|
|
|||
|
COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Maria Pia Belski, Particolari di progettazione ILLUSIONISMO
(1)
Nella storia dell’arte esiste un campo di ricerca che da sempre incuriosisce e affascina. È quello relativo ai mascheramenti, alle deformazioni, alle correzioni, agli inganni, agli illusionismi, cioè a tutti gli artifici usati per modificare la visione della realtà al fine di far apparire le cose non quali sono ma quali dovrebbero essere o per rendere realistico ciò che invece non esiste. La capacità di alterare lo spazio ha origini antichissime ed è stata impiegata per lo più nelle decorazioni parietali, con forme e modi differenti, da Egizi, Etruschi, Cinesi, Greci e Romani. Finte prospettive furono usate anche in scenografia fin dai tempi di Sofocle. Ripercorrere
la storia di questo fenomeno che ha interessato le arti figurative (prima
la pittura, poi la scenografia, la scultura e l’architettura) coinvolge
anche la matematica, la geometria, l’ottica, la percezione, il disegno
e la fisiologia, con la memoria e le sensazioni sensoriali. Nel 1950,
James Gibson dimostrò come, nella realtà e nell’opera artistica, possano
riconoscersi fino a tredici diverse configurazioni delle impressioni
visive che si accompagnano alla percezione della profondità. Noi ci
soffermeremo soltanto su quegli esempi architettonici che meglio esprimono
i diversi momenti dell’esperienza.
Nota:
|
|||