Composizione architettonica e urbana

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COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Maria Pia Belski, Particolari di progettazione

LUOGO

 


L’illustrazione mostra le caratteristiche regionali della Svizzera: a ogni area corrispondono clima, vegetazione, sistemi costruttivi, paesaggi, prodotti e lavori differenti (in R. Weiss, Häuser und Landschaften der Schweiz, Erlenbach, Zürich, 1959, riportato in C. Norberg-Schulz, Architettura: presenza, linguaggio e luogo, Skira, Milano, 1996, p. 233)

Il deserto - il “gigante sdraiato” che aiuta la vita e risparmia la morte, secondo una leggenda dei Tuareg, se se ne rispettano ritmi e limiti - suscita interpretazioni e reazioni contrastanti: recinto di sabbia, sede di vita biologica nei documentari naturalistici, immagine del sottosviluppo e della povertà di alcuni popoli africani, ambito di conquista o di scambi commerciali, campo di recenti guerre, attrazione esotica e misteriosa per il turista, scenario di film e pubblicità, terreno di competizioni estreme... Il deserto è un luogo, ma la sua lettura è quanto mai varia, come è per l’architettura costruita.

Il sostantivo luogo, definito dai dizionari come l'ambito spaziale idealmente o materialmente determinato, acquista in campo architettonico un significato ancor più esteso e vago, impreciso ed equivocabile. Si tende, allora, a specificarlo sostituendolo con altri lemmi (sito, contesto, ambiente, paesaggio) o con locuzioni (per lo più, genius loci) oppure associandolo a qualche altro concetto (tradizione o produzione, per esempio), per un bisogno istintivo di chiarezza e di delimitazione. Ma, a essere precisi, il sito indica il lotto edificabile, il suolo misurabile, l'area descrivibile analiticamente in termini geomorfologici e quantitativi. Il contesto include un ambito più vasto, è la realtà circostante, costruita e libera, che comprende l'insieme, reale e attuale, delle azioni dell'uomo sviluppatesi nel tempo; è l'ambiente, il paesaggio naturale e antropizzato. Il luogo è il contesto fisico con qualcosa in più, il contesto storico e culturale. Esso include causa ed effetto, rincorre il perché delle cose, verifica le stratificazioni storiche, rintraccia le regole costitutive, segue il succedersi delle trasformazioni sociali politiche e culturali, tenta di riannodare i fili spezzati dagli eventi. Ogni luogo ha una sua specificità o unicità, il proprio carattere ambientale: il genius loci. Secondo un'antica credenza romana, ogni essere indipendente ha il suo genius (nume), lo spirito quotidiano che lo accompagna lungo tutto il suo percorso conferendogli carattere e personalità. Lo stesso è per i luoghi e il genius loci indica l'anima del luogo, quella molteplicità di condizioni ambientali, culturali e sociali che lo contraddistinguono da un altro.

Nel luogo l'uomo si confronta, può vedere dove è arrivato e, progettando un'opera, può immaginarne la continuità o la trasformazione radicale con l’esistente, può esaltare alcuni aspetti e smorzarne altri: ogni nuova architettura contribuisce a ridefinire il luogo inserendosi nel processo di continua trasformazione del paesaggio e del territorio, manifestando le specificità locali o connettendosi a esse. Il luogo racchiude inizio e fine, spazio e limite, natura e costruito, permanenza e mutevolezza, passato e futuro: «Chi vede le cose presenti vede tutte quelle che sono state fin dall'origine dei tempi e quelle che saranno per tutta l'eternità perché tutte sono d'una stessa natura e d'una stessa specie» scriveva Marco Aurelio. Il processo di trasformazione del luogo è continuo, ma non procede in una direzione univoca rispettando un percorso e una gerarchia, perché ogni periodo storico e culturale (col proprio immaginario derivato dalle altre arti) può variarne l'intensità di valori caricandone alcuni di significato e velandone altri. Per questo si dice che il dialogo che un'opera nuova deve instaurare con il luogo può verificarsi in molti modi: la variabilità (cioè i cambiamenti sullo stesso tema, non gli stravolgimenti) è una caratteristica intrinseca al luogo e non modifica la sua identità originaria.

