ARTE E ARCHITETTURA > Enrico Guidoni, Mosca e lo Stato russo, 1979 (1)

 

L’architetto Enrico Guidoni (1939-2007) è stato professore ordinario di Storia dell’Urbanistica a Palermo e a Roma, studioso di chiara fama, intellettuale curioso, collezionista e museografo appassionato. È stato inoltre autore e collaboratore di numerose opere – volte in particolare all’uso culturale e sociale dello spazio e del territorio e alle forme architettoniche non occidentali, al Medioevo – tra cui Architettura primitiva (Milano, 1975), Arte e urbanistica in Toscana 1000-1315 (Roma 1970), La città europea. Formazione e significato dal IV al IX secolo (Milano 1978), Storia dell’urbanistica. Il Cinquecento (Roma-Bari 1982) e Storia dell’urbanistica. Il Seicento (Roma-Bari 1979), questi ultimi due scritti in collaborazione con Angela Marino, sua compagna di vita e di studio, e molti altri.
Proprio dalla
Storia dell’urbanistica. Il Seicento è tratto il capitolo qui proposto sulla Mosca del Cinquecento, che è il seguito del capitolo sulla sua formazione.

 

Lo Stato moscovita, che si è andato formando nel XVI secolo, si ingrandisce nel Seicento in due direzioni: verso il Mar Caspio, in direzione dello Stato turco, dove l’espansione avviene per progressivi avanzamenti della linea di frontiera fortificata, e verso oriente, in Siberia, dove lo sfondamento avviene rapidamente e con relativa facilità a causa della presenza di popolazioni meno forti e organizzate (2).
Nella prima fase della conquista territoriale (1648-54), la precedente linea fortificata a sud di Mosca è superata dalla espansione verso il Mar Caspio. Man mano che procedono nelle zone siberiane, i russi trasformano l’economia pastorale (i gruppi etnici conquistati sono in prevalenza popoli allevatori) in economia agricola.

Lo stato di Mosca nel Seicento: la conquista delle terre siberiane e la fondazione di nuove città: punteggiata l’area conquistata nel secolo XVII (da M. Laran, J. Saussay)

Sorgono così nuclei fortificati (in genere in legname e terra), disseminati in un territorio dalle risorse poco sfruttate e scarsamente abitato da popolazioni seminomadi. I centri sono costituiti di regola da una parte munita e fortificata e dai sobborghi più in basso, con una tipologia comune a tutte le regioni russe. Questi nuclei, chiamati ostrog, raramente hanno mura in pietra; il recinto racchiude tutte le strutture e le funzioni fondamentali dell’insediamento: la chiesa, il prikase (centro amministrativo), la sede municipale, il tribunale, il granaio, l’arsenale, la prigione, la casa del governatore e lo osadn dvor (letteralmente la «corte dell’assedio»), un locale dei dintorni per rifugiarvisi in caso di guerra o di sommosse (3).
È questo un tipo urbano diverso sia rispetto ai modelli dell’Europa occidentale sia a quelli della colonizzazione a suo tempo attuata nella nuova Spagna (e poi in parte matrice delle colonie nord-americane) dal reticolo insediativo rigido e la struttura rappresentativa articolata e unitaria delle piazze, le vie, gli isolati. Gli ostrog siberiani, sono essenzialmente nuclei fortificati, che però svolgono anche una essenziale funzione di tappe dei viaggi commerciali (vi transitano soprattutto pellicce), delle carovane, delle spedizioni di mercanti-imprenditori.
La capitale, Mosca, trae particolare vantaggio dalla colonizzazione della Siberia, e dal raggiungimento dello sbocco sul Pacifico, con la fondazione, in particolare, di Okhotsk (1649); dalla posizione isolata di «periferia del mondo», Mosca, con la conquista e l’impianto dei commerci nelle terre siberiane a oriente, si trova al centro di una vasta rete di scambi. Da questo incremento commerciale viene favorito lo sviluppo dell’industria pesante, in particolare della metallurgia, legata alla produzione di materiali per l’artiglieria. All’inizio del secolo infatti numerosi stranieri (prevalgono, anche qui, gli olandesi) in grado di investire capitali, vengono attratti dalla possibilità d’impiantare manifatture, specialmente a Toula (a sud di Mosca).
Nel 1632, lo zar Michele Fedorovich incarica il mercante olandese Vinnius ed il suo socio Akema, di allestire un gruppo di officine nei pressi di Tula, che fino alla fine del secolo vengono gestite dai primi imprenditori sotto il controllo dello Stato, per passare poi nelle mani di uomini della corte dello zar.

