ARTE E ARCHITETTURA > Maria Gibellino Krasceninnicowa, L’architettura russa a Kiev ed a Tcernigov nei suoi rapporti con l’arte bizantina, 1963 (1)

 

L’Arte Russa, e particolarmente la relativa Architettura, assunse, sino dai suoi primi albori, carattere prevalentemente religioso in coincidenza con l’introduzione ufficiale in Russia del cristianesimo, verificatosi nella seconda metà del X secolo e precisamente nel 988, anno in cui il principe Vladimir di Kiev adottò ufficialmente la nuova religione, importata da Bisanzio, paese allora in pieno fulgore di forza e di civiltà.
Il cristianesimo segnò il vero risveglio civile-culturale degli Slavi, dando loro un nuovo assetto morale ed introducendo nuove forme artistiche. Assieme ai primi sacerdoti giunsero da Bisanzio architetti, pittori, mosaicisti, che eressero i primi templi dedicati al loro nuovo Dio, a Cristo.
Per molti secoli Bisanzio fu centro politico-culturale, artistico di primo piano ed irradiò la famosa Arte Bizantina che si spinse in quasi tutto l’Occidente e si estese conquistatrice nell’Oriente tra i popoli slavi.
Essa penetrò dappertutto portata dai monaci pellegrini, nelle loro immagini sacre, dai mercanti, nelle stoffe preziose damascate, tessute a mano, nei gioielli rari, i cui bizzarri disegni s’incontrano nei fini dettagli delle decorazioni delle cattedrali, dei cibori e dei mosaici preziosi.
In Russia, l’arte bizantina trovò il terreno veramente propizio e vi si estese largamente attraverso la grande strada dei Variaghi (2), scesi giù fino al Dniepr.
Mentre nel periodo scittico solo la parte meridionale dell’attuale Russia subì l’influenza dell’arte greca, il bizantinismo trovò gli slavi del Dniepr già dotati di mezzi di comunicazione che divennero i mezzi di penetrazione della nuova corrente artistica.
Il primo avamposto del bizantinismo verso la Russia fu la città di Korsun, la cui cattedrale sembra sia poi stata riprodotta nella famosa Santa Sofia di Kiev; i primi architetti bizantini che penetrarono in Russia provenivano da Korsun e, naturalmente, si servirono degli elementi del loro paese.
Un’altra fonte di penetrazione dell’arte bizantina nella Russia sgorgò dai due paesi caucasiani, l’Armenia e la Georgia, che, subitane l’influenza, la propagarono attraverso il famoso centro di Tmutarakan sul mare Azov e lungo il Volga ed i suoi affluenti, fino a Vladimir ed a Sousdal.

Cattedrale di Ani, fianco, spaccato longitudinale e pianta

Questa seconda fonte, indiretta, di penetrazione dell’Arte Bizantina, determinò delle variazioni nel suo stile originario che fecero assomigliare le primitive basiliche di Kiev, di Tcernigov, di Novgorod e di Vladimir alla basilica di Ani in Armenia ed a quella di Mokvi in Georgia. L’edilizia religiosa armena, pure essendo molto affine a quella bizantina, costituì un tipo a sé, sviluppando elementi costruttivi e dettagli architettonici che non hanno riscontro in quelli delle basiliche schiettamente bizantine. Ciò dipese anche dal fatto che gli architetti armeni e georgiani, nella costruzione delle loro chiese, usarono come materiale la pietra, eliminando il mattone, così caro invece all’architetto bizantino. Ne conseguì che le loro chiese furono decorate di rilievi scolpiti nella medesima pietra. Inoltre le cupole di allungarono, e, perdendo lo schiacciamento bizantino, assunsero la forma conica. Nelle decorazioni rivissero i disegni delle antiche passamanerie, intrecciando il pittoresco groviglio di anelli e fibule.
Ovunque comparve l’influsso della smagliante arte persiana. L’Armenia nel periodo dei Bagratidi, nei secoli X e XI, irradiò l’arte nuova e ne profuse lo splendore sino ai paesi del nord della Russia, a Vladimir ed a Sousdal.
L’arte di Kiev ne risentì il benefico influsso, ispirandosi alle variazioni stilistiche abkasiane delle cattedrali georgiane, come quelle di Mokvi.
In tal modo il Caucaso concorse alla diffusione dell’arte bizantina in Russia, ove fu accolta favorevolmente anche perché la psiche russa era propensa ad assimilare gli elementi basilari: ellenistici ed orientali.
I primi architetti bizantini eressero le vaste fabbriche religiose adoperando, come materiale da costruzione, i mattoni; le sormontarono di cupole a forma sferica e decorarono le mura ad ornato policromo di marmo e di mosaico.
La famosa S. Sofia, sorta nel IV secolo a Bisanzio su ordine dell’imperatore Giustiniano, fu per molto tempo oggetto di ispirazione anche in occidente.
Eretta a gloria della Saggezza Divina e denominata “la Grande Chiesa” la basilica di Santa Sofia si erge ampia e leggera, circoscritta da pareti di mattoni. La cupola sormontante il tetto è sorretta da un complicato sistema di volte che riportano all’interno il centro dell’equilibrio.
Un’altra chiesa, fatta erigere da Giustiniano e Teodora in onore dei Dodici Apostoli, sviluppò il nuovo tipo della costruzione a cinque cupole che si diffuse maggiormente nei paesi slavi, specialmente in Russia; essa fu poi distrutta dai turchi nel 1463.
Un’altra variante aveva presentato la così detta “Basilica Nuova” di Basilio I, costruita a Bisanzio alla fine del IX secolo (867-886) e distrutta poi nel 1204; tale breve vita di questa chiesta non impedì peraltro che la sua architettura abbia esercitato una fortissima influenza anche in Russia, attraverso Korsun ed il Caucaso.
Essa costituì il prototipo dell’architettura bizantina: presentava nell’interno il pavimento come un mirabile tappeto argentato e dorato, con incrostazioni di pietre variopinte, ed aveva per prima adottato la cupola sferica (quella di S. Sofia è invece piatta); poggiata su tamburi slanciati a forma cilindrica, e poligonale forniti di finestre.

