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COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Maria Pia Belski, Dalla parte dell'arte
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precedente Al contrario, lipotetico museo di Borgospillo, che non può vantare un importante patrimonio, proprio o ambientale, sarebbe destinato in breve tempo a sicura chiusura se non puntasse sulloriginalità e, meglio, sulla qualità, ma... quale qualità? della costruzione, del materiale esposto, dellallestimento, dei servizi o dei gadget? di tutto insieme o di una parte? e quali sono le priorità? Comunicare è, prima di tutto, offrire una qualità culturale che si deve perseguire e raggiungere in ogni fase della realizzazione di un museo. Lemozione è una conseguenza: si ottiene quando si stabilisce un equilibrio perfetto tra intenzioni e costruzione e quando la cultura del nuovo riesce a dialogare con la cultura più antica, non a prevaricarla, e quando i nostri sensi sono armonicamente sollecitati da tutte le arti presenti, anche dallarchitettura. Come continuano a risvegliare le sistemazioni di Franco Albini a Genova, di Carlo Scarpa a Venezia o Castelvecchio, dei BBPR nel Castello Sforzesco a Milano compiute intorno agli anni cinquanta. Interventi che oggi sono ritenuti tanto straordinari da essere considerati (e trattati) come i pezzi museali che quei maestri hanno messo in vetrina. Ne è prova eloquente la recente vicenda della risistemazione della Pietà Rondanini a opera di Àlvaro Siza: il suo progetto è stato accantonato, forse definitivamente, perché - nellordine - distruggeva un intervento dei BBPR (benché allepoca denigrato), impediva la lettura emotiva dellopera michelangiolesca voluta dagli architetti, negava, di fatto, la peculiarità dellarte scultorea (poter essere goduta in tutte le dimensioni) e, infine, distruggeva un arco di storia museologica e museografica di gran significato. E il caso - non altro si può pensare - ha voluto che dopo pochi mesi si inaugurassero alcune mostre fotografiche sugli effetti prodotti dai bombardamenti su Milano dellagosto 1943. Proprio il dramma della distruzione e la speranza della ricostruzione, la povertà di mezzi economici e la voglia di rinascita furono alla base di nuove riflessioni e sperimentazioni, che non solo ridettero alla nazione il patrimonio distrutto (musei) od occultato (opere darte) durante la guerra, ma ebbero lo spessore culturale di ribaltare tradizioni e luoghi comuni, grazie alla «programmatica neutralità» di Franco Albini (secondo la definizione di Ezio Bonfanti e Marco Porta, indicante un coacervo compositivo di rigore formale, controllo del disegno, razionalità e freddezza) che rendeva e manteneva protagoniste le opere esposte anche sfruttando lonirismo, alle «virtualità creative» di Carlo Scarpa (secondo Bruno Zevi) che miravano al coinvolgimento e alla partecipazione, affinché ogni oggetto diventasse lo spunto per uninterpretazione o una narrazione, alla «invadenza» (Antonio Cederna) del restauro architettonico dei BBPR sulle opere darte, la quale sfociava nel populismo, nel far risultare il museo «il compendio della storia civile di una popolazione».
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