Lo stato di Mosca nel Seicento: la fabbrica metallurgica di Protva (ricostruzione di J.B. Vaklonov); si distinguono fra l’altro: 1-4, chiusa con porte in legno; 7, altoforno; 8-9, izbe per il riposo degli operai; 11, officina delle forge meccaniche; 12-16, altre forge; 26, dormitorio degli operai; 28, casa dell’intendente.

La struttura di queste prime fabbriche è molto complessa, con vari macchinari, fra cui mulini, altiforni ecc.; si tratta di veri e propri complessi industriali isolati dall’abitato e concepiti in maniera simile alle fabbriche moderne. A Protva, gli opifici sono costruiti lungo il fiume dove si scaricano le acque di rifiuto, a valle di una diga che crea un bacino ad altezza costante, e da cui viene presa l’acqua necessaria al raffreddamento delle forge. Manifatture come fonderie, vetrerie, tessiture, sorgono anche intorno a Mosca (4).
Dal punto di vista della conquista territoriale, i confini russi si consolideranno nell’ultimo quarto del secolo; nella prima metà di esso, particolarmente importante è la fondazione vicino al fiume Amur, lungo la frontiera con la Cina, di Khabarov (1649-1651) e Poliarkov (1644) (5).
Il sistema di colonizzazione siberiano riprendeva del resto il modo di costruire delle antiche città russe, le cui strutture fondamentali si riassumevano in un nucleo politico e militare, il Cremlino (il corrispettivo della «rocca» per l’area europea occidentale), circondato spesso dalla possad. L’abitato o la zona artigiana e commerciale, costituito da un «villaggio aperto». Durante il regno di Pietro il Grande, la generale «occidentalizzazione» condusse alla scomparsa dell’uso del Cremlino sostituito dalle cittadelle con funzioni e forme analoghe a quelle occidentali.

Mosca nel Seicento, con le diverse cinte fortificate (a partire dal nucleo più antico) e la localizzazione dei gruppi sociali ed etnici: I, Cremlino, II, Kitai-gorod; III, Bièly-gorod (città bianca); IV. Zemilianoi gorod (città di terra); V, quartiere di oltre Moscova. I cerchi neri indicano i «borghi neri» su terreni pubblici, i cerchi grigi i «borghi del palazzo» e di artigiani, i cerchi bianchi i «borghi bianchi» su terreni di proprietà ecclesiastica, i cerchi raggiati i borghi militari e degli strelitz, i cerchi a tratteggio i borghi di stranieri: 1-2 tedeschi; 3, greci; 4, tatari (da M. Laran, J. Saussay).

