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STORIA > IL SIMBOLO DELLA ROSA NEL MEDIOEVO (1)
Nella
ricchissima simbologia medievale la Rosa ha un ruolo di primo piano,
tanti erano i significati esoterici o popolari, religiosi o letterari
che era chiamata ad incarnare in un intreccio semantico di variabili
quali forma, colore, profumo, numero dei petali, presenza di spine.
Già nella cultura classica era il corrispondente occidentale
dell'asiatico fiore del Loto, entrambi associati per forma alla Ruota,
simbolo esoterico tra i più importanti e complessi in tutte le
culture del mondo conosciuto. Nell'antico Egitto la Rosa era il fiore
consacrato ad Iside, dea della rinascita e personificazione della Natura,
del pari era sacro ad Afrodite dea dell'eros e della rigenerazione nel
pantheon greco e in quello romano. Proprio da Chartres, contemporaneamente
all'evolvere della nuova filosofia della Natura, supportata dalla rilettura
di testi dell'antichità classica e della cultura araba, prende
il via il processo di trasformazione dei culti pagani della Natura-Grande
Madre e allegoria della Femminilità Generatrice, in quello della
Vergine, Madre di Dio, ma anche Madre Misericordiosa per tutti gli uomini.
Questa traduzione dell'Amore Profano in Amor Sacro ne trasferisce anche
i simboli ed ecco che la Rosa, consacrata a Maria, diventa nel personificarla
"il Fiore tra i Fiori" e assume il più importante tra
i suoi significati nella simbologia medievale. Attraverso le metafore
della tradizione biblica, dove nell'Eden il roseto rappresentava Eva
e quindi il Peccato, a Maria, l'anti-Eva (non è casuale la salutazione
"Ave Maria", dove il latino Ave è antipodo di Eva),
viene dedicata una Rosa senza le spine, segno della fragilità
e caducità dell'anima tentata dal peccato, e di colore bianco,
indice di purezza, che sostituisce il vermiglio, colore della passione
e della vergogna per il peccato commesso. La Rosa bianca, regina dei
fiori, emblema della Vergine, Regina dei Cieli, indica la salvazione,
la purezza, la devozione. Nel medioevo solo le vergini potevano indossare
ghirlande di rose bianche, testimonianza della virtù mariana.
Nella letteratura di lode e di preghiera la Vergine Maria viene invocata
con appellativi quali "Rosa Mystica", "Rosa Fragrans",
"Rosa Rubens", "Rosa Novella", fino a "Rosa
das Rosas", Rosa tra le rose, superlativo di maestà della
"Regina delle regine". Ma la Madre di Cristo è prima
di tutto una madre: pietosa e misericordiosa, intercede presso Dio per
tutti i suoi figli sofferenti nell'animo e nel corpo.
Moltissime leggende medievali contemplano la Rosa come testimonianza di un intervento miracoloso della Vergine: in una delle Cantigas de Santa Maria del XIII secolo, un monaco dedica quotidianamente alla Madonna cinque salmi, uno per ogni lettera del nome di Maria. Alla sua morte cinque rose crescono sulla sua bocca tra lo stupore dei confratelli. Un simile miracolo avviene nei coevi Les Miracles de Nostre Dame di Gautier de Coinci, in cui un chierico, morto senza confessione, viene sepolto in terra sconsacrata e la Vergine, impietosita, fa nascere una rosa nella sua bocca per dimostrare la propria intercessione. Ancora nelle Cantigas de Santa Maria, un cavaliere devoto, che ogni giorno recitava il rosario su una ghirlanda di rose fresche, si salva dai suoi nemici che, pur avendolo sorpreso in condizioni di svantaggio, vedono al suo posto, per azione divina di Maria, una vergine che intreccia corone di rose e si ritirano disorientati. Una leggenda, che vuole l'etimologia del rosmarino provenire da Rosa Mariae, Rosa di Maria, narra come la pianta avesse in origine fiori bianchi che si tinsero d'azzurro quando la Madonna aprì il proprio manto sull'arbusto. Un altro simbolo sacro della Rosa è direttamente mutuato dalla sua forma circolare e dalla disposizione dei petali, che come un mandàla, rappresentano l'idea della perfezione e dell'infinito. A questa immagine circolare di perfezione si collega quella della Rosa specchio del Paradiso: Dante nella Divina Commedia vede Maria al centro dei cieli concentrici del Paradiso come Rosa che regna al centro della Rosa. Dal Cerchio alla Ruota, simbolo dello scorrere infinito del tempo e paradigma dell'eternità e dell'Eterno, la Rosa assume nuove valenze simboliche del divenire dell'opera divina e del divenire dell'Opera tout court nel traslato ermetico dell'alchimia. La Rosa, sembiante del lapis philosophum, la pietra filosofale, è uno dei fiori eletti degli alchimisti, i cui trattati hanno titoli come "Roseto dei filosofi", "Rosarius", o il "Rosarium" attribuito ad Arnaldo da Villanova. La Rosa bianca era associata alla pietra al bianco della "piccola opera", mentre la Rosa rossa era collegata alla pietra al rosso della "grande opera", la Rosa azzurra era la figurazione dell'Impossibile, inoltre ciascuno dei sette petali della Rosa alchemica evocava un metallo, un pianeta o un passaggio dell'Opera. Legata
al cerchio, simbolo del cielo e del disco solare, troviamo un'interessante
stilizzazione della Rosa nei rosoni che, insieme alle finestre a feritoia
laterali, illuminavano le vaste e scure cattedrali gotiche. I rosoni
nel rappresentare, per la loro forma, la bellezza e la perfezione della
Creazione, sono altresì proiezioni del mistero di Dio-Luce e
Fonte di vita. Queste finestre, porte di comunicazione tra il mondo
divino e quello dellíuomo, sono più ampie nella parte
rivolta all'interno e più strette in quella che guarda l'esterno,
poiché la luce, specchio della Rivelazione Divina, penetra nella
chiesa, simbolo dell'interiorità dell'uomo, attraverso piccoli
spiragli, ma subito si diffonde nell'esperienza della contemplazione.
Vi sono vari tipi di rosoni e ognuno ha un suo significato: a sei petali
è associato al sigillo di Salomone, a sette petali indica l'ordine
settenario del mondo, a otto petali la rigenerazione, a dodici petali
gli apostoli. La disposizione dei tre rosoni nel costante orientamento
dellíarchitettura delle cattedrali suggerisce un nesso con la
scienza alchemica: nel corso della giornata, seguendo il percorso del
disco solare, nei tre rosoni si succedono i colori dell'Opera secondo
un processo circolare che va dal nero (il rosone settentrionale mai
illuminato dal sole), al colore bianco (il rosone del transetto meridionale
illuminato a mezzogiorno) e al colore rosso (il rosone del portale illuminato
al tramonto).
1. Gianfranco Russo, Il simbolo della Rosa nel Medioevo, in "Orfeo", novembre 2002 (estratto). L'intero testo appare nel sito dell'associazione culturale dell'Ensemble di musica medioevale "Chominciamento di gioia" di cui fa parte il prof. Russo: http://web.tiscali.it/chominciamentogioia
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