Composizione architettonica e urbana

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COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Maria Pia Belski, Dalla parte dell'arte (1)

 

Sarebbe ora di cancellare il luogo comune che indica il museo come un contenitore, più o meno consono, relazionato o appariscente rispetto al ruolo che i committenti, pubblici o privati, gli conferiscono tradizionalmente. Se, pur prezioso, oscilla ancora tra l’essere strumento o l’essere oggetto ed è, di conseguenza, considerato un anonimo scatolone o una cattedrale urbana, la colpa è di un cattivo approccio: politico, economico, ambientale e, non ultimo, progettuale.

Per meglio spiegarsi, può valere il paragone con la vetrinetta che arreda molti salotti: per quanto antica e ricercata, non è mai vuota e isolata, così stanza, contenitore e contenuto costruiscono un dialogo che dura nel tempo e danno sicuri segnali sulla personalità del proprietario. Se, per esempio, una vetrina in stile Impero ospita carillon d’epoca, il suo valore è esaltato; se, invece, contiene rottamaglie di nessun conto e in gran disordine, risulta evidente il mero ruolo utilitaristico del mobile; lo stesso potrebbe dirsi sulla sua disposizione nella stanza, se nell’angolo buio o al centro della parete principale... Ciò che si cercherà di approfondire in queste note è l’ipotesi che la vetrina (museo) debba esporre un’ordinata raccolta (contenuto) in una parte (centro-angolo) di una stanza (città), cioè si prenderà in considerazione il dialogo che questi quattro elementi, così diversi tra loro, possono intrecciare e, più precisamente, il grado di comunicazione che l’architetto (al pari del proprietario della vetrina) può esercitare agendo sia sull’esterno (nuova costruzione) che all’interno (ristrutturazione o riuso), insieme o separatamente.

Il ruolo acquisito finora di «luogo per eccellenza destinato all’esposizione di cimeli e reperti di gran valore storico o artistico» non definisce più il museo. Oggi, devono aggiungersi altre peculiarità, più complesse, affinché il museo mantenga il proprio punto focale nella cultura e nella realtà locale e/o internazionale. Per questo, le domande che di norma si pongono committenti e progettisti nel momento della decisione di approntare un’opera così importante devono moltiplicarsi. Il museo è un edificio importante per la volumetria, perché incide nella formazione di un tessuto urbano esaltando o modificando un contesto storicizzato; per la cultura, perché rende fruibili opere che testimoniano una o più epoche da uno o più punti di vista (artistico, sociale, tecnologico, scientifico, politico, folcloristico eccetera); per lo studio, perché fornisce spiegazioni, comparazioni e ricostruzioni; per il lavoro, perché approfondisce - oltre a storia e caratteristiche - le tecniche di catalogazione, manutenzione, restauro e conservazione; per l’economia, perché deve garantire entrate sufficienti al suo mantenimento e continuo rinnovamento.

Il museo, nuovo o adattato che sia, deve però fare ancora un salto di qualità: arrivare a essere una macchina comunicativa, che è il compito più difficile per i museologi e i museografi di oggi, e, di conseguenza, sapersi adattare alle oscillazioni del gusto che inevitabilmente nel tempo si succedono.

 

 

Nota:
1. Appendice agli Atti del seminario Museo e città. Rinascita di un tema di architettura civile, tenutosi presso la Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano il 31 marzo 2004.

 

 

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