ARTE E ARCHITETTURA > Angela Marino, Mosca e la Russia nella seconda metà del Seicento, 1979 (1)

 

All’inizio del regno di Alexis (1645-76) le tensioni sociali nella capitale russa e in tutte le città commerciali si inaspriscono, a causa in special modo del disagio dei piccoli artigiani e commercianti, schiacciati dai privilegi e monopoli che favoriscono i ricchi mercanti e i Boiardi, la cui fortuna economica è fondata sulle proprietà terriere ma anche su altri investimenti produttivi.
A Mosca in particolare la formazione della possad (area residenziale periferica), dagli slabbrati contorni, all’esterno delle mura cittadine, è dovuta anche al tentativo di eludere i gravami fiscali. Alcuni impopolari provvedimenti, che colpiscono anche i militari, gli irrequieti strelitz, insediati nello Strelitzkaia Sloboda al di là della Moscova, sono adottati dal favorito dello zar, il potente boiardo Morozov, proprietario di 320 villaggi per un totale di 9.000 «fuochi» (circa 50.000 contadini).
La rivolta scoppia a Mosca nel 1648, estendendosi ad altre città, da Oustioug nel Nord-Est a Tomsk in Siberia, all’Ucraina. Represso dovunque il movimento culminò a Mosca con un incendio che – come racconta un membro della ambasceria svedese – viene appiccato dagli stessi servi di Motozov per fermare i rivoltosi:
L’incendio causò tali devastazioni che, nello spazio di qualche ora, ridusse in cenere la metà della città all’interno ed all’esterno della Cinta bianca. A partire dal fiume Neghinnaia, circa 24.000 case. Così furono bruciati e distrutti immensi tesori e ricchezze ed altre proprietà. Furono anche distrutte 500.000 tonnellate di grano (2).
La rivolta viene sedata con la promessa d’elaborare un nuovo codice e di riparare a Mosca i danni a spese dello Stato; il Codice del 1649 dà inizio alla cristallizzazione della fluidità dell’insediamento che caratterizza la struttura urbana di Mosca, e che si ripete, con altre forme, anche nelle campagne. Esso si basa sul censimento – il primo – del 1646-48 e segna in realtà una completa istituzionalizzazione di privilegi della nobiltà e dei grandi mercanti.
In definitiva si fissa, con l’imposizione fiscale, il contadino sulla terra del signore e il cittadino al luogo dove abita. La legge elimina anche ogni esenzione e privilegio derivante dall’occupare terre ecclesiastiche o feudali. Nelle disposizioni, valide per tutte le città, l’insieme della possad, suddivisa negli sloboda (borghi), è assoggettato a una imposta diretta da pagare allo zar (da cui sono esentati solo coloro che svolgono un servizio nell’amministrazione, o nell’esercito o a corte). Altre imposte devono poi essere pagate in proporzione al volume di affari di ciascuno, e si richiedono alcune prestazioni, quali l’obbligo a fornire uomini o cavalli allo zar.
Si tende a reintegrare nei borghi – e quindi nella giurisdizione della città – tutti gli abitanti gravitanti nelle periferie e fuor delle cinte. Il capitolo XIX dice esplicitamente:
I borghi franchi del patriarca, delle autorità ecclesiastiche, dei monasteri, dei boiardi […], dei membri della Duma e delle persone di ogni rango che nelle periferie si sono costruiti sulle terre del sovrano o sui territori bianchi (proprietà religiose) […] o senza l’autorizzazione del sovrano, dovranno essere inclusi nei sobborghi, senza ritardo ed irrimediabilmente, con tutti i loro abitanti e tutte le loro terre; e per il futuro sarà proibito costruire dei borghi franchi sulle terre del sovrano e acquistare terre nei sobborghi (3).
Ai mercanti delle corporazioni più ricche, residenti in altre città, è fatto obbligo di venire a risiedere a Mosca: la lenta unificazione, che vuole indurre la popolazione residente a radicarsi, conduce nel 1658 alla previsione della pena di morte per chi voglia passare da un agglomerato all’altro.

Mosca nella pianta del Miciurin (1739)
Il quartiere «tedesco» extraurbano di Nemetskaja (chiamato Lefortovo ai tempi di Pietro il Grande), nei primi del Settecento

