STORIA > Christian Norberg-Schulz, Il concetto di luogo, 1969

 

Allievo di Sigfried Giedion, progettista con Arne Korsmo, Sverre Fehn, Jorn Utzon e altri, con cui fondò il ramo norvegese dei CIAM (Con­gressi in­ter­na­zio­nali di ar­chi­tet­tura mo­derna), Christian Norberg-Schulz (1926-2000) realizzò poco come architetto, specificamente negli anni cinquanta, dedicandosi alla teoria e alla storia dell’architettura. Il libro Intenzioni dell’architettura (1963; trad. it., 1967) – in cui «il mio obiettivo era quello di dare alla professione una base umanistica […] e ho definito questa intenzione come una teoria integrata di architettura, il che significa una teoria capace di coinvolgere non solo tutte le categorie vitruviane, ma anche le loro interrelazioni» – gli aprì le porte della carriera accademica alla Scuola di architettura di Oslo, che mantenne tutta la vita, gli dette grande notorietà e influenzò più di una generazione di architetti. Seguì un’intensa attività di studio e ricerca riguardante tutte le discipline che potessero interessare l’architettura (psicologia, antropologia, linguistica, filosofia ecc.) restituita sotto forma di saggi, libri, conferenze.
Il saggio qui proposto è anteriore al libro
Esistenza, Spazio e Architettura (1971, trad. it. 1975) e al forse più celebre Genius Loci. Paesaggio Ambiente Architettura (1979; trad. it. 1992) e ne anticipa alcuni temi, quali la definizione di spazio e luogo in funzione del più profondo sentire dell’uomo.

 

 

 

 

 

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