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CREAZIONI > Nikolaj Carëv: a fil di lama


Artista russo straordinario, Nikolaj Carëv usa una tecnica unica: trasforma immagini preesistenti, recuperate da giornali e libri, in figure che da esse provengono ma alle quali mai si rifanno, elaborando temi che traggono origine da un mondo interiore di grande ricchezza

PRESENTAZIONE IN ESCLUSIVA PER L'ITALIA

Le opere


La vita
- Nikolaj Carëv (o Tsarjòv come vuole la traslitterazione fonetica) nasce nel 1944 in un villaggio della Russia meridionale e trascorre l’infanzia nell’ambiente operaio della famiglia. Trasferitosi a San Pietroburgo (allora Leningrado), si iscrive all’Accademia delle Belle Arti, dove si diploma nel 1964. Due anni più tardi diviene membro dell’Unione degli Artisti Sovietici, l’organismo statale che autorizzava alla professione.
Alla fine degli anni Sessanta, comincia a lavorare in diverse Repubbliche dello Stato sovietico e realizza grandi opere pittoriche e scultoree che ornano gli ambienti prestigiosi di alcune strutture culturali, come i teatri di Leningrado, Tashkent, Samarcanda e Buchara e di numerosi palazzi destinati ai governi nazionali o locali.
Con l'avvento della perestrojka, la perdita del lavoro e la totale mancanza di mezzi e strumenti determinano una decisiva svolta alla sua attività artistica.

Temi e tecnica - Se durante il periodo sovietico le rappresentazioni di Carëv obbediscono - anche se con alcune "deformazioni" - ai canoni accademici del Realismo Socialista, dalla fine degli anni Ottanta le opere si popolano delle sue visioni e dei suoi sogni sull'esistenza umana, il rapporto con la religione, la scoperta dell'Occidente, l'eros ecc., approfondendone l'aspetto più intimo e nascosto, attraverso il richiamo simbolico, lo studio dell'espressione (mirabili sono i volti), l'esagerazione o la sublimazione.
La tecnica artistica utilizzata nella maggior parte dei suoi lavori è originale e straordinaria e dettata dalle nuove condizioni di lavoro e di vita in cui Carëv si trova a partire dal 1988. Da quell'anno, infatti, in Russia manca pressoché totalmente ogni genere di prodotti (compresi tele, carta e colori) e Carëv comincia a utilizzare le fotografie pubblicate su riviste e libri, trovati casualmente, facendole diventare l'anima delle proprie opere. A tale scopo, l’artista ruota e modifica l’immagine di base asportando, con l’aiuto di punte e lame di rasoio molto sottili, le forme o i colori che gli sembrano in eccesso. L’effetto che si crea non è solamente un “grattato”, sia perché Carëv varia l’incisione in intensità e nitidezza, sia perché annerisce con comuni pennarelli le parti di disturbo, sia perché, se il caso, aggiunge piccole quantità di colore, linee o sfumati di polvere che, insieme, imprigionano i volumi esistenti trasfigurandone completamente il senso.
Le immagini di partenza sono spesso riconoscibili al di sotto delle nuove figurazioni: guardando attentamente, si può scoprire che le ombre di un volto sono determinate dalle case di un paesaggio urbano, che un signore molto robusto dà forma al mento di un uomo o che qualche curva in colore rompe la compattezza di una roccia sottostante per formare un intenso viso di donna.
Non tutte le opere di Carëv sono incise sulla carta da recupero: infatti, accompagnano il suo percorso artistico bellissime tempere con la stessa intensità espressiva e gli stessi temi, in cui talvolta diventa evidente l'ispirazione all'antica iconografia che ha caratterizzato per secoli il mondo cristiano ortodosso.

Le opere

 

 

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