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| COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Umberto Galimberti, LArchitettura e le figure del tempo (*)
Pensarsi in relazione al tempo non significa pensarsi figli del tempo, adeguati al tempo, come richiede il nostro tempo. Non ci sono gli uomini e poi il tempo. Il tempo non è fuori di noi o dentro di noi. Il tempo è la prima architettura che luomo sè dato per poter abitare. Di questa architettura gli architetti non sono inconsapevoli, ma la loro consapevolezza non si rivela quando costruiscono secondo il loro tempo o contro il loro tempo. Tutte le novità rispetto alla moda del tempo dicono solo che il tempo è stato rattrappito nel breve respiro dellepoca. Non cè più scenario. Cielo e terra si sono fatti lontani. La tirannide dellattualità ha contratto a tal punto la dilatazione del tempo da rendere impossibile labitare. Con la casa, che più non ospita passato e futuro, ma solo lattualità del presente, la sua fungibilità e fruibilità, ne va dellessenza delluomo, della sua memoria e del suo orizzonte. Disabitando il tempo non possiamo più abitare; non è questione di alloggi, ma di radici. Lattualità ci sradica. Tempo è parola latina, i greci non avevano una parola per dire «tempo», ma molte. Per loro il tempo era una complessità. Architettura è una parola greca, e quindi non ignora la complessità. Essa rinvia al tecnico (técton) che dà avvio, dà inizio, incomincia (árcho) qualcosa. La temporalità è già nella radice della parola. Dare inizio a qualcosa significa infatti immettersi nella trama del tempo. Questo è possibile se il tempo è qualcosa di cui si dispone. Pensare di poter disporre del tempo significa averlo sottratto alleternità degli dèi. Questa sottrazione, questo furto i greci lhanno raffigurato nel grandioso scenario delle montagne del Caucaso dove stagliati, luno contro laltro, sono il risentimento di Zeus e la passione di Prometeo. Consegnando agli uomini la tecnica, Prometeo dona loro una temporalità assolutamente nuova rispetto a quella che regolava cielo e terra secondo destino e necessità. Dopo il dono di Prometeo il corso del tempo ha una finalità (télos) che non è più il suo compiersi nel ciclo (kúklos), ma è il suo ancorarsi a uno scopo (skopós). In vista di questo scopo si dà inizio (árcho) a qualcosa. Larchitettura nasce con questo tempo. Prima non era possibile, perché non cè inizio e non cè scopo dove il tempo è ciclico, dovè immutabile ripetizione dellidentico, secondo necessità.
**. Sotto unaltra angolazione il rapporto tra tempo e architettura è stato affrontato da M.P. Belski nei Particolari di progettazione.
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