ARTE E ARCHITETTURA > Enrico Guidoni, La costruzione di Mosca capitale, 1982 (1)

 

L’architetto Enrico Guidoni (1939-2007) è stato professore ordinario di Storia dell’Urbanistica a Palermo e a Roma, studioso di chiara fama, intellettuale curioso, collezionista e museografo appassionato. È stato inoltre autore e collaboratore di numerose opere – volte in particolare all’uso culturale e sociale dello spazio e del territorio e alle forme architettoniche non occidentali, al Medioevo – tra cui Architettura primitiva (Milano, 1975), Arte e urbanistica in Toscana 1000-1315 (Roma 1970), La città europea. Formazione e significato dal IV al IX secolo (Milano 1978), Storia dell’urbanistica. Il Cinquecento (Roma-Bari 1982) e Storia dell’urbanistica. Il Seicento (Roma-Bari 1979), questi ultimi due scritti in collaborazione con Angela Marino, sua compagna di vita e di studio, e molti altri.
Proprio dalla
Storia dell’urbanistica. Il Cinquecento è tratto il capitolo qui proposto, sulla formazione della città di Mosca durante il regno di Ivan il Terribile, racconto che ha il seguito nel capitolo dedicato allo Stato russo.

 

Durante il ‘500, il processo di espansione territoriale e di consolidamento dello stato, la trasformazione dell’armatura urbana, avviene nel regno russo con caratteri originali, dovuto a un relativo isolamento della Russia rispetto all’Europa, e ai caratteri particolari della sua evoluzione storica (2).
Come è noto, la penetrazione della cultura occidentale era iniziata alla fine del ‘400 (architetti italiani lavorano alla ricostruzione del Cremlino); ma per molti decenni questo fatto riguarderà soltanto la ristretta cerchia di intellettuali intorno al sovrano. Dalla metà del ‘500 in poi, un più stretto rapporto commerciale, economico, politico della Russia con l’occidente, produce una maggiore incidenza sull’urbanistica, che si concretizza nella fondazione di nuove città, nell’impulso dato alla colonizzazione interna in Siberia, nella costruzione di cinte in muratura, e nello sviluppo rapidissimo della capitale. Il contatto con l’occidente, alla fine del ‘500, costringe i sovrani ad adeguare ad una visione e ad esigenze più «moderne» il ruolo dello stato, e ad aggiornare con nuovi strumenti urbanistici l’armatura delle città, soprattutto per adeguarne le funzioni a quelle dei paesi nemici (fra i quali è soprattutto la Svezia); per un altro verso ciò provoca una profonda crisi delle campagne, che si potrebbe quasi prendere ad emblema della frattura fra la storia antica e moderna della Russia, che si può riassumere, a tutti i livelli, nel predominio della feudalità, attraverso i boiari, per tutto il tardo Medioevo, e poi nell’affermarsi dello stato assoluto.
Il filo conduttore della storia russa è in questo periodo il regno di Ivan il Terribile (nato nel 1530, incoronato nel 1547, morto nel 1584). La capitale aveva continuato a svilupparsi nella prima metà del secolo, con il proseguire dei lavori al Cremlino, circondato – fra il 1508 e il 1516 – da un terrapieno e da un fossato colmo d’acqua, e con la costruzione di una prima cinta muraria che racchiudeva anche un settore della città, detto Kitaigorod, sempre compreso fra la Moscova e la Neglinnaya. Questa cinta inizia la fase di accrescimento della città, favorita poi dalla politica dello zar Ivan. L’epoca di Ivan è segnata soprattutto dall’espansionismo militare, che raccoglie la eredità e i frutti di una tradizionale politica di indebolimento dei principati tartari; dal 1550 al 1556 cadono sotto Mosca il regno di Kazan (1552), poi quello di Astrakan (1556) situato verso sud, lungo il Volga, aprendo così al regno russo la possibilità di sbocco sul Mar Nero. Questi successi sono tuttavia preparati e sostenuti da una generale riforma dello stato, nei suoi aspetti giuridici, amministrativi, militari.
Quando Ivan si trova a dirigere le spedizioni di conquista dei Russi, punta verso il Baltico, scontrandosi con la resistenza efficace della Svezia e della Polonia, che, fra alterne vicende, riusciranno ad impedire che la Livonia cada in mano dei Russi. Nella fase finale del regno di Ivan, una volta bloccato l’ampliamento dei confini nel settore nord-occidentale e verso sud, i Russi riescono a sfondare verso est, avanzando nelle regioni siberiane, oggetto della colonizzazione per i successivi secoli (conquista del regno di Siberia del 1582). Queste vicende territoriali, e la tensione continua ad espandersi verso l’esterno, serviva anche a bilanciare una durissima politica interna dello zar. Il bilanciamento dei poteri fra i boiardi (ancora potentissimi feudatari) e lo zar, viene spezzato violentemente dallo zar, nel 1564, con l’approntamento di un nuovo meccanismo di amministrazione territoriale, il cui scopo è l’eliminazione dei boiardi dalla scena politica. L’operazione, chiamata opritchnina (= aree separate), riguarda l’affidamento di territori, strappati ai boiardi, alla gestione di nuovi quadri burocratici statali, che da questa operazione prendono il nome. Ai boiardi superstiti (poiché quelli che si opponevano a questo mutamento furono sterminati a migliaia), venivano assegnate le zemshchina, terre che, per un sottile calcolo politico, erano situate in territori di nuova colonizzazione, o comunque di frontiera, in modo da sradicare i boiardi dal loro originario tessuto feudale.
L’originario spirito della opritchnina, che doveva essere il reperimento rapido – senza gli intralci frapposti dai feudatari – dei fondi necessari alle guerre ed alle esigenze di spese o di lusso della corte, venne ben presto travolto dal sistema violento e terroristico con cui i piani venivano eseguiti dai funzionari militarizzati dello stato.
Nell’insieme, il regime pressoché ininterrotto di guerra, i grandi lavori pubblici (che attirano mano d’opera), l’istituzione del servizio militare obbligatorio, il popolamento delle nuove terre conquistate, lo sradicamento delle antiche strutture territoriali feudali (soprattutto con l’opritchnina), provocano una catastrofe agricola, con un massiccio abbandono delle terre da parte dei contadini. A questa situazione, di cui vi sono numerose e impressionanti testimonianze documentarie, lo stesso zar tenterà di porre rimedio, stabilendo gli anni «banditi» – il primo dei quali fu il 1581 – durante i quali era proibito ai contadini di cambiare sia terra che padrone. Ma la opritchnina, già abbandonata nel 1572, pur se i suoi effetti dureranno ancora a lungo, apre la strada ad un nuovo equilibrio sulla base dello stato assoluto, che ha gerarchizzato il vecchio territorio e anche le nuove zone di frontiera al predominio di una capitale, Mosca, le cui rinnovate strutture sono in grado di gestirle.
Malgrado tutto però, Mosca resta una città di 80-100.000 abitanti, costituita da un piccolo nucleo fortificato e da una grande area periferica con costruzioni prevalentemente di legno. Si è detto che, alla politica ed alle esigenze della opritchnina, corrisponde, nella struttura della città il nucleo reale e burocratico del Cremlino, mentre alla zemshchina, fa riscontro l’antico sobborgo di Bol’choi Posad, divenuto – dopo la costruzione delle mura del 1534-38 – il Kitaigorod, e costituito dalle strutture residenziali dei boiardi e dagli artigiani.
All’inizio del regno di Ivan (1547) un grande incendio, che fece migliaia di vittime, distrusse gran parte della città; il fatto dette comunque avvio a una ristrutturazione, pur condotta per nodi monumentali. Fuori della porta del Cremlino fu eretta la cattedrale di S. Basilio (1555-61), divenuta poi il simbolo stesso del regno di Ivan. Negli anni successivi, all’interno del Cremlino (1565) è costruito il palazzo delle Ambasciate, e all’esterno il palazzo della Stampa (Petchatny Dvor), dove viene edito il primo libro stampato a Mosca (1563-64). Nel 1571 scorrerie tartare danneggiano gravemente i sobborghi.
Non è un caso che dopo la morte di Ivan, la città di Mosca abbia avuto due successivi ingrandimenti della cinta murata, costituendo un caso parallelo a quello delle grandi esplosioni urbane occidentali come Roma ed Amsterdam. Fino ad allora la popolazione dei sobborghi, in caso di pericolo si rifugiava nella zona interna fortificata; con la costruzione delle cinte, viene fissata una gerarchia della città di tipo occidentale, per fasce concentriche. La lungimiranza di questa operazione fa comprendere come Mosca, al pari di altre capitali occidentali, sia concepita come centro di uno stato in espansione; i limiti non saranno valicati fino all’epoca moderna, come accadrà per il piano Sistino di Roma e per quello di Amsterdam. Probabilmente si vuole realizzare la «terza Roma», cioè Mosca come erede di Roma e di Bisanzio, secondo un mito molto usato dalla monarchia Russa dopo la caduta di Costantinopoli alla metà del ‘400. Formalmente l’ampliamento di Mosca somiglia all’impianto di Novgorod, sottomessa alla fine del ‘400, con una città sul fiume, cintata a mezzaluna, ed un sobborgo minore sulla riva opposta, anch’esso murato.
La prima cinta di Mosca, in muratura (1586-93), comprende una grande area sulla destra della Moscova, calibrata in funzione del fulcro ideale costituito dal S. Basilio. Contemporaneamente anche i sobborghi esterni a quello alla sinistra della Moscova vengono racchiusi in una rotondeggiante cintura in legno, con 57 torri, chiamata Scorodom (che significa costruita in un batter d’occhio, in fretta).

 

Note:
1. In E. Guidoni e A. Marino, Storia dell’urbanistica. Il Cinquecento, Roma-Bari 1982, parte III, cap. II, par. 7, pp. 454-456. Le note sono dell’Autore, si sono però corretti i refusi tipografici e completati i dati bibliografici ove mancanti.
2. Per le successive vicende di Mosca: E. Guidoni, A. Marino, Storia dell’urbanistica. Il Seicento, Roma-Bari 1979, pp. 282 sgg. In generale, E. A. Gutkind, International History of City Development, London-New York 1964-72, vol. VIII, 1972; Moscov. Monuments of Architecture of the 14th – 17th Centuries, Moscow 1973; M. Laran, J. Saussay, La Russie ancienne, IX-XVII siècle, Paris 1975.

 

 

 

 

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