Istanbul, Santa Sofia, interno dell’abside
Kiev, Cattedrale di Santa Sofia

Le suindicate tre basiliche servirono quale prototipo alle chiese russe in generale e soprattutto alle primitive basiliche di Kiev e di Tcernigov.
Nel secolo XI Kiev divenne un centro importante, non solo della Russia, ma anche per l’Europa intera.
I suoi principi s’imparentarono con sovrani potentissimi: Vladimir sposò Anna, una sorella del Basileus Bizantino.
Il suo successore Jaroslav il Saggio (1016-1054) sposò i due figli uno con la figlia dell’Imperatore Bizantino Costantino Monomaco e l’altro con la figliola di Harold, ultimo re inglese di razza sassone.
Jaroslav fu sovrano fra i più potenti dell’Europa d’allora e la sua città prediletta – Kiev – ricca e felice, divenne celebre anche per gli sfarzi ed il mecenatismo dei suoi boiardi (3).
In tale epoca furono fondate le chiese più importanti di Kiev. la più antica denominata “Decima”, “Dessiatinnaia Tzerkov” fu fondata da Vladimir l’anno 989. La cattedrale di S. Sofia fu fondata da Jaroslav nel 1037 e Isiaslav edificò, nel 1073, il monastero delle catacombe “Petcersky Monastir”, e successivamente la chiesa di S. Michele e quella di S. Cirillo e di S. Alessio.
In dette prime chiese furono seguiti i principi fondamentali dell’architettura bizantina, soprattutto la forma a cubo con una cupola a quattro piloni, con il risultato architettonico dell’unione della forma basilicale con quella centrale.
Il tetto a cupole subì evoluzioni di sviluppo, passando dalla semplice sovrapposizione di una cupola sferica a ridosso di una base analoga, sino alla formazione della cupola poggiata su quattro piloni, uniti da archi a tutto sesto e comunicanti con la base mediante le vele.
Ma anche quest’ultima forma ebbe a subire diverse trasformazioni in Russia. Ad ogni modo, nelle chiese antichissime di Kiev gli architetti si attennero ai prototipi bizantini del VI-VII secolo.
La chiesa “Dessiatinnaia”, la più antica di Kiev, ricorda la chiesa del monastero di Dafni presso Atene e la chiesa di S. Nicodemo di Atene.

