra voler consentire al prato che la circonda di scorrere intatto anche sotto al volume costruito. La casa di Ignazio Gardella in via Marchiondi a Milano, costruita in un giardino, ha inglobato un albero nella propria facciata, fino a fargli attraversare la soletta di un balcone: il progettista ha voluto provare fino a che punto l’edificio può entrare in simbiosi con il giardino che lo accoglie. Casi come questo mostrano che il progetto, anziché cancellare ciò che trova sul suolo, può conservarlo e appropriarsene. Così è stato fatto con rocce, resti archeologici, intere costruzioni. Di una cosa bisogna essere ben consapevoli: anche se il nuovo edificio non distrugge tutto ciò che era prima al suo posto, di ciò che esso conserva cambia completamente il senso, con modalità ed effetti non sempre controllabili e prevedibili.

 

 

 

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