La configurazione urbana di Mosca all’inizio del Seicento, nel periodo cioè della guerra contro gli svedesi, si presenta assai complessa; due cinte di mura racchiudono la zona del Cremlino e la Kitai Gorod (Città della Cina), che sono il cuore antico della città. Fra il 1586 ed il ’93 era stata costruita la terza cerchia, Bièly Gorod (Città bianca), la cui costruzione si sovrappone a quella del quarto circuito (1591-92), Zemlianoi Gorod (Città di terra), in legno, con circa 60 torri, racchiudente anche l’area al di là della Moscova.
Fra la terza e la quarta cinta si estende una vasta fascia di suburbio, molto povera, cosparsa di casupole e capanne; questa immagine – disegnata da un viaggiatore agli inizi del Seicento – verrà poi inserita nell’atlante del Blaeu. L’area fra la «Città bianca» e la «Città di terra» è costituita da una serie di «borghi» (Sloboda) dai non definiti confini, distribuiti secondo la connotazione etnica ed artigiana e la proprietà dei terreni e delle case: alcuni sorgono su proprietà dello Stato, altri su proprietà ecclesiastiche. Vi sono poi i borghi militari, e i gruppi dei tatari nell’oltre Moscova. All’esterno delle mura sono insediati gli stranieri, i greci e i «tedeschi», termine con il quale vengono designati praticamente tutti coloro che provengono dall’Occidente europeo, fra i quali sono numerosi gli olandesi. L’insieme delle zone urbane periferiche è denominato possad. Le invasioni svedesi dei primi anni del secolo causano notevoli danni e distruzioni; alla fine delle guerre, sotto lo zar Michele Fedorovich (1613-45), inizia una attiva opera di ricostruzione e di ampliamento della città. Fra i quartieri danneggiati gravemente figura il Niemetskaia Sloboda (il Borgo dei tedeschi), che verrà rifondato nel 1652 dallo zar Alessio Mikhailovich e che avrà una parte determinante nella formazione di Pietro il Grande, come veicolo di contatto culturale con il mondo centro-europeo.
Nella ricostruzione intrapresa dallo zar Michele, molti edifici in legno vengono sostituiti da costruzioni in muratura; fra il 1637 e il ’40 si sostituiscono le mura bruciate con bastioni di terra, e nel 1643 viene chiamato da Strasburgo Falk Christler, un fonditore di cannoni e di campane, per elaborare il progetto del primo ponte in pietra attraverso la Moscova, che sarà realizzato solo alla fine del secolo.
Tuttavia il processo di unificazione della città è soltanto avviato, e prenderà corpo agli inizi del regno dello zar Alessio, con una serie di provvedimenti tesi a ordinare il tessuto confuso della possad, che sfugge ancora al controllo amministrativo e politico dello Stato. Il primo atto significativo in questo senso è il censimento per «fuochi» effettuato a scopi fiscali nel 1646-48. Ma la situazione resta ancora per molti anni estremamente frammentata:
Mosca ingrandiva a vista d’occhio; ingrandisce i suoi confini ed ingloba i villaggi. I nuovi arrivati abitano nelle bidonvilles di legno. Talvolta si trova un relativo benessere nei sobborghi che si estendevano dove viveva una piccola borghesia soggetta alle imposte, gli strelitz (soldati) che hanno il diritto di esercitare un mestiere congiuntamente al loro servizio, gli artigiani (6).

 

 

Note:
1. E.Guidoni, Mosca e lo Stato russo, in E. Guidoni e A. Marino, Storia dell’urbanistica. Il Seicento, Roma-Bari 1979, parte II, cap. II, par. 13, pp. 282-286. Le note sono dell’Autore, si sono però corretti i refusi tipografici e completati i dati bibliografici ove mancanti.
2. AA. VV., Histoire de la Russie, Paris 1932 (tomo 1°: Dalle origini a Pietro il Grande); G. V. Lantzeff, Siberia in the Seventeenth Century. A Study of the Colonial Administration, University of California 1943; R. Portal, Les Slaves, peuples et nations, Paris 1965.
3. Z. Schakovskoy, La vie quotidienne à Moscou au XVIIe siècle, Paris 1963, p. 36.
4. M. Laran, J. Saussay, La Russie ancienne. IX-XVII siècles, prefazione di F. Braudel, Paris 1975, pp. 277 sgg. e 289.
5. Per una campionatura dei centri fortificati siberiani, vedi E. A. Gutkind, International History of City Development, New York 1972, vol. VIII, pp. 281-90.
6. Z. Schakovskoy, La vie quotidienne à Moscou au XVIIe siècle, Paris 1963, p. 20.

 

 

 

 

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