STORIA > Milano: da posta per cavalli a città regione (recensione), 2002

 

Il libro qui presentato ha come punto focale la formazione di Milano dalle origini, analizzando non tanto le singole architetture rappresentative, quanto cause ed effetti dei continui processi di trasformazione che la città ha subito e coi quali deve oggi fare i conti per diventare veramente quella città europea cui aspira.

 

Il libro Milano da posta per cavalli a città regione, scritto da Maria Pia Belski e Simona Montruccoli nel 2002 (ISBN 8872031702), non ha come punto focale l’analisi delle architetture rappresentative della crescita milanese, ma le trasformazioni che la città ha subito nel tempo, dalle origini a oggi. Tali modificazioni hanno prodotto non solo semplici ampliamenti, ma articolazioni, sostituzioni, episodi più o meno determinanti la morfologia urbana. Fino all’Unità d’Italia, Milano è rimasta una piccola città di non più di duecentomila abitanti e le poche, decontestualizzate tracce originali restate, unendosi alla prospettiva storica, hanno portato a schematizzare la trattazione evidenziando i fatti salienti, ipotizzati o costruiti. Poi, nel giro di un secolo, Milano è diventata la metropoli attuale, su cui gravitano oltre sei milioni di persone, ed è stato più interessante addentrarvisi, approfondendone alcune vicende. Ovvio, quindi, il procedere lungo il percorso storico-conoscitivo della città, dove al rigore del dato si è associata la curiosità di come si è formato. Questo studio è il primo che un professionista raccoglie interessandosi dell’area di progetto, quando vi si avvicina, gira intorno, scopre le orme del passato, vede i riferimenti, misura, più con l’occhio che con il metro, il sito e soppesa la sua “memoria storica” (locuzione mai logora di significato se priva di irrigidimenti accademici) che risulterà una componente di cui il progettista, accettandola o rifiutandola, non potrà non tener conto. L’analisi storico-conoscitiva rappresenta, quindi, la base per capire, almeno a grandi linee, come e perché la città si è configurata, quali i nodi problematici da risolvere. Progettando un piccolo edificio, diventerà più facile vederne le connessioni con il tessuto e, visitando da turisti la città, se ne coglieranno le soglie storiche e le trasformazioni culturali.
Cogliendo le trasformazioni architettoniche e urbanistiche che la città ha avuto nel giro di tremila anni, le autrici Maria Pia Belski e Simona Montruccoli – docenti alla II Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano – si soffermano anche sulle cause (politiche, economiche, religiose, sociali...) che le hanno determinate. Ciò si verifica in particolar modo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, quando Milano non solo si dota di tutte le infrastrutture necessarie al suo funzionamento, ma provvede anche alla sua immagine rappresentativa di città economica e commerciale. In tal modo, mentre il nucleo storico subisce per quasi un secolo continui riassetti, demolizioni e ricostruzioni, la fascia esterna ai bastioni si sviluppa per addizioni disordinate e ingloba, con l’ampliamento dei confini comunali, quelle stesse attività industriali che l’amministrazione comunale aveva per lungo tempo espulso dalla città. Gli squilibri prodottisi si ripercuotono ancora oggi sulla città e vanno, come tutti sanno, dalla “inabitabilità” di certe periferie al congestionamento del centro, dalla inadeguatezza di servizi essenziali alla mancanza di una prospettiva proiettata verso il ruolo europeo che Milano cerca da tempo di ritagliarsi ma che stenta ancora a trovare. Il libro, analizzando i fatti che hanno portato alla conformazione attuale della città e adottando un linguaggio semplice e agile che non indulge in ostiche trattazioni tecnico-descrittive, dichiara esplicitamente le lacune metodologiche e i punti deboli cui bisognerebbe provvedere in tempi ragionevoli, affinché Milano sappia coniugare la sua dilatazione fisica e il suo subdolo provincialismo con le giuste ambizioni europee.
Appendice al libro è un saggio di Sergio Boidi – anch’egli docente al Politecnico di Milano – su La città verticale, che analizza la “cultura del grattacielo” che a Milano si diffonde negli anni cinquanta/sessanta come attestazione di un’assonanza tra cultura del costruire e mondo industriale.

 

 

 

 

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