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COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Maria Pia Belski, Particolari di progettazione BIONICA E NATURALISMO (1)
Due secoli fa Giovanni Battista Piranesi diceva che «tutte le arti sono imitazioni della natura», comprendendovi l’architettura «la quale parimenti è nata dal vero». Ma parlare dell’insieme architettura e natura è complesso, tanto sottile e mutevole è l’approccio, e non si può prescindere dal chiarire subito il soggetto e il suo rapporto con l’altro elemento. Perché si può discernere sulla natura come architettura, in cui l’intervento dell’uomo è o inesistente o fortemente mimetizzato, ma anche sulla natura nell’architettura, dove si analizza la funzione decorativa o simbolica o strutturale che la natura ha in un manufatto. Ribaltando i termini, si avrà invece l’architettura della natura, cioè la progettazione di giardini e parchi, l’architettura nella natura, che studia l’inserimento dell’organismo nell’ambiente, l’architettura contro la natura, quando ci si riferisce a un elevato grado di alterazione e contrapposizione prodotto dall’uomo, l’architettura secondo natura, riferendosi agli studi sul bioclima... A definire questo quadro così sfaccettato, mancherebbe, però, un dato essenziale: il significato del termine natura. Essa è sì flora e fauna insieme, ma oggi, non disponendo più di grandi aree vergini che permetterebbero un confronto diretto tra natura e opera artificiale, si valuta la possibilità di estendere il significato e considerare naturale anche l’ambiente culturale, quello in cui interviene periodicamente l’uomo (il bosco potato, il frutteto o la campagna agricola) e quello consolidatosi nel tempo (un borgo medioevale o una piazza barocca). Più in generale l’architettura stessa può essere intesa una parte integrante della natura perché vi appartiene, come porzione del tutto. Ma il tema ha suggerito altri interrogativi, per esempio quello più prettamente biologico che si chiede se la natura è simbolo dell’ordine o del disordine o quello che si pone di sapere dove finisce la natura e inizia il paesaggio, valutando se è vero che, perché la natura sia considerata paesaggio, è necessario che essa non sia troppo selvaggia, sia già stata esplorata e, quindi, non rappresenti una minaccia. O quello che si domanda se è possibile proclamare la fine della “Natura naturale” e la comparsa della “Natura artificiale”, considerando che ogni nostro contatto con la natura avviene essenzialmente attraverso mediazioni tecnologiche, come i mezzi di trasporto (treni, aerei, automobili) e di comunicazione (televisione, cinema, computer). Non è questo l’ambito per addentrarsi in tali problematiche, che abbracciano molte discipline, soprattutto filosofiche, ma di porre l’attenzione su uno tra i temi suaccennati che è tornato da poco tempo in auge e sta rischiando di surclassare ogni altro approccio metodologico progettuale: quello della natura come ispiratrice di forme, inteso in senso più lato del naturalismo che imita solamente e può arrivare agli eccessi degli edifici a forma di ananas o di balena. O, più saggiamente, ne prende spunto (si pensi al motivo a spirale della chiocciola) elaborandolo e deformandolo. Spesso si richiama l’origine della casa alla tana degli animali o quella della colonna all’albero, ma esiste una parte considerevole della storia dell’architettura, antica e moderna, che ha studiato e continua a cercare nella natura delle applicazioni progettuali innovative e non solo imitative o simboliche. Strutture, funzioni, materiali, comportamenti degli organismi naturali vengono analizzati per capire le fasi e il frutto di evoluzioni millenarie e sperimentarne i principi in settori anche molto diversi tra loro. Da Leonardo che cercava di scoprire il meccanismo del volo nel movimento e nella struttura delle ali, la ricerca bionica (cioè lo studio delle forme di vita e delle sue regole) ha portato, quindi, a risultati sorprendenti in diversi campi scientifici. Per esempio, tutti i sistemi a pompa attualmente usati esistono in natura, le molle di trazione in acciaio per la sospensione morbida ed elastica (adoperate nelle costruzioni antisismiche) seguono lo stesso principio dei viticci delle zucche, i caschi protettivi per i motociclisti prendono spunto dalla corazza articolata degli armadilli, i bracci robotici copiano la proboscide dell’elefante, mentre i sofisticati robot americani a otto zampe adottano il sistema di deambulazione degli insetti (come scarabei e scarafaggi) per poter superare qualunque asperità del terreno e tra poco ne saranno disponibili di lunghi un solo millimetro (dotati di motore proprio, telecamera e una minuscola fresa) per poter liberare l’interno delle vene da depositi calcarei e colesterolo. Allo stesso modo, vegetali e animali - uomo compreso, misura e regola nell’antichità - hanno ispirato, prima a livello intuitivo e poi aiutati dalla scienza delle costruzioni, architetti e ingegneri nella ricerca di strutture e impianti tecnologici innovativi e di forme decorative e simboliche che esprimessero corrispondenza o continuità tra l’artificiale e il naturale. Il giardiniere Joseph Paxton, osservando che le foglie sull’acqua sopportano un peso senza deformarsi, adottò una struttura simile a quella della loro superficie inferiore (nervature a raggiera rinforzate da costolature diagonali) per la copertura della serra vetrata di Chatsworth, sviluppando un perfetto connubio tra architettura e natura. Lo stesso Paxton utilizzò la sezione cilindrica nelle esili colonne del Crystal Palace per la straordinaria resistenza alla compressione che questa dà nel senso della lunghezza degli elementi, sperimentando il principio con penne d’oca e comuni cannucce di paglia. Se l’Art Nouveau dimostrò come l’organicità della natura può informare e ispirare la stessa conformazione architettonica in termini morfologici e decorativi, Antoni Gaudí arrivò alla conoscenza non solo dell’apparenza delle forme naturali ma anche alle leggi che le governano. Nella Sagrada Familia, le conchiglie hanno ispirato le torri orientali nel disegno e per la loro resistenza al vento e alle intemperie, mentre alle chiocciole si riferiscono le torri con le scale a spirale. Le ossa umane sono invece riproposte nella facciata della casa Batlló e in una sua copertura, dove un corridoio con archi e a coste e frangisole imita la gabbia toracica. Nel portico della cripta della colonia Güell, Gaudí utilizzò, per la prima volta in architettura, volte e pareti formate da paraboloidi iperbolici, una forma a sella presente nel corpo umano. L’elicoide fu un’altra geometria - stavolta vegetale - recuperata da Gaudí, ma è la struttura della Sagrada Familia che rivela appieno l’impegno della sua ricerca: essa non è l’imitazione formale degli alberi (come si può leggere nell’architettura gotica), ma la perfetta conoscenza della statica e della distribuzione dei pesi su tronco e rami. Nell’ex-Urss era stato istituito un apposito laboratorio centrale dell’architettura bionica che aveva elaborato ed esposto a Milano nel 1988 modelli di strutture, plastici, progetti architettonici e fotografie di centri ricreativi e per lo spettacolo realizzati basandosi sull’osservazione della natura, come le ragnatele, i coralli cornei caraibici, le forme idro-aerodinamiche degli animali, il reticolo cristallino dei minerali, ma accentrandosi su aspetti prevalentemente tecnici, quali le strutture nodali, la trasformabilità e la flessibilità degli elementi. Analogamente, le torri coniche delle termiti sono state prese a modello soltanto per progettare i sistemi di aerazione e illuminazione di un edificio pubblico che verrà costruito a Nottingham, il cui esterno non rivela riferimenti con la natura. Al contrario, il Teatro pucciniano di Torre del lago progettato da Paolo Portoghesi e collaboratori manifesterà proprio nell’esterno, simile al profilo di un uccello acquatico in volo, e nel legno, impiegato come materiale strutturale, le sensazioni legate all’ascolto e alla peculiarità del luogo. Rappresenterà anche la logica continuazione dell’impegno di Portoghesi nel mostrare delle proprie e altrui opere i riferimenti naturali, anche se soltanto apparenti. Oggi, molto spesso, ricerca strutturale-tecnologica e studio formale-simbolico o psicologico-visivo seguono percorsi autonomi, ma, insieme, possono rappresentare uno soltanto degli aspetti di un’opera architettonica unitaria. Come la natura opera sempre rispettando le scale e dando a tutte le cose la giusta grandezza, così l’architettura deve raffrontarsi con il contesto ambientale e la memoria del luogo. Altrimenti sarà una caricatura di se stessa, in una natura irrimediabilmente compromessa.
Acqua - Angolo - Artifici - Bioclima - Bionica e naturalismo - Colore - Committenza - Disegno come comunicazione - Filtri e raccordi - Finestra - Finestre e porte in legno - Illusionismo - Ingresso - Loggia e porticato - Luce - Luogo - Materiali - Modulo - Ornamento e decorazione - Pavimentazione - Piazza - Rappresentatività - Scale esterne - Sensi - Simbolo e allegoria - Strada - Tempo - Tetto - Verde
Nota:
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