Sotto il regno di Alessio Michailovich viene anche rifondato presso il fiume Jauza, ad est di Mosca il borgo per i «tedeschi», il Nemetskaia Sloboda (1652), per accogliere gli stranieri il cui insediamento era andato distrutto dalle invasioni degli svedesi. L’impianto è a strade regolari e diritte con influenza urbanistica occidentale, e si popola di belle case con giardini, abitate da ricchi mercanti e uomini d’affari. L’attrazione esercitata da questo concentrato di stranieri sui russi è molto forte, sia per la vita dai costumi più liberi rispetto alle rigide abitudini locali, sia per la possibilità di apprendere tutte le novità della moda e le meraviglie tecnologiche.
L’atteggiamento dei russi nei confronti degli stranieri oscilla fra la xenofobia, per lo scandalo che danno le loro abitudini, e lo appassionato interesse per la loro attività, il loro tipo di organizzazione, la presenza culturale che sanno imporre nelle città. Un prete croato, bibliotecario dello zar Alessio, ne fa un lucido quadro alla metà del secolo:
La xenomania […] è una passione insensata per i popoli e gli oggetti stranieri. Questa malattia mortale, quest’epidemia, ha infettato la nostra nazione slava tutta intera. Con il pretesto di fare del commercio, gli stranieri ci riducono a una povertà estrema […] Tutta la prosperità dello Stato […] è drenata dagli stranieri; essi lavorano come medici, posseggono miniere, fabbricano vetri, armi, polvere e molti altri prodotti. E questi specialisti non istruiscono mai la nostra gente, per poter continuare a raccogliere sempre da soli i loro profitti […] Essi commerciano liberamente in tutto il paese, comprano i nostri prodotti ai prezzi più bassi, vendendo a noi assai cari tanti oggetti inutili: letti, pietre preziose, vetri di Venezia (4).
La Nuova Nemetskaia, dove la zar vuole abitino gli stranieri di antica residenza, è descritta dal barone austriaco Mayerberg (che visita Mosca nel 1661) e pubblica sette anni dopo i suoi racconti di viaggio nell’Iter in Moscoviam, come un vero e proprio insediamento, con molte chiese e un aspetto europeo.
L’attività edilizia sotto lo zar Alessio tiene conto degli stranieri, a cui sono evidentemente legate le sorti commerciali del paese, anche nella costruzione in pietra del palazzo per gli ambasciatori. Alla metà del secolo sorgono anche palazzi privati, come quello famoso del mercante Kirilov, in pietra, riproducente lo schema della residenza dello zar al Cremlino: un palazzo collegato alla chiesa privata tramite un passaggio.
Il simbolo del consolidarsi dopo la metà del Seicento dei legami della Russia con l’Occidente, attraverso l’attività commerciale, è la costruzione del Gostiny Dvor (Corte dei mercanti), un complesso edificato in pieno centro di Mosca dal 1660 al ’65. Le caratteristiche dell’edificio sono simili anche ai grandi complessi del mondo islamico: un grande rettangolo con quattro torri angolari, organizzato razionalmente all’interno in magazzini, e aperto a tutti i mercanti stranieri. La Corte dei mercanti indica esemplarmente la trasformazione della capitale da amministrativo-militare, come residenza della corte, a città vera e propria con tutte le sue articolazioni (5). Dal 1680 all’‘83 – nei difficili anni della lotta alla successione, precedenti alla presa del potere di Pietro il Grande – sorgono altri edifici civili: l’ospedale e il grande tetro complesso dei Prikazes, l’insieme dei palazzi amministrativi.
Se, come si è accennato, nella seconda metà del secolo è forte la dipendenza tecnologica de russi dagli specialisti e tecnici occidentali è invece assai fiorente la Stamperia di Stato, una costruzione in pietra che occupa 150 persone e, oltre a numerose copie del Codice del 1649, e dei censimenti, stampa anche gli abbecedari che con altre opere di istruzione (cartografie, bibbie, libri di anatomia ecc.) vengono prodotti ad alte tirature e a prezzi bassi. Vi è compresa una serie di manuali di ispirazione «borghese» su come fabbricarsi una casa, essere un perfetto contabile ecc. (6).
In questi anni Pietro il Grande si forma a quella che è la sua vera scuola: il borgo dei «tedeschi», dove lo svizzero Franz Lefort (da cui in seguito il borgo sarà chiamato Lefortovo) e tecnici olandesi lo iniziano alla cultura e alle meraviglie dell’Occidente. Ciò costituirà per il futuro zar una fortissima fonte di ispirazione culturale e politica da contrapporre alla vecchia tradizione del palazzo e dei boiardi. Nei viaggi in Europa, Pietro lavorerà personalmente soprattutto nei cantieri navali (la costruzione di navi è una delle sue più grandi passioni) olandesi e vorrà puntigliosamente apprendere tutti quei «misteri» della tecnologia europea, nella cui ignoranza il bibliotecario di suo padre aveva acutamente individuato uno dei motivi chiave della dipendenza e del sottosviluppo delle popolazioni russe.

Mosca, chiesa della Natività della Vergine, della fine del Seicento
Mosca, campanile ottagono del grande complesso monastico fortificato di Novodevicij (costruito nel 1690)
Mosca, chiesa dell’Intercessione della Vergine, nel sobborgo di Fili (1693)

 

 

Note:
1. A. Marino, Mosca e la Russia nella seconda metà del Seicento, in E. Guidoni e A. Marino, Storia dell’urbanistica. Il Seicento, Roma-Bari 1979, pp. 560-567. Le note sono dell’Autore, si sono però corretti i refusi tipografici e completati i dati bibliografici ove mancanti. Angela Marino è professore ordinario di Storia dell’architettura alla Facoltà di Ingegneria edile-architettura presso l’Università de L’Aquila. Ha pubblicato diversi scritti, tra cui alcuni in collaborazione con Enrico Guidoni e Vittorio Franchetti Pardo.
2. M. Laran, J. Saussay, La Russie ancienne. IX-XVII siècles, con prefazione di F. Braudel, Paris 1975, p. 235.
3. Ivi, pp. 243 sgg., si pubblicano, tradotti in francese, ampi brani commentati del Codice del 1649.
4. