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COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Jurij Mikhailovich Lotman, L’architettura nel contesto della cultura (1)


Jurij Lotman (Pietrogrado, ora San Pietroburgo, 1922 - Tartu 1993) è stato il massimo semiologo sovietico, nonché storico della cultura e filologo della letteratura russa. Nato da una famiglia ebrea, si laureò a Leningrado, ma fu nell’Università estone di Tartu che si sviluppò la sua carriera accademica. A Tartu creò una delle più prestigiose scuole di semiologia, diresse la rivista “Trudy Po Znakovin Sisteman”, fondò il cosidetto Strutturalismo - una metodologia che mira alla teorizzazione scientifica attraverso la scienza dei segni - e scrisse numerose opere che lo posero al centro della scena culturale internazionale.

«Tutto ciò che osservo, tutto ciò che tocco si trasforma in un segno» campeggiava su una maglietta celebrativa realizzata dai suoi studenti che raffigurava Lotman accanto a Einstein, non tanto per rilevare la somiglianza fisica, quanto per evidenziare la loro straordinaria capacità di guardare oltre l’apparenza e per Lotman - com’è stato specificato - perchè «esprime poeticamente il concetto di semiosi illimitata, di onnipresenza dei segni all’interno della vita umana». Non i piccoli segni, però, ma quelli grandi, macroscopici che delimitano, avvolgono e forgiano un’intera cultura. Lotman scriveva «l’opera d’arte è un testo», cioè è come un testo letterario che può essere inquadrato attraverso una serie di riferimenti intertestuali ed extratestuali. L’architettura non è estranea a questa definizione, ma ha o può avere riferimenti particolari, che talvolta sfuggono all’analisi dello studioso più attento. Gli esempi che Lotman cita nel testo sono sorprendenti e invitano ancora oggi a ripensare non solo alla storia passata, ma anche al futuro.


Lo spazio architettonico vive una vita semiotica doppia. Da un lato modella l’universo (universum): la struttura del mondo costruito e abitato viene proiettata su tutto il mondo nel suo complesso; dall’altro viene modellizzato dall’universo: il mondo creato dall’uomo riproduce la sua idea della struttura globale del mondo. A ciò è collegata l’elevata simbolicità di ciò che, in un modo o nell’altro, è relativo allo spazio abitativo creato dall’uomo.

Un testo estrapolato dal contesto si presenta come un oggetto esposto in un museo: è depositario di informazioni costanti. È sempre uguale a se stesso, e non è in grado di generare nuovi flussi d’informazione. Il testo nel contesto è un meccanismo in funzione, che ricrea continuamente se stesso cambiando fisionomia e genera nuove informazioni. Tuttavia, la separazione del testo dal contesto è possibile a livello speculativo, in primo luogo perché qualsiasi testo (testo della cultura) più o meno complesso è capace di creare intorno a sé un'aura di contesto e, contemporaneamente, entrare in rapporto con il contesto culturale del ricevente; in secondo luogo, qualsiasi testo complesso può essere considerato come un sistema di sottotesti, per i quali esso rappresenta il contesto, uno spazio entro cui si compie un processo di formazione semiotica di significato.

In quest’ottica il sistema testo-contesto può essere visto come un caso particolare di sistema semiotico generatore di significato. Qualsiasi testo complesso, facente parte della cultura, può essere rappresentato come un conflitto tra due tendenze. Da un lato, con l’aumentare della regolarità, aumenta anche il grado di prevedibilità, si verifica un appianamento strutturale, una crescita dell’entropia. Dall’altro, si fa sentire la tendenza opposta, aumentano le disuniformità interne dell’organizzazione semiotica del testo, il suo poliglottismo strutturale, i rapporti dialogici delle sottostrutture che nel testo rientrano, l’intensa conflittualità interna al nesso testo-contesto. Questi meccanismi funzionano a favore di un aumento della capacità informativa e hanno carattere antientropico.

Quanto detto è particolarmante importante per i testi architettonici, che per loro stessa natura tendono a essere iperstrutturati. Bisogna sottolineare ancora una particolarità. Un aspetto importante del dialogo interno della cultura viene a formarsi storicamente: la tradizione precedente fornisce una norma, avente già un carattere automatico; su questo sfondo si svolge l’attività semiotica delle nuove forme strutturali. In questo modo, la produttività del conflitto si conserva, poiché nella coscienza del ricevente le condizioni, passate e presenti, del sistema sussistono contemporaneamente. In letteratura, musica e pittura questo viene garantito dal fatto che le epoche culturali precedenti non scompaiono senza lasciare traccia, ma restano nella memoria della cultura come extratemporali: la comparsa di Mozart non porta alla distruzione fisica delle opere di Bach, i futuristi “gettano Pushkin dal vapore della modernità”, ma non distruggono i suoi libri. In architettura i vecchi edifici sono continuamente soggetti a radicali distruzioni, o a totali ricostruzioni. Al posto dell’insieme storico - dialogo tra strutture di epoche diverse - abbiamo una condizione da oggetto museale estrapolato dal contesto. Già nel 1831 il giovane romantico Gogol’ sottolineava quanto fosse fruttuosa l’eterogeneità stilistica in un insieme architettonico, ossia il poliglottismo del contesto architettonico: “[... ]accanto una costruzione gotica innalzatene senza timore una greca. La vera efficacia nasce da un contrasto netto: la bellezza non è mai così vivida e visibile come in un contrasto”. E oltre: “La città deve essere composta da masse eterogenee, se vogliamo che l’occhio ne provi piacere” (2). Naturalmente il consiglio di Gogol’ di costruire edifici riproducendo stili di epoche diverse appare come ingenuo, ma l’idea di un dialogo tra il contesto storico e il testo moderno è cosa di assoluta attualità.

 

 

Note:
1. Jurij Lotman, L’architettura nel contesto della cultura, in “Architecture and Society/Architektura i obshchestvo”, n. 6, Sofia 1987, pp. 8-15; tr. it. in Jurij Lotman, Il girotondo dell muse. Saggi sulla semiotica delle arti e della rappresentazione, a cura di Silvia Burini, Moretti e Vitali, Bergamo 1998, pp. 38-50.
2. N. Gogol’, Polnoe sobranie socinenij, VIII, Moskva 1952, pp. 64, 71.

 

 

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