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| COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Umberto Galimberti, LArchitettura e le figure del tempo 2.
Il tempo progettuale Questa temporalità non guarda il passato, ma il futuro; a presiederla non è la figura del ritorno, ma quella del perseguimento del bersaglio. Qui il fine continua a identificarsi con la fine perché, quando lo scopo è raggiunto, è per ciò stesso consumato, ma ciò che si ha in vista non è la consumazione, la morte come nel tempo ciclico, ma il raggiungimento della mèta. Lo scopo, infatti, il bersaglio può anche essere mancato, e ciò introduce, rispetto al tempo ciclico, una dimensione di aleatorietà, come se il vincolo della necessità non garantisse quei fini che si sono eletti a bersaglio. Rispetto al tempo cidico che era il tempo della natura in ordine agli individui, il tempo progettuale è il tempo dellindividuo in ordine alle sue intenzioni che, misurate sul tempo ciclico, altro non possono avere se non lamaro sapore delle illusioni, «puro e semplice gioco» direbbe Nietzsche, rispetto al «tempo senza meta» (5). Il campo di gioco è qui definito dalloggi e dal domani, ossia da quel breve intervallo che corre tra elezione dei mezzi da effettuare nella situazione presente e realizzazione dei fini in un futuro strettamente connesso al presente, altrimenti ne potrebbe risultare una sostanziale inefficacia dei mezzi. Dominante in questa temporalità è il tempo opportuno che i greci nominavano kairós, una parola il cui primo significato è quello di «giusta proporzione». Quando la proporzione perde la sua giusta misura e il campo tra presente e futuro si dilata s-misuratamente, nasce lu-topia che per questo è irrealizzabile. Come il tempo cidico, anche il tempo progettuale non è regolato dal vero e dal falso, dal bene e dal male, perché lo scopo, giusto o sbagliato che sia, è assunto; decisivi sono qui i valori economici che riguardano lutilità dei mezzi rispetto agli scopi. La differenza aristotelica tra volontà e proponimento ribadisce questa categoria: «Tutti infatti vogliamo ciò che ci siamo proposti, però non tutte le cose che vogliamo ce le proponiamo» (6). Nello scarto tra volontà e proponimento cè tutto lo spazio del desiderio che occupa lintervallo che corre tra il presente e il futuro, tra lintenzione e la sua realizzazione. I desideri non possono essere sconfinati perché il tempo progettuale è comunque iscritto nel tempo ciclico. La morte dellindividuo, che è legge di questo tempo, limita la progettualità e agisce sullelezione degli scopi che sono realizzabili solo se il tempo progettuale non ha dimenticato la scansione del tempo ciclico. La distinzione freudiana tra principio della realtà e principio del piacere dipende dalla memoria o dalloblio che il tempo delluomo e delle sue azioni non può essere sciolto dal tempo delluniverso che, per il fatto di essere ciclo, è anche nemesi. Di qui limportanza del kairós, la cui radice krr dice unione, nodo, armonia. Ciò che si tratta di unire e annodare armonicamente è il recente passato che conferisce al presente le condizioni per operare sullimmediato futuro. Solo nel buon intreccio di questo nodo qualcosa può configurarsi come scopo. Se invece il nodo si dilata e il futuro da relativo diventa assoluto, se linterrogazione non riguarda il domani, ma lultimo giorno, se lo scopo si dispone lontano fino ai confini del ciclo, allora la progettualità si dissolve a favore di unaltra temporalità che è fuori dalla portata delluomo e che risuona insignificante per il ciclo della natura. È la temporalità delléschaton che dischiude tuttaltro tempo e altri impianti di significazione.
6. Aristotele, Etica eudemia, 1226 b. 17-19.
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