|
|
|||
|
COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Maria Pia Belski, Particolari di progettazione INGRESSO (1)
Elemento della distribuzione interna di un edificio, adibito a zona di passaggio tra il nucleo edilizio e l’ambiente esterno: è la definizione comune di ingresso, generalmente seguita da un elenco di funzioni e arredi propri di questo luogo di transito, sosta e organizzazione spaziale. Ma non dovrebbe finire qui, perché l’accesso a un palazzo è un elemento progettuale da studiare compositivamente come gli altri. L’ingresso è una sorta di biglietto di visita, un invito a varcare la soglia, per essere ricevuti con onore o semplicemente per entrare. È anche, metaforicamente e oggettivamente, una porta che collega due realtà distinte, l’esterno con l’interno, il sociale con il privato, al pari delle porte della città storica, che separavano fisicamente la conurbazione dalla campagna, il mondo industriale da quello agricolo, sottolineando la potenza politica, economica, sociale della città stessa. L’ingresso è, di conseguenza, un momento di pausa, di riflessione, un filtro che non nega la continuità tra il dentro e il fuori, ma in un certo senso la sublima. Ne sono esempio i propilei dell’architettura greca, il pronao del tempio antico e il nartece della basilica cristiana i quali, seppure a diversa scala, avevano l’intento di separare il mondo sacro dal profano. Entrando, la gente doveva prendere coscienza di se stessa, di ciò che lasciava e di quello che avrebbe trovato o cercato. Le massicce strutture del pilone, l’ingresso formato da due imponenti torrioni che fiancheggiano il portale del tempio egizio, riecheggiavano le montagne che nel segno grafico dell’orizzonte inquadrano il sole e costituivano la barriera che divide il mondo naturale da quello sovrumano. La monumentalità, l’imponenza o la ricchezza degli ornamenti, che hanno caratterizzato in epoche passate certi ingressi, volevano dunque suscitare una sorta di soggezione di fronte al potere, temporale o spirituale che fosse. Da questo punto di vista, per molti secoli la storia dell’architettura è stata punteggiata di templi: edifici di culto, palazzi pubblici, residenze private, nei quali il disegno e la ricercatezza dell’ingresso rivestivano un ruolo comunicativo molto importante. Tutto il contrario di ciò che ha contraddistinto certa cultura orientale dove, per ragioni religiose, ideologiche, difensive, talvolta solo climatiche, gli accessi sono minimizzati, quasi a scomparire in una parete completamente cieca, netta divisione tra il pubblico e ciò che deve restare strettamente privato. Non sempre, però, avviene in modo scostante: in Africa - soprattutto nel Sudan - i pannelli pieni degli alti portoni in ferro, che scoraggiano gli sguardi indiscreti, sono impreziositi dal colore e dall’applicazione di decorazioni in rilievo che formano disegni naturalistici o geometrici (secondo i dettami della religione islamica) e li rendono simili a tappeti appesi. Nell’ingresso, o per essere più precisi nella soluzione dell’accesso di un edificio e della zona esterna immediatamente prossima, si può dunque riconoscere la funzione interna, di rappresentanza o di intimità. Nel contempo, però, non si può scindere quest’elemento architettonico dal luogo, né - ed è questo che più ci interessa - dal linguaggio e dallo stile di un’epoca o di un personaggio. I grandi portali gotici, gli inviti barocchi, i pronai neoclassici, i fantasiosi portoni liberty sono espressioni tipiche di un tempo e di un metodo progettuale irripetibili, così come sono - e devono rimanere - molte soluzioni moderne. Di queste ultime, in particolare di quelle razionaliste, ci colpisce l’essenzialità, che spesso è invece solo apparente. Infatti, la nostra attenzione verso questo particolare deve essere focalizzata non soltanto sul risultato, ma anche sull’intero processo mentale e compositivo che sta a priori. In quest’ottica, le diverse soluzioni al problema ingresso, dalle più antiche alle moderne, dalle famose e discusse alle meno note ma non meno significative, assumono nuovi valori e maggiore pregnanza. La loro carica semantica è arricchita di capacità espressive, simbolismi, elaborazioni culturali che sconfinano in altre arti e scienze, come la pittura e