ARCHITETTURA NATURALE > Simona Montruccoli, Approccio all’architettura naturale, 2000

 

“Architettura bioecologica” e “bioarchitettura” sono termini pericolosi per la comprensione dell’area disciplinare cui si riferiscono, perché non si parla di un settore specialistico nato da una disciplina antica (architettura) e una giovane (ecologia). In realtà, il prefisso bio si riferisce in modo molto ampio all’auspicata presenza di vita in un’architettura, ormai ritenuta, per molti aspetti e punti di vista, sempre più agonizzante.
Il termine ecologico rappresenta la volontà dell’architettura di integrarsi all’ambiente in modo equilibrato, trasformandolo in una radicale rilettura originata da un vasto campo di ricerche fortemente interdisciplinari e interconnesse. Queste scelte creano ancora qualche equivoco dato da una ricerca tecnica e culturale ancora acerba, ma sono necessarie per intraprendere un percorso complesso come quello di un’architettura fatta per la vita.
Poiché negli ultimi decenni si sono persi i contenuti sociali dell’architettura e, in ambito tecnologico, si è rimasti in balia dei prodotti dell’industria e del mercato più che del sapere e della ricerca professionale, disorientata da un eclettismo formale completamente astratto e fine a se stesso, si deve cercare di ridare il giusto valore all’architettura individuando un percorso di ricerca culturale, professionale, tecnologica, progettuale: non più architettura di mercato.
Fin dall’antichità, ogni periodo storico ha prodotto la sua architettura, definita, sulla base delle particolarità culturali, sociali, politiche ed economiche, dalle avanguardie artefici di innovazioni e cambiamenti oppure da critici e storici che hanno sentito l’esigenza di coniare aggettivazioni esplicative: così, nel recente passato, si è parlato di architettura neoclassica, moderna, organica, razionalista, postmoderna, decostruttivista, minimalista... Oggi, tuttavia, l’obiettivo principale tende a integrare la ricerca tecnico-scientifica con i contenuti sociali e il benessere individuale non isolandoli dal contesto ambientale e i suoi valori. Si mira, cioè, a realizzare un’architettura bioecologica.

 

 

 

 

 

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