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| ARTE E ARCHITETTURA > Anatolij Korolev, L’ortodossia, eterna chiave della cultura russa
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Croce o meno, il recente smontaggio di questa scultura a scopo di restauro e, soprattutto, l’inevitabile momento in cui le due statue cariche di pathos si sono trovate senza testa sono stati presentati dai nostri mass media con una nota di panico. L’ironia della sventura si è rotta nel momento in cui esso si è trasformata in collera ai piedi di questo colossale simbolo metallico. Se si volesse, vi si potrebbe vedere la segreta immutabilità di ogni totem nazionale, dove solo l’invulnerabilità alimenta il sarcasmo insensato della nostra stampa, ma quando questa invulnerabilità è messa in causa, il sarcasmo è rapidamente dimenticato! Oggi, come nel passato comunista, anche alcuni casi estremi – in particolare, la negazione totale della fede ortodossa – sono, di fatto, dei casi religiosi. Per esempio, un anno fa, al Centro Sacharov, è stata presentata al pubblico una scandalosa esposizione di icone ricoperte di iscrizioni oscene. L’evento si è concluso con l’attacco del pubblico indignato: i muri del Centro sono stati coperti a loro volta di ingiurie! Esempio di negazione della negazione, classico per la nostra cultura, dove le parti al cospetto si disputano, freneticamente, il buon diritto. È un’ortodossia inconscia, un’ortodossia a fianco di uno scandalo con essa stessa. Ma un rapido sguardo sulla scena moscovita basta a scoprire il quadro variopinto della coesistenza di tendenze apertamente ortodosse: gli studi di Anatolij Vasil’ev, (9) come la pièce dedicata al poeta Aleksandr Puskin, fanno appello ai canti religiosi, perché la recente messa in scena della prima rappresentazione in un teatro di Mosca ha stupito il pubblico per un angelo dalle enormi ali che beveva vodka prima di inviare ad patres (10) l’anima dell’eroina dello spettacolo. La penetrazione dell’ortodossia nella cultura moderna non assume in Russia soltanto forme evidenti. Notiamo la popolarità sorprendentemente non europea delle configurazioni classiche nel balletto moderno, o la spiritualità della musica d’avanguardia, per esempio nella creazione di Sofia Gubaidulina, (11) di Alfred Snitke (scomparso non molto tempo fa) (12) o anche della “Sinfonia del Mondo” di Aleksandr Bakca... Osserviamo lo stesso processo nel suo “aspetto nascosto”, ma sulla matrice della coscienza sociale non è meno evidente. Nel kitsch della letteratura a buon mercato, nell’immagine di un brigante alle prese con la feccia del mondo intero, qualunque storico di cultura distinguerà facilmente una replica del comportamento dei santi ortodossi, per esempio Aleksandr Nevskij. (13) E anche nell’immagine di una strega uscita da un thriller mistico si vedranno le caratteristiche delle veggenti ortodosse, la bulgara Vanga (14) o la beata Matrëna... (15) La loro cecità non fa che aiutarli a chiarire meglio i misteri. Infine, il culmine di questo pensiero contraddittorio è nel secolo scorso, ne Il Maestro e Margherita di Michajl Bulgakov. (16) Le matrici mentali subcoscienti dell’ortodossia sono fantasticamente vivaci, persino entro lo spessore delle variazioni satiriche sui temi satanici, ove il Principe delle tenebre finisce per diventare, nelle mediazioni, il cavaliere della Giustizia accanto alla Luce. Da oltre mille anni, l’oceano della cultura russa è illuminato da questa luce di salvataggio.
Note: 9. Anatolij Aleksandrovic Vasil’ev (1942) è nato nella provincia di Penza ed è cresciuto a Rostov sul Don, dove ha partecipato all’attività del teatro-studio dell’università locale, di cui frequentava la facoltà di chimica. Dopo la laurea e il tirocinio sulle navi nell’Oceano Pacifico, ha scelto di dedicarsi al teatro e ha frequentato, dal 1968 al 1973, il corso di regia del GITIS (Istituto Statale di Arte Teatrale) diretto da Marija Osipovna Knebel’ e Andrej Alekseevic Popov, figure di primaria importanza nella sua formazione. Lo spettacolo di esordio di Vasil’ev è stato A solo per orologio con suoneria dell’autore slovacco contemporaneo O. Zagradnik. Nel 1976 accetta di lavorare per il suo ex insegnante Popov, diventato direttore del Teatro Stanislavskij di Mosca, mettendo in scena drammi (di ispirazione simbolista o sociale) innovativi sia in termini di repertorio che di spettacolo. Il successo è enorme ma le autorità ostacolano l’attività teatrale fino alle dimissioni di Popov e alla disgregazione del gruppo. In seguito, Vasil’ev ha diretto altre opere – meno spettacolari – e ha tenuto dei corsi di regia in vari istituti. Nel 1986 il Soviet di Mosca ha aperto per Vasil’ev un nuovo teatro, la “Scuola d’arte drammatica” (nome proposto da Vasil’ev stesso), inaugurato con