COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA > Maria Pia Belski, Particolari di progettazione, 1990-1998

 

Il volume comprende alcuni testi già pubblicati (ma ampiamente rielaborati) e altri inediti, su argomenti inerenti alla composizione architettonica e urbana (*). Lo scopo è stato quello di suggerire una diversa chiave di lettura degli edifici e del loro porsi nella e verso la città: non si analizza l’immagine globale dell’architettura, ma ci si sofferma su alcuni pezzi che la compongono, determinano o caratterizzano. Non si è quindi inteso proporre un corso di composizione architettonica o dei suoi fondamenti, che avrebbe portato alla trattazione di più numerosi temi e comunque molto più approfonditi, e nemmeno modelli da copiare, ma un aiuto collaterale: un mostrare sommesso di alcuni elementi – nel significato di parte e non di unità conclusa in sé e/o variamente aggregabile – che compongono un’architettura; un fermarsi sul particolare per domandarsi quale peso assume in una costruzione e nel più ampio problema della qualità urbana; una spinta a interessarsi di aspetti anche minimali o soltanto curiosi. In questo senso va capita la commistione di elementi fisici e psicologici, di partenza e di arrivo al prodotto finito, oggettivi e soggettivi rispetto al progettista, come la sua formazione culturale e i condizionamenti subiti. In altre parole, si sono analizzati alcuni elementi di composizione, piccoli particolari in rapporto con l’esterno, che possono assumere un ruolo decisivo nel quadro unitario della progettazione, verificandone quando possibile l’effetto socio-ambientale nella terza (spazio) e quarta (tempo) dimensione.
Ogni elemento è, ovviamente, comprimario nella costruzione della città, poiché ciascuno istituisce una stretta relazione con tutti gli altri, materiali e immateriali. Analizzarne le singole voci significa credere che qualità dello spazio urbano e qualità della vita siano fattori inscindibili e che al progettista sia demandato il compito, pur tra difficoltà e limitazioni, di contribuire con la qualità della sua architettura, in termini formali, funzionali, sociologici, psicologici e ambientali, e con un’attenzione doppia: da architetto e da utente. Per questo si è fornito non un prodotto ma una proposta, non un risultato matematico ma un atteggiamento progettuale, di modificazione cosciente, senza dare soluzioni preconfezionate.
La lunghezza di ogni voce – partita da uno standard comune – si è differenziata nel corso del lavoro di rielaborazione e di completamento, perché, affrontando un tema apparentemente piccolo, guardandone peculiarità e implicazioni e facendo ricorso alla storia per intuirne evoluzione e fortuna, non si è voluto limitare la propria curiosità, ma, anzi, tentare di coinvolgere l’ipotetico lettore nel capire ruolo e significato dell’architettura, al di là delle mode stilistiche, dei vincoli della pianificazione, della normativa edilizia. È evidente che le voci avrebbero potuto essere molte di più, se si fossero inclusi argomenti fondamentali di ampio respiro (tipologia e morfologia, forma e funzione, stile e linguaggio, per esempio) o particolari meno evidenti (come il cornicione) o alcuni componenti tecnologici e strutturali; la casistica sarebbe diventata pressoché infinita, ma, alla fine, poco utile. L’importante sta nel non dimenticare che questi elementi non hanno valenza autonoma, perché la progettazione di un’architettura deve essere sempre affrontata nella sua interezza e complessità.

 

AcquaAngoloArtificiBioclimaBionica e naturalismoColoreCommittenzaDisegno come comunicazioneFiltri e raccordiFinestraFinestre e porte in legnoIllusionismoIngressoLoggia e porticatoLuceLuogoMaterialiModuloOrnamento e decorazionePavimentazionePiazzaRappresentativitàScale esterneSensiSimbolo e allegoriaStradaTempoTettoVerde

 

Nota:
*. La raccolta dei testi è in M.P. Belski, Particolari di progettazione, Centro Stampa Facoltà di Architettura, Politecnico di Milano, AA 1997-1998, n. 181. L’illustrazione di questa pagina è in T. Porter e S. Goodman, Manuale di tecniche grafiche 3, Clup, Milano 1988, p. 39.

 

 

 

 

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