Il doversi confrontare con il luogo ha differenziato l'operare degli architetti e, in senso più ampio, la cultura architettonica. Si è così disquisito sull'affermazione del nuovo a-tutti-i-costi e sull'importanza delle preesistenze ambientali, fino ai limiti estremi di pronosticare una devastante tabula rasa o un'incongruente pedissequa riproposizione di tipologie e morfologie storiche. Tra questi, vi è una gamma pressoché infinita di posizioni, perché la scelta del fare è individuale e affonda le proprie radici nel carattere, nell'ambiente di vita, nella formazione culturale, negli obiettivi del progettista, ma può dipendere dal grado di accettazione a monte (committente) o a valle (commissioni edilizie). Per esempio, i linguaggi ipertecnologico e decostruttivista hanno e danno forti emozioni, propongono inediti profili frantumando il concetto di facciata, consentono nuove morfologie urbanistiche creando inconsueti paesaggi, sovvertono qualunque rapporto tradizionale (con il luogo, la storia, i materiali, l'uso...): da vent'anni dominano sulla carta patinata di alcune riviste, molto meno nella città reale, soprattutto italiana. Se c'è, è guardato come un'opera scultorea o un monumento celebrativo, dei quali si dà quasi per scontata la quasi totale incomprensione. Queste proposte denunciano il perdurare di una falsa interpretazione dello sviluppo della società e di una rigida immagine ambientale che limita un vero progresso a tutto campo, urbanistico e architettonico, funzionale e formale, ma risultano troppo dure e circoscritte per essere almeno discusse, se non accettate. Il Razionalismo, che pure auspicò la distruzione dei centri storici con i loro modelli di vita consolidati nei secoli, si impose perché, al di là dell'aspetto formale (comunque importante poiché rompeva il cristallizzato e vetero accademismo dell'Eclettismo ottocentesco e si poneva come linguaggio universale, quindi acontestuale), sbandierava tipologie più razionali, ambienti confortevoli e duttili, libertà costruttiva, rapidità di esecuzione, costi minori e si adattava alla semplicità di una residenza, alla complessità di un centro polifunzionale, alla dimensione della città. Ipertecnologici, decostruttivisti e razionalisti non prefigurano lo spazio ambientale "secondo tradizione", ma vi si oppongono, ognuno con logica e miti propri. Invece, i postmoderni (o presunti tali) "saccheggiano" la storia e impongono la "presenza del passato" recuperando soluzioni formali e stilistiche, attingendole dalle fonti o nella propria memoria dove ne escono, seguendo modi più o meno “analogici”, filtrate e riconoscibili, ma decontestualizzate o, meglio, trasferite da un contesto (l’originario) a un altro (il nuovo). In altri casi, poi, pur riconoscendo il rapporto tra tipologia edilizia e morfologia urbana, si nota una certa difficoltà a passare dall'analisi urbana alla progettazione architettonica non potendo rinunciare, per non venir meno all'ideologia preposta, al proprio lessico. Oppure, si rifiuta un confronto ravvicinato con l’intorno preferendo rifarsi agli orizzonti lontani. Negli uni e negli altri, gli interventi si risolvono all'interno della concezione disciplinare dell'architettura: è la cosiddetta architettura-monumento che quasi mai rinuncia alla propria figuratività in favore di un migliore rapporto con il contesto.

Ciò su cui, in questa sede, si vuole porre l'accento è proprio il contrario - la continuità di un tessuto - non per partito preso, ma per la convinzione che ogni scelta debba essere profondamente motivata e che, quindi, si debba approfondire il senso di tutto ciò che si incontra nel fare architettura, tra cui il luogo, sia che lo si voglia assumere come referente, sia che si preferisca frantumarlo.

Nel tempo, un ambiente si struttura per fasi, rispondendo a precise gerarchie, sfruttando le risorse locali, materiali e culturali, valorizzando o nascondendo. E, ancora nel tempo, il luogo cambia continuamente, sia per l'invecchiamento fisico dei suoi "elementi", che per la trasformazione dell'assetto sociale e umano di cui partecipa.


 

 

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