STORIA > Paolo Stringa, Liguria – Crimea, 1985 (1)

 

Il Mar Nero, tra il 1200 e la metà del XV secolo, era la plaque tournante – luogo di incontri, scambi e decisioni – del commercio euro-asiatico, di cui la Repubblica di Genova fu protagonista: la costa sud-orientale della Crimea (Sudak, Feodosija, Coban-Kule [Choban-Kule], Alusta [Alushta], Gurzuf, Simejz, Sebastopoli, Balaklava e Inkerman) era infatti colonizzata dai Genovesi. L’area è tema di ricerca ambientale, architettonica e urbanistica di Paolo Stringa – professore di Urbanistica e Pianificazione del paesaggio alla Facoltà di Architettura di Genova – dall’inizio degli anni Ottanta del XX secolo, quando la Crimea faceva ancora parte dell’Unione Sovietica e non come dal 1991 dell’Ucraina. Dalle prime indagini biblio-cartografiche, la ricerca si è meglio sviluppata quando è stato possibile accedere sia ai luoghi che agli archivi e collaborare fattivamente con gli studiosi e gli archeologi ucraini. Ma non solo architettura, urbanistica e archeologia: negli archivi notarili di Genova sono stati trovati degli atti medioevali che testimoniano non solo gli scambi ma anche fatti curiosi: «Accadette [a Caffa, oggi Feodosija] che ad uno mercadante di Persia, che non era troppo cauto a guardare le sue mercantie, fu rubata tutta la sua condutta, che valeva grossa somma di denari. Il console, usata diligentia, ricuperò ogni cosa et chiamato il mercadante persiano in palazzo li fece restituire pienamente tutto quello che gli era stato rubato. Et il Persiano, ringratiato ch’ebbe il console et andatosene a casa, fece una scelta delle più preciose cose ch’aveva recuperato et le portò per presente al console, il quale non accettò pur una strinca et disse al mercadante che lui era stato ben pagato dalla repubblica di Genova et mandato in quel luogo per defendere lui et i suoi pari da simili latrocinii et da qualonque altra ingiuria. Parve al Persiano et la continenza et la risposta del console una cosa santissima et postosi in ginocchie, alzando le mani al cielo, esclamò dicendo ad alta voce che la città di Caffa era un tempio d’una vera giustizia et d’una vera religione et che i signori di quella meritavano et erano degni di signoreggiare tutto il mondo» (2). I risultati parziali sono già stati esposti in convegni, mostre e pubblicazioni e altri ne seguiranno, qui si propone uno dei primi articoli di Stringa che riassume l’argomento.

 

Insediamenti attorno al Mar Nero
Frammento del Trattato del Ninfeo, 1261 (Archivio di Stato di Genova)

La penetrazione marittima genovese verso il Mar Nero, iniziata a partire dalla metà del XIII secolo, si giustifica nel ruolo assolto da quest’area geografica quale fondamentale chiave territoriale di accesso ai grandi mercati orientali. Tra rotte marittime e direttrici carovaniere ad est, fino alla Cina e al Giappone, predomina il commercio delle sete, delle spezie e delle perle, mentre i fondaci delle basi portuali lungo la costa risultano di per se stessi mercati autonomi nel commercio degli schiavi, delle pellicce, del grano, del caviale, del pesce salato, del miele e della cera.
Nei primi anni del XIV secolo un complesso sistema di navigazione la unisce, con l’apertura delle rotte atlantiche, ai porti del mare del Nord, nelle Fiandre con Bruges ed Anversa e nella stessa Inghilterra.
Ogni rotta all’interno del sistema appare frazionata e complessa mentre ogni centro si evidenzia per le sue preponderanti caratteristiche merceologiche guidate, qui nel Mar Nero, della “Civitas” di Caffa, principale polo di confluenza e di coordinamento economico e politico.
Al seguito delle navi si muove in ogni direzione una consistente migrazione di uomini, sia libera che guidata, che è protagonista del popolamento nei principali insediamenti marittimi. La presenza continua di Genova per più di 210 anni conduce infatti a significative integrazioni etniche con importanti fenomeni di osmosi nelle società e nelle culture locali dimostrate, per esempio, dalla eccezionale composizione cosmopolita nella stessa città di Caffa del quattrocento, Latini, Greci, Armeni, Siriani, Tartari, Ebrei, Georgiani convivono fra le mura spesso presentando una relativa integrazione di razze anche in riferimento alle caratteristiche topografiche, per contrade, della città.
La ricostruzione storica di questa grande avventura marittima si basa sul ricchissimo repertorio delle fonti coeve in gran parte conservate negli archivi, nei musei e nelle biblioteche genovesi che comprende tanto la cartografia nautica quanto i registri, gli atti notarili, i manuali di mercatura, le epigrafi e le monete coniate a Genova ed in oltremare.
Un terreno meno esplorato e documentato si riferisce invece alle immagini del paesaggio umano, delle città e delle architetture superstiti che sono ancora oggi imponenti testimonianze in Crimea di questa ricchissima storia in comune. Lo scenario naturale delle due regioni (Liguria-Crimea) presenta singolari similitudini ambientali che nel medioevo hanno favorito la formazione di paesaggi agrari ed urbani in sorprendente analogia di immagini e contenuti. Il settore orientale della penisola russa, protetto dalla poderosa barriera del Krjmskije Gorj, possiede una particolare struttura fisima ai limiti dell’identità con alcune marine della riviera tirrenica tra La Spezia, Genova e Ventimiglia. Le relazioni medievali tra le due aree trovano certamente in questa identità una tra le principali giustificazioni localizzative sul piano insediativo.
Il paesaggio agrario risulta coinvolto negli interscambi di tecnica e produzione rurale privilegiando, per la tribuna marittima della Crimea, la diffusione della vite. I vini di produzione locale derivati dai ceppi liguri importati da Albaro, Bisagno e Polcevera, alla fine del XIV secolo, sono addirittura una delle più apprezzate monete di scambio per tutte le merci orientali imbarcate nei terminali marittimi delle principali direttive carovaniere orientali.
Ancora oggi nell’Unione Sovietica i vini della Crimea giustamente comparati alle più celebrate produzioni italiane e francesi, contribuiscono alla sostanziale permanenza di un paesaggio a matrice mediterranea, abbastanza insolito per quelle latitudini nel Mar Nero.
All’interno di questo singolare quadro d’ambiente i centri di fondazione medioevale ripropongono soluzioni urbanistiche ancora più affascinanti per i riferimenti che suggeriscono rispetto alle strutture insediative rivierasche o genovesi. La ricerca dei confronti e delle similitudini è qui di seguito limitata ai centri di Balaklava (Cembalo), Sudak (Soldaia) e Feodossija (Caffa) che oltre ad essere tra le principali basi commerciali in Crimea e nel Mar Nero risultano ancora oggi caratterizzate da notevoli permanenze monumentali di quell’epoca.
I riferimenti proposti sul piano dell’accostamento delle immagini non hanno tuttavia altra pretesa che quella di evidenziare analogie o relazioni di forma e contenuto meritevoli di studi ed approfondimenti critici sul piano storico-architettonico e archeologico ancora tutti da fare.

Crimea (in alto): promontorio dell’Orso; sulla scogliera è localizzata la roccaforte di Gurzuf. Liguria (in basso): promontorio di Portofino
Liguria (in alto): Noli, castello di Monte Orsino. Crimea (in basso): Balaklava, torrione di S. Nicola

Balaklava disposta all’imboccatura di un porto naturale nel sud ovest della Crimea risulta frequentata dalle navi genovesi a partire dalla metà del XIV secolo. Il complesso delle sue mura, delle torri e dei castelli medioevali appare veramente imponente e discretamente conservato fino agli inizi del XX secolo epoca a cui si riferisce l’ultima rassegna fotografica nota in occidente. Trasformata quindi in base navale risulta attualmente inaccessibile
L’accostamento di immagini con le mura, le torri e il castello di Noli si basa su una rassegna fotografica eseguita probabilmente nel 1913, dal Marchese Cesare Imperiale di Sant’Angelo che con il suo Yacht a vapore “Caffa” compie una lunga crociera nel mediterraneo e nel Mar Nero in preparazione della grande “mostra storica delle colonie genovesi in Oriente”. L’iniziativa è promossa dalla Società Ligure di Storia Patria nell’ambito dell’“Esposizione internazionale di marina e di igiene marinara e mostra coloniale italiana” che viene aperta a Genova dal 24 marzo al 20 dicembre 1914 (3).
Le immagini del forte genovese di S. Nicola in Crimea e quelle del castello di Monte Orsino a Noli, appaiono collegate, con una discreta identità di impianto, al sistema fortificato che per entrambi scende verso il mare interrotto da torri circolari mediane e da tratti di cortine merlate curve o poligonali. Il sistema dei “compartimenti stagni” che a Noli separa il palazzo Episcopale della “Civitas” e dl “Burgus” probabilmente funziona anche a Balaklava ed è forse reso ancora più evidente dalla presenza di un “castello inferiore” che è residenza del Castellano e del Console del Fondaco. Sul piano della tecnica costruttiva coesistono in entrambi gli impianti fortificati parti a pianta circolare e parti a pianta rettangolare, graduati nel perimetro murato in evidente riferimento all’importanza strategica del sito e del manufatto.

Pianta di Portovenere dall’Atlante settecentesco di M. Vinzoni (Civica Biblioteca Berio, Genova)
Sudak, planimetria della Cittadella

I confronti di architettura nel caso di Sudak (Soldaia) appaiono indubbiamente più complessi e variati grazie anche ad una cospicua documentazione iconografica con rilievi e fotografie conseguente ad importanti opere di restauro reintegrativo compiute in questi ultimi anni.
Sudak, non accessibile agli occidentali, è tuttavia aperta al turismo russo ed è oggi sede privilegiata delle esercitazioni didattiche per le accademie e scuole di architettura sovietiche.
Già importante base del commercio marittimo veneziano e genovese nel Mar Nero a partire dalla metà del XIII secolo, Soldaia passa nel 1365 in esclusiva giurisdizione a Genova che inizia quasi nello stesso anno a realizzare le grandi opere fortificate in pietra ancora in gran parte conservate. I riferimenti a Porto Venere, sul piano delle immagini, riguardano soprattutto le lunghe cortine intervallate, a distanza costante di 50 metri, da massicce torri quadrate, presenti in entrambi i perimetri murati. Anche sul piano strategico Sudak e Portovenere fanno riferimento a due castelli (sottano e soprano) variamente articolati a livello politico-militare nei corrispondenti riferimenti residenziali. Le similitudini in questo caso appaiono più giustificate sul piano storico che a Noli in quanto Portovenere è considerata a partire dal XII secolo una vera e propria “colonia” di terraferma, punta avanzata della penetrazione genovese verso levante.
La inevitabile scomparsa a Sudak dell’originario tessuto residenziale “civile”, forse realizzato interamente in legno, non impedisce di immaginare una sua ricostruzione planimetrica grazie anche alla pianta del XIX secolo qui riportata dal Bruun, che segnala la presenza come a Portovenere di un tessuto lineare sul lato più lungo delle mura. Queste direttrici stradali guidano in entrambi i casi l’impianto di lottizzazione, pianificato da Genova per i coloni di madrepatria, con un procedimento geometrico di cessione delle aree edificabili che richiama analoghe soluzioni d’oltremare come per esempio in Corsica a Portovecchio o a Bonifacio. Un’unica porta di accesso consente di penetrare entro le mura tanto a Portovenere come a Sudak, ed in entrambi i casi essa è posta nel lato più facilmente accessibile dai corrispondenti approdi marittimi.
La porta di S.Elia di Soldaia, qui affiancata nelle illustrazioni a porta Soprana a Genova, ripete uno schema planimetrico ampiamente diffuso nella cultura urbana mediterranea attraverso le successive derivazioni romano-bizantine ed islamica. I caratteri dell’architettura tradiscono tuttavia i precisi riscontri ai modelli genovesi che sembrano ricreati con la rustica essenzialità delle decorazioni e dei volumi imposta dalle rigide regole esistenziali collegate allo stato precario del fondaco d’oltremare.

