ARTE E ARCHITETTURA > Mircea Eliade, Lo spazio sacro: tempio, palazzo, “centro del mondo”, 1949 (*)

 

Filosofo e storico delle religioni, il rumeno Mircea Eliáde (1907-1986) era un uomo di grande cultura, viaggiatore e perfetto conoscitore di otto lingue, tra cui ebraico, persiano e sanscrito. Convinto anticomunista, insegnò in università europee e americane e fu tra i maggiori esperti di sciamanesimo, yoga, rapporti tra magia e alchimia, temi su cui scrisse numerosi libri e saggi. Era fautore di un approccio fenomenologico alla storia delle religioni e perciò ostile a interpretazioni storicistiche o sociologiche.
Il Trattato di storia delle religioni, scritto in rumeno tra il settembre 1940 e il gennaio 1949, fu pubblicato a Parigi e subito gli procurò massima notorietà per l’analisi innovativa e completa: «Un fenomeno religioso – così Eliade nella Prefazione – risulterà tale soltanto a condizione di essere inteso nel proprio modo di essere, vale a dire studiato su scala religiosa. Girare intorno al fenomeno religioso per mezzo della fisiologia, della psicologia, della sociologia, dell’economia, della linguistica, dell’arte ecc., significa tradirlo e lasciarsi sfuggire appunto il quid unico e irriducibile che contiene: il suo carattere sacro. Certamente non esistono fenomeni religiosi “puri”; non vi sono fenomeni unicamente ed esclusivamente religiosi. In quanto cosa umana, la religione è insieme qualcosa di sociale, linguistico ed economico, non essendo concepibile l’uomo all’infuori del linguaggio e della vita collettiva. Ma sarebbe vano proporsi di spiegare la religione con una di queste funzioni fondamentali che definiscono, in ultima analisi, l’uomo».
Nel libro, Eliade ha sviluppato uno studio comparativo del sacro e delle sue manifestazioni, operando non una storia sistematica delle religioni antiche, bensì una morfologia degli oggetti del culto (il Cielo, il Sole, la Luna, l’Acqua e così via, cui viene dedicato un capitolo ciascuno), le cui forme compaiono e si ripetono nel tempo, con le feste, e nello spazio, con i «centri del mondo», reinterpretando e riattualizzando i miti primordiali. Qualunque manifestazione del sacro – che si può presentare in oggetti, persone o luoghi – è detta, nella storia delle religioni, “cratofonia” (dal greco kratos, potenza o potere, e phonè, voce, suono) o “ierofania” (dal greco hiero, sacro, e phainein, mostrare).
Tra i temi trattati, si è scelto quello sullo spazio sacro (capitolo X) perché è sicuramente uno dei meno noti, ma non meno importante degli altri per comprendere, i motivi originari dell’edificazione di un altare, di una chiesa o di una città, e vedere che «da qualsiasi punto di vista la consideriamo, la dialettica degli spazi sacri tradisce sempre la “nostalgia del paradiso”».
Il capitolo X è completato da sessantasette note che rimandano a una bibliografia di oltre sessanta pagine (pp. 406-464), che tuttavia risulta incompleta nei riferimenti. Si è scelto, quindi, di omettere le note lasciando, tra parentesi quadre, il nome dell’autore citato.

 

 

Nota:
*. M. Eliade, Traité d’histoire des religions, Paris 1949, tr. it. Trattato di storia delle religioni, trad. it. di V. Vacca, Torino 1976, capitolo X «Lo spazio sacro: tempio, palazzo, “centro del mondo”», pp. 323-338 (paragrafi 140-146).

 

 

 

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