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COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Maria Pia Belski, Particolari di progettazione ANGOLO (1)
Nell’esaminare un’opera architettonica si dà molta importanza alla facciata secondo il principio, talvolta controverso, che non sia un disegno applicato sulla costruzione, ma un aspetto della stessa struttura. Tuttavia, per molte opere il problema della facciata non può dirsi risolto se non lo si affronta parallelamente a quello dell’angolo. L’angolo, infatti, costituisce l’elemento architettonico di collegamento tra due facciate e le sue soluzioni, tecniche ed estetiche, sono tra gli elementi più caratterizzanti di tutte le principali civiltà architettoniche. Il perché è molto semplice: l’angolo è il nodo privilegiato, vera e propria cerniera architettonica e urbana, e l’ammettere la sua importanza significa pensare a tre dimensioni, pensare, cioè, al volume e ai modi con cui si definisce nello spazio. Tralasciando l’aspetto strutturale e rivolgendo la nostra attenzione all’estetica (peraltro inscindibili in certi sistemi costruttivi) si nota come attraverso i secoli se ne sia tentata la soluzione adottando alcuni accorgimenti quali l’arricchimento (o la modifica) della forma geometrica pura, l’accentuazione della continuità tra le superfici (con colonne o finestre angolari, smussature), l’esaltazione della visione diagonale dell’edificio, l’inserimento di particolari elementi decorativi (bugnati angolari, stemmi, nicchie), l’aggregazione di un altro corpo separato dal volume (le torri angolari). Su questi accorgimenti la storia dell’architettura ci offre numerosi esempi,(2) che vanno dalle deformazioni operate nei templi greci agli angoli degli edifici barocchi che, attraverso tagli concavi e convessi, spesso assumono carattere monumentale, alle diverse interpretazioni moderne. Tutte le soluzioni denunciano in sostanza la volontà di manifestare la chiusura o la flessibilità della costruzione, il concludersi di un partito sul piano o il suo prolungarsi girando, l’intensità del dialogo tra spazi interni ed esterni, tra edificio e città. Il discorso, però, non è limitato, come può sembrare a prima vista, alle costruzioni poste agli incroci stradali, ma interessa anche quelle isolate, gli angoli interni, i cantoni dei cortili, anche se, ovviamente, è nel primo caso che si registrano gli esempi più celebrati. Prova ne siano gli edifici di Biagio Rossetti, che, nel tracciato ferrarese dell’Addizione Erculea, mette in discussione, per la prima volta nel Rinascimento, la visione prospettica centrale, esaltando lo spigolo dei palazzi situati agli incroci stradali e da lui progettati. Oppure l’angolo del borrominiano convento dei Filippini a Roma, definito unanimemente «il più straordinario della storia architettonica». O le soluzioni degli incroci delle Quattro Fontane a Roma e dei Quattro Canti a Palermo. Originariamente, però, l’aspetto formale non era importante: fino a tutto il periodo medioevale, gli angolari erano stati considerati soltanto come un elemento di protezione degli spigoli delle costruzioni dalle sbrecciature provocate dai carri, quindi erano semplici smussature, profilature o rinforzi in pietra. Nel Rinascimento, invece, la quantità e la qualità (valutata in termini di materiali, tipologia o ricchezza plastica) degli angolari - sotto forma di pilastri, pilastrate, candelabre eccetera - consentivano persino di riconoscere le connotazioni vocazionali che le strade avevano o tendevano ad assumere: mercantile, di rappresentanza, residenziale... Da questo periodo in poi, grazie anche all’applicazione sempre più diffusa delle regole della prospettiva e della scenografia urbana, l’angolo acquista una propria valenza formale. Frank Lloyd Wright scrisse a questo proposito: «Io ho imparato abbastanza ingegneria per sapere che gli angoli della scatola non costituiscono i punti più economici per i sostegni: sono situati a una certa distanza dalle estremità, perché si creano