Albenga: Torre Costa
Crimea-Sudak (in alto), Porta di S. Elia. Genova (in basso): Porta Soprana
Crimea-Caffa: Torre di San Costantino

La concentrazione di immagini “in analogia” raggiunge il suo massimo livello nella grande città di Caffa (Teodosia) fondata nell’identica sito di un insediamento minore bizantino nel sud-est della Crimea intorno al 1266/67. Già a livello di tessuto urbano appaiono sorprendenti coincidenze speculari che certamente sottolineano una precisa volontà nell’identificazione comparata di immagini e contenuti l’atto della sua pianificazione. Non a caso per Caffa si è spesso parlato di “Genova d’oltremare” o di “altra Genova”, osservazione valida in tono minore, nella similitudine dei paesaggi urbani per Galata e per Chios.

Crimea-Caffa: planimetria generale della città rilevata nel 1775. Crimea-Caffa: veduta della città da Nord-Ovest e da Sud-Est in due stampe del XVIII secolo
Genova: quadro a olio su tela di Cristoforo de Grassi (Museo Navale di Pegli)

Da una pianta russa delle città rilevata nel 1775 appaiono con notevole chiarezza le varie cinte di mura; la più interna, comprendente la rocca del castello, contiene anche lo schema di tessuto più antico formato da isolati rigidamente ortogonali con 20 metri circa di lato. Il parallelo con Genova richiama analogo schema nell’area di Platealonga che, tra la collina di Castello e la marina di Mandraccio, accoglie isolati di identiche proporzioni. Il modulo di Caffa è la quarta parte di quello di Genova; gli assi viari sono orientati a Caffa dalla direzione di Solgat, porta Tartara della via carovaniera delle steppe e dalla linea della “ripa” verso la penisola di Kerch.
Le indicazioni toponomastiche rafforzano la convinzione di un preciso disegno di analogie e non a caso borghi esterni alla prima cinta prendono nomi consueti in madrepatria come quello di Bisagno, accessibile dalle prime mura attraverso la porta omonima.
Tra il 1383 e il 1385, per iniziativa dei Consoli Pietro Cazano, Jacopo Spinola e Benedetto Grimaldi, sono completate le “nuove mura” di Caffa, cioè le più esterne, che insieme a quelle precedenti comprendono ormai un perimetro di quasi sei chilometri di lunghezza. In esso si aprono innumerevoli porte protette da altrettante torri che a partire dalla rocca del Castello prendono in nome del Cristo, di San Nicola, di Sragnonum, di S.Andrea, Degli Armeni, di Vonitica, di S.Teodoro, dei Santi Apostoli, di Caradoris ed infine quella detta di S. Costantino presso il grande castello costruito dai Giustiniani nel vertice settentrionale delle mura opposto all’antica rocca della cittadella e a pochi passi dal mare.
Nella seconda metà del XV secolo, prima del drammatico epilogo della sua caduta avvenuta nel 1475, lo Schiltberger che visita la città voi conta oltre 6.000 case nella cinta più interna, 11.000 tra questa e la più esterna, 4.000 nei sobborghi fuori mura. La sua popolazione appare suddivisa in contrade che prendono il nome dalle chiese erette al centro del rispettivo quartiere. In tutto ne risultano presenti quasi sessanta, cioè tante quante ne possiede Genova.
Caffa attualmente inaccessibile agli occhi occidentali, malgrado le massicce rovine subite tra XIX e XX secolo, conserva ancora a livello epigrafico, artistico, architettonico ed urbano tra le migliori immagini della singolare storia comune che nel passato ha tanto unito la Liguria alla Crimea. Il turismo sovietico, dove non sussistano particolari restrizioni di carattere militare, ha accolto in pieno questi antichi messaggi inserendo le architetture genovesi, i paesaggi urbani medioevali superstiti tra le attrattive principali della Crimea contemporanea.

 

Note:
1. In “La Casana” n.4, 1985, pp. 18-25.
2. Riportato da Carlo Carosi, Due notai genovesi fra i tartari di Crimea, relazione tenuta il 9 giugno 1911 a Genova.
3. Gran parte dei materiale iconografico di quella mostra è oggi pubblicato nel volume, dello stesso autore di questo articolo, dal titolo “Genova e la Liguria nel Mediterraneo” ed. Sagep. Il libro citato può anche essere consultato per maggiori approfondimenti critici sulle realtà storico-architettoniche delle località messe a confronto. (Nota dell’Autore)

 

 

 

 

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