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ARTE E ARCHITETTURA > Maria Gibellino Krasceninnicowa, L’architettura russa a Kiev ed a Tcernigov nei suoi rapporti con l’arte bizantina

 

Tcernigov, Chiesa della Trasfigurazione

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Le chiese sorte più tardi, come quella della “Trasfigurazione” a Tcernigov, riprendono già le forme della “Basilica Nuova” di Basilio I.

Le tre absidi non vi sono costruite attaccate l’una all’altra, ma si estendono in tutta la larghezza della chiesa. La pianta diventa un regolare quadrato. I piloni, reggi-cupola, formano la croce greca. Altri piloni costituiscono base d’appoggio per la volta.

Nella “Basilica Nuova” le volte sono sostenute da colonne, parte importante del complesso sistema d’equilibrio, assieme agli archi che le univano alle mura absidali. Le chiese russe adottarono la cupola sferica con tamburo e svilupparono un altro sistema d’appoggio, affine a quello delle chiese caucasiane: al posto delle colonne costruirono dei piloni; scomparve la necessità degli archi intermedi. A Kiev gli architetti si servirono delle mura absidali per aumentare la resistenza dei piloni su cui poggiarono la cupola.

I piloni, continuando nelle mura esterne, formarono dei pilastri che non furono altro che la loro logica derivazione. Conseguentemente il muro d’interstizio tra questi pilastri-piloni perdette il suo valore di sostegno e divenne soltanto il muro di separazione della chiesa dallo spazio esterno.

Il detto muro esterno fu diviso in 3, 4, 5 parti, a seconda della spartizione dell’interno della chiesa. Salvo queste variazioni, nel resto delle chiese russe seguirono abbastanza fedelmente la pianta generale delle basiliche bizantine.

Nell’alto per lo più dominavano le cinque cupole con quella centrale disposta sulla volta centrale a crociera e le quattro cupole laterali, ai quattro lati corrispondenti.

Tale distribuzione conferì alla chiesa l’aspetto di maggiore unità e di maggiore concentrazione. Dal lato occidentale quasi sempre fu costruito un portale preceduto da un “Nartece”, corrispondente al portico delle chiese latine nella prima era dell’edilizia cristiana.

Il lato absidale della chiesa verso l’oriente fu diviso in tre parti. La parte centrale destinata al “Santuario” ebbe a sinistra il così detto “Gertvennik” contenente gli arredi sacri necessari per la processione, ed a destra il “Diaconnik” ovvero il ripostiglio dei paramenti dell’officiante.

Il “Santuario” fu separato dalle navate mediante una bassa balaustra, prima origine della “Iconostasi”. La porta mediana della “Iconostasi”, riservata al sacerdote, fu denominata la “Porta Santa” o la Porta dello Tzar “Tzarskia Vrata”. Lo spazio riservato all’officiante, tra la “Porta Santa” e la navata, ebbe il nome di “Solea” (Soleia). La “solea”, sopraelevata di qualche gradino sul pavimento della chiesa, la “Porta Santa” e tutto il resto della “Iconostasi” diedero la possibilità e l’occasione di applicare su larga scala la pittura, l’intaglio su legno ed altre decorazioni artistiche che tuttora ravvivano quali gemme preziose le vetuste chiese russe. Ai due lati della “Soleia” furono situati i due “Cliros”, luoghi riservati alla lettura del Vangelo.

Tali elementi si concretarono in Russia nei secoli XI e XII, nelle chiese di Kiev, di Tcernigov, di Kanev, di Oster, ecc. Delle chiese di Kiev la più famosa è quella di S. Sofia, sormontata da 13 cupole e basata su pianta rettangolare; fu cinta da gallerie esterne che ne lasciarono libero solo il lato orientale ove sorsero cinque cupole disposte a semicerchio. Ad occidente si erge un maestoso porticato di porfido, con ai lati due torri rotonde comunicanti a mezzo di una scala a chiocciola con il palazzo attiguo.

Detta chiesa si avvicina al suo prototipo bizantino solo nello schema generale; i pilastri a fascio, le arcate cieche ecc. sono derivazioni dalla cattedrale di Korsun e da quelle dell’Armenia e della Georgia.

Nella prima metà del secolo XVII, S. Sofia di Kiev subì dei restauri che cambiarono tutto il suo aspetto esteriore ed un poco anche l’interno. In quel tempo fu costruito il secondo piano delle gallerie, le finestre furono allargate e furono aggiunti i contrafforti.

Attualmente la cattedrale è composta di nove absidi e di nove navate corrispondenti. Le navate esterne sono divise da arcate trasversali, le quali continuano nei contrafforti. Le volte sono a botte e gli archi a pieno centro. Nelle decorazioni murali, a mosaici e ad affreschi, si nota l’influenza dell’arte bizantina.

Tcernigov, Chiesa dei Santi Boris e Gleb, capitello romanico (sopra)

Tcernigov, Chiesa di Santa Parascheva (a lato)

A Tcernigov pure si sono conservati i monumenti religiosi del periodo granducale. Ci pervennero cinque imponenti cattedrali: tra le quali, già nominata e la più importante, quella della “Trasfigurazione”, che fu fondata da Mstislav Tcermnoi, principe di Tmutarakan, figlio di Vladimir il Santo. David Sviatoslavitch fondò la chiesa dei SS. Boris e Gleb (1220-1223). A Tcernigov sorge tuttora la famosa chiesa di S. Parascheva ed anche la cattedrale di Ovrutch. Detti monumenti indicano l’alto livello culturale cui era giunta Tcernigov: essi sono della stessa architettura delle chiese di Kiev, però ci pervennero in migliore stato, conservando quasi per intero il vecchio stile dell’XI e XII secolo.

 



Ovrutch, Chiesa di San Basilio


 

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