la matematica, oppure arrivano alla citazione dotta, rivisitata e contestualizzata. Gli scaloni e i portali di accesso agli edifici neoclassici sono sì riconducibili a soluzioni preesistenti ma, forse contro il volere degli stessi autori, non ne sono la copia. La pensilina della villa a Garches di Le Corbusier e Pierre Jeanneret non può essere riproposta su un altro edificio (per esempio su uno di Gropius), perché risponde a un differente metodo progettuale e a diverse leggi regolatrici, e neppure può essere semplicisticamente affiancata alle pensiline d’ingresso delle case Borsalino ad Alessandria, di Ignazio Gardella. Analogamente, l’osmosi tra esterno e interno, la continuità spaziale tra pieno e vuoto, la compenetrazione tra natura e costruzione dell’ingresso/passeggiata architettonica della villa lecorbusieriana Savoye a Poissy derivano da criteri diversi da quelli applicati nella casa Tugendhat a Brno di Mies van der Rohe, sebbene siano opere realizzate a distanza di pochissimi anni. Contemporanei sono anche il Novocomum a Como di Giuseppe Terragni, i cui ingressi cilindrici posti d’angolo suscitarono reazioni tanto clamorose, e il Palazzo dell’Arte a Milano di Giovanni Muzio nel quale, con linguaggio chiaramente opposto, il grande monumentale arco d’ingresso, in una sorta di ordine gigante, raccorda i cinque piani retrostanti in un’unica dimensione. Nella casa Hanselmann a Fort Wayne (Indiana, Usa) di Michael Graves, costruita nel 1967-68, l’entrata è sopraelevata di un piano rispetto al suolo e vi si accede salendo una lunga scala, quasi un percorso processionale che pare riaffermare la sacralità dell’ambiente domestico. Più recentemente, in molte opere di Mario Botta, in particolare nelle case unifamiliari, l’ingresso è causa e conseguenza dell’intera composizione della facciata, arrivando a soluzioni complesse e ricercate nell’aspetto formale. Un’altra architettura in cui la zona d’accesso ha assunto un ruolo molto importante è l’Opéra della Bastiglia a Parigi, progettata da Carlos Ott. L’autonomo e dissimmetrico ingresso ha non solo scopi monumentali e di riconoscibilità, ma esprime lo sforzo di superare la dicotomia tra l’edificio e il tessuto urbano, proponendo così l’interazione tra spazio urbano e spazio architettonico. Se, in genere, l’ingresso è filtro tra un tutto pubblico e un tutto privato, non così è stato negli edifici residenziali della Vienna Rossa: nel Karl Marx-Hof (1927), per esempio, Karl Ehn ha realizzato dei grandi portali che conducono a delle vaste corti semipubbliche e verdi, luoghi del benessere di una nuova condizione abitativa e sistema di distribuzione ai vari corpi scala. Tutti questi esempi escono dallo schematismo della rigida ricerca proporzionale tipica dei trattatisti. Francesco di Giorgio Martini, alla fine del Quattrocento, codificava: «Dico adunqua che la proporzione delle porte segue quella della faccia della casa, e similmente quella delle finestre in questa forma. Dividasi l’altezza dell’inferiore abitazione in parti cinque, delle quali l’altezza della porta sia due e due terzi, cioè quindici ottavi, e di quest’altezza si trae la proporzione della larghezza peroché debba essere subdupla dell’altezza, ovvero la metà» (II,2). Oggi non si è rinnegato un principio ordinatore, anzi lo si è complicato ancor di più: il punto di riferimento del proporzionamento dell’ingresso non è più solo la facciata dell’edificio, ma l’intero isolato e la parte di città su cui insiste, con le sue visuali, gli spazi vuoti, le corrispondenze. Tuttavia, il valore simbolico della zona d’ingresso emerge maggiormente: nel piccolo edificio come nel grosso, pubblico come privato, questo particolare di progettazione acquista importanza ben oltre la necessaria dimensione funzionale. Perché, forse, il nostro modello ancestrale rimane pur sempre la porta del Paradiso.
Acqua - Angolo - Artifici - Bioclima - Bionica e naturalismo - Colore - Committenza - Disegno come comunicazione - Filtri e raccordi - Finestra - Finestre e porte in legno - Illusionismo - Ingresso - Loggia e porticato - Luce - Luogo - Materiali - Modulo - Ornamento e decorazione - Pavimentazione - Piazza - Rappresentatività - Scale esterne - Sensi - Simbolo e allegoria - Strada - Tempo - Tetto - Verde
Nota:
|
|||