l’opera Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello. Dal 1995, dopo le alterne fortune che hanno seguito le vicende politiche e la regia in altri teatri, russi ed europei, Vasil’ev è tornato a rappresentare opere nel suo teatro, tra cui Il convitato di pietra ed altri versi, spettacolo basato sulla tragedia di Puskin, ma che include anche altri componimenti poetici dello scrittore russo. Uno scritto di Vasil’ev è alla pagina http://www.muspe.unibo.it/period/pdd/num05/5_rompe.htm (N.d.T.) 10. In latino nel testo. (N.d.T.) 11. Sofia Asgatovna Gubaidulina (1931) è nata nella Repubblica Tatara e ha studiato pianoforte a Kazan’ e composizione a Mosca. Dal 1992 vive in Germania. La sua opera compositiva è influenzata dal folklore russo, caucasico e asiatico, rielaborati in un personale linguaggio. (N.d.T.) 12. Alfred Garrievic Snitke (o Shnitke; 1934-1998), nato in Russia ma di origini tedesche ed ebraiche, studiò pianoforte a Vienna e a Mosca, dal 1948, direzione di coro, contrappunto e composizione. Dal 1961 al 1972 fu insegnante di strumentazione al Conservatorio moscovita e, nelle composizioni, sviluppò un proprio stile “partendo dallo spirito delle grandi cantate di Kabalevskij e di Khacaturian”. Dal 1973 al 1980 si dedicò quasi esclusivamente alla composizione, poi insegnò a Vienna e a Monaco di Baviera. Riccardo Chailly ha detto che Snitke è l’espressione buona dell’ultimo Sostakovic (o Shostakovich). (N.d.T.) 13. Aleksandr Nevskij (1220?-1263) fu principe di Novgorod dal 1245 e la Chiesa ortodossa russa lo canonizzò nel 1547. Aleksandr combatté contro gli invasori svedesi nel 1240 e si racconta che, la notte prima dello scontro decisivo, sulla riva della Neva gli apparvero i santi Boris e Gleb che gli promisero il loro appoggio. Aleksandr vinse e da allora fu soprannominato “Nevskij” (della Neva). Nel 1242 vinse anche contro la cavalleria dell’Ordine Teutonico e la vittoria fu considerata quella dell’ortodossia bizantino-russa sul cattolicesimo romano. Morì nella città di Gorodec (Gorodets), di ritorno dalla capitale dell’Orda d’Oro dove si era recato a consegnare i tributi richiesti dai Tatari, allora dominatori della Russia. Nel 1725 i suoi resti furono traslati a San Pietroburgo. (N.d.T.) 14. Vanga (Vangelia) Pandeva (1911-1996), viveva a Petrich, in Bulgaria. In seguito a una tromba d’aria che la investì, perse la vista a 12 anni. Cominciò a predire a 16 anni, ma i suoi poteri furono conosciuti dopo i trent’anni. La sua storia è ricca di profezie e di personaggi celebri che le chiedevano indicazioni: si racconta che Adolf Hitler lasciò la casa di Vanga di pessimo umore. Nel 1980 predisse con precisione la tragedia del sommergibile Kursk avvenuta vent’anni dopo; nel 1989 quella delle torri gemelli del World Trade Center di New Jork («I gemelli americani cadranno dopo essere stati attaccati dagli uccelli d’acciaio») del 2001; nel 1988 predisse l’ingresso della Russia nel G7 «ma bisognerà aspettare ancora a lungo prima che... verrà firmato un accordo definitivo di pace sulla Terra». La differenza temporale tra previsione e avvenimento e il linguaggio oscuro hanno fatto paragonare Vanga a Nostradamus. Tra le tante profezie, due aspettano di essere verificate: «I treni inizieranno a volare nel 2018, saranno alimentati dal sole. La Terra riposerà fino a quando cesserà l’estrazione del petrolio» (1960) e «Tutto si scioglierà come il ghiaccio e la gloria di Vladimir, la gloria della Russia saranno le sole cose che resteranno. La Russia non solo sopravviverà, ma dominerà il mondo» (1979), in quest’ultima resta da capire chi sia “Vladimir”, se il santo principe di Kiev, Lenin o Putin. (N.d.T.) 15. Per la biografia di santa Matrona: http://www.larici.it/ culturadellest/icone/matrona/index.htm (N.d.T.) 16. Michajl Afanas’evic Bulgakov (1891-1940) si laureò in Medicina a Kiev, Ucraina, e, arruolato come medico, andò nella regione caucasica, dove iniziò il lavoro di giornalista sotto il regime sovietico. Scrisse commedie, critiche letterarie, storie e traduzioni alcuni romanzi, molti dei quali non trovavano più pubblicazione, perché nel 1929 tutte le sue opere (satiriche contro il regime) erano state messe al bando. Allora scrisse a Stalin, che ammirava Bulgakov, chiedendogli di dargli la possibilità di andare all’estero oppure di lavorare e il dittatore gli telefonò in persona per offrirgli un lavoro al Teatro d’Arte di Mosca. Bulgakov è famoso per il romanzo satirico Il maestro e Margherita, considerato il miglior romanzo russo del XX secolo, che fu pubblicato nel 1967, quasi trent’anni dopo la sua morte, grazie all’editore Giulio Einaudi. Il libro girò prima clandestinamente in Unione Sovietica, poi venne pubblicato, censurato, a puntate sul giornale “Moskva”. (N.d.T.)
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