Tcernigov, Chiesa della Trasfigurazione

Le chiese sorte più tardi, come quella della “Trasfigurazione” a Tcernigov, riprendono già le forme della “Basilica Nuova” di Basilio I.
Le tre absidi non vi sono costruite attaccate l’una all’altra, ma si estendono in tutta la larghezza della chiesa. La pianta diventa un regolare quadrato. I piloni, reggi-cupola, formano la croce greca. Altri piloni costituiscono base d’appoggio per la volta.
Nella “Basilica Nuova” le volte sono sostenute da colonne, parte importante del complesso sistema d’equilibrio, assieme agli archi che le univano alle mura absidali. Le chiese russe adottarono la cupola sferica con tamburo e svilupparono un altro sistema d’appoggio, affine a quello delle chiese caucasiane: al posto delle colonne costruirono dei piloni; scomparve la necessità degli archi intermedi. A Kiev gli architetti si servirono delle mura absidali per aumentare la resistenza dei piloni su cui poggiarono la cupola.
I piloni, continuando nelle mura esterne, formarono dei pilastri che non furono altro che la loro logica derivazione. Conseguentemente il muro d’interstizio tra questi pilastri-piloni perdette il suo valore di sostegno e divenne soltanto il muro di separazione della chiesa dallo spazio esterno.
Il detto muro esterno fu diviso in 3, 4, 5 parti, a seconda della spartizione dell’interno della chiesa. Salvo queste variazioni, nel resto delle chiese russe seguirono abbastanza fedelmente la pianta generale delle basiliche bizantine.
Nell’alto per lo più dominavano le cinque cupole con quella centrale disposta sulla volta centrale a crociera e le quattro cupole laterali, ai quattro lati corrispondenti.
Tale distribuzione conferì alla chiesa l’aspetto di maggiore unità e di maggiore concentrazione. Dal lato occidentale quasi sempre fu costruito un portale preceduto da un “Nartece”, corrispondente al portico delle chiese latine nella prima era dell’edilizia cristiana.
Il lato absidale della chiesa verso l’oriente fu diviso in tre parti. La parte centrale destinata al “Santuario” ebbe a sinistra il così detto “Gertvennik” contenente gli arredi sacri necessari per la processione, ed a destra il “Diaconnik” ovvero il ripostiglio dei paramenti dell’officiante.
Il “Santuario” fu separato dalle navate mediante una bassa balaustra, prima origine della “Iconostasi”. La porta mediana della “Iconostasi”, riservata al sacerdote, fu denominata la “Porta Santa” o la Porta dello Tzar “Tzarskia Vrata”. Lo spazio riservato all’officiante, tra la “Porta Santa” e la navata, ebbe il nome di “Solea” (Soleia). La “solea”, sopraelevata di qualche gradino sul pavimento della chiesa, la “Porta Santa” e tutto il resto della “Iconostasi” diedero la possibilità e l’occasione di applicare su larga scala la pittura, l’intaglio su legno ed altre decorazioni artistiche che tuttora ravvivano quali gemme preziose le vetuste chiese russe. Ai due lati della “Soleia” furono situati i due “Cliros”, luoghi riservati alla lettura del Vangelo.
Tali elementi si concretarono in Russia nei secoli XI e XII, nelle chiese di Kiev, di Tcernigov, di Kanev, di Oster, ecc. Delle chiese di Kiev la più famosa è quella di S. Sofia, sormontata da 13 cupole e basata su pianta rettangolare; fu cinta da gallerie esterne che ne lasciarono libero solo il lato orientale ove sorsero cinque cupole disposte a semicerchio. Ad occidente si erge un maestoso porticato di porfido, con ai lati due torri rotonde comunicanti a mezzo di una scala a chiocciola con il palazzo attiguo.
Detta chiesa si avvicina al suo prototipo bizantino solo nello schema generale; i pilastri a fascio, le arcate cieche ecc. sono derivazioni dalla cattedrale di Korsun e da quelle dell’Armenia e della Georgia.
Nella prima metà del secolo XVII, S. Sofia di Kiev subì dei restauri che cambiarono tutto il suo aspetto esteriore ed un poco anche l’interno. In quel tempo fu costruito il secondo piano delle gallerie, le finestre furono allargate e furono aggiunti i contrafforti.
Attualmente la cattedrale è composta di nove absidi e di nove navate corrispondenti. Le navate esterne sono divise da arcate trasversali, le quali continuano nei contrafforti. Le volte sono a botte e gli archi a pieno centro. Nelle decorazioni murali, a mosaici e ad affreschi, si nota l’influenza dell’arte bizantina.

In alto: Tcernigov, Chiesa dei Santi Boris e Gleb, capitello romanico
A lato: Tcernigov, Chiesa di Santa Parascheva

A Tcernigov pure si sono conservati i monumenti religiosi del periodo granducale. Ci pervennero cinque imponenti cattedrali: tra le quali, già nominata e la più importante, quella della “Trasfigurazione”, che fu fondata da Mstislav Tcermnoi, principe di Tmutarakan, figlio di Vladimir il Santo. David Sviatoslavitch fondò la chiesa dei SS. Boris e Gleb (1220-1223). A Tcernigov sorge tuttora la famosa chiesa di S. Parascheva ed anche la cattedrale di Ovrutch. Detti monumenti indicano l’alto livello culturale cui era giunta Tcernigov: essi sono della stessa architettura delle chiese di Kiev, però ci pervennero in migliore stato, conservando quasi per intero il vecchio stile dell’XI e XII secolo.

Ovrutch, Chiesa di San Basilio

 

Note:
1. In M. Gibellino Krasceninnikowa, L’architettura russa nel passato e nel presente, Fratelli Palombi, Roma, 1963, pp. 9-16.
2. Variaghi – popolazione di razza scandinava, forte e bellicosa, che allora faceva delle scorrerie in tutta l’Europa.
3. Così erano chiamati gli antichi nobili russi.

 

 

 

 

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