così piccoli sbalzi laterali che riducono la luce delle travi. Inoltre, lo spazio può essere introdotto nella scatola, sostituendo perciò al vecchio sistema del sostegno e della trave un nuovo senso del costruire, qualificato dagli sbalzi e dalla continuità. Processo di radicale liberazione dello spazio, del quale vedete oggi la manifestazione solo nelle finestre angolari; in esso invece sta la sostanza del trapasso dalla scatola alla pianta libera, dalla materia allo spazio». Anticipando la poetica espressa dal movimento De Stijl, Wright coglieva le enormi potenzialità dinamiche - e quindi espressive - offerte dal cemento armato. È in questo secolo che si è concentrata la più vasta gamma di angoli. Infatti, vi è stata sia l’accentuazione dello spigolo vivo, dovuto a quelle forme geometriche che hanno caratterizzato le costruzioni rifacentesi al Movimento Moderno, sia l’assoluta negazione dell’angolo, come è avvenuto nel Guggenheim Museum di Wright, costruito con spirito di contestazione all’interno della scacchiera di Manhattan, o come è stato, seppur con altri intenti, per i grattacieli in vetro, primi fra tutti quelli di Mies van der Rohe, dove l’assoluta trasparenza del materiale elimina la pesantezza degli angoli stessi. Tra questi estremi si trovano alcune soluzioni che, mediante l’uso di balconi angolari, rientranze, aggetti, sottolineature più o meno marcate, hanno valorizzato architettonicamente il motivo dell’angolo, fino ad arrivare da un lato alla caratterizzazione dell’edificio stesso che, imponendosi con interventi poco consueti, esce così dall’anonimato. Ciò è di più immediato impatto se l’edificio si erge su un lotto triangolare o se sullo spigolo si sono posti gli ingressi o se proprio sull’angolo cade l’unica prospettiva possibile. Esempi famosi sono soprattutto rintracciabili nell’architettura degli anni venti e trenta, dall’espressionismo tedesco al Novocomum di Giuseppe Terragni, ad alcuni progetti dei sovietici I.Golosov, A.Lineckij, P.Frolov e dei fratelli Vesnin. Nella biblioteca Philips Exeter a Exeter (New Hampshire, Usa), realizzata da Louis Kahn nel 1967-72, gli angoli caratterizzano l’intera opera architettonica. L’edificio si sviluppa attorno a una figura perfetta, il quadrato, e alle sue diagonali, che hanno suggerito l’intera organizzazione formale, tecnologica e funzionale del progetto. Seguendo la stessa logica geometrica, Kahn ha operato un taglio a 45 gradi che movimenta i quattro spigoli verticali esterni del volume e permette una ulteriore lettura dello spessore e della profondità dei prospetti. Allo stesso modo, lo stabile della Ransilia, realizzato recentemente a Lugano da Mario Botta (che è stato allievo di Kahn), denuncia apertamente l’angolo attraverso la scavatura nella torre angolare, le singolari aperture laterali, la forte contrapposizione di pieni e vuoti, l’accuratezza dei dettagli. È un edificio, in sintesi, che, pur non rinunciando alla visione frontale, ne solletica una dinamica, diventando punto di riferimento nel contesto fisico e sociale della città per la sua posizione strategica e il suo rapporto con la piazza antistante. In conclusione, se finora nella progettazione di una costruzione è stata privilegiata dai più la sola facciata, oggi si rivela importante, non solo culturalmente, tornare a valorizzare altri particolari compositivi - com’è appunto l’angolo - i quali, si è visto, giocano un ruolo tutt’altro che minimale nei rapporti con il luogo, nella riscoperta dei valori collettivi, nella definizione di uno spazio per la città.
Acqua - Angolo - Artifici - Bioclima - Bionica e naturalismo - Colore - Committenza - Disegno come comunicazione - Filtri e raccordi - Finestra - Finestre e porte in legno - Illusionismo - Ingresso - Loggia e porticato - Luce - Luogo - Materiali - Modulo - Ornamento e decorazione - Pavimentazione - Piazza - Rappresentatività - Scale esterne - Sensi - Simbolo e allegoria - Strada - Tempo - Tetto - Verde
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