Composizione architettonica e urbana

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COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Maria Pia Belski, Particolari di progettazione

ILLUSIONISMO (1)

 

Caricatura dell’effetto ottico che, a fine Ottocento, sembravano provocare le nuove costruzioni di Giuseppe Mengoni in piazza del Duomo a Milano (disegno conservato alla Raccolta Stampe Bertarelli, riportato in L. Gioeni, L’affaire Mengoni, Guerini e Ass., Milano, 1995, tav. XXXI)

 

Nella storia dell’arte esiste un campo di ricerca che da sempre incuriosisce e affascina. È quello relativo ai mascheramenti, alle deformazioni, alle correzioni, agli inganni, agli illusionismi, cioè a tutti gli artifici usati per modificare la visione della realtà al fine di far apparire le cose non quali sono ma quali dovrebbero essere o per rendere realistico ciò che invece non esiste. La capacità di alterare lo spazio ha origini antichissime ed è stata impiegata per lo più nelle decorazioni parietali, con forme e modi differenti, da Egizi, Etruschi, Cinesi, Greci e Romani. Finte prospettive furono usate anche in scenografia fin dai tempi di Sofocle.

Ripercorrere la storia di questo fenomeno che ha interessato le arti figurative (prima la pittura, poi la scenografia, la scultura e l’architettura) coinvolge anche la matematica, la geometria, l’ottica, la percezione, il disegno e la fisiologia, con la memoria e le sensazioni sensoriali. Nel 1950, James Gibson dimostrò come, nella realtà e nell’opera artistica, possano riconoscersi fino a tredici diverse configurazioni delle impressioni visive che si accompagnano alla percezione della profondità. Noi ci soffermeremo soltanto su quegli esempi architettonici che meglio esprimono i diversi momenti dell’esperienza.

 

Nota:
1. In Costruire n. 60, marzo 1988, pp. 166-7, col titolo «Gli inganni della realtà falsata», rielaborazione. Precedente alla serie dei Particolari, quest’articolo ne è però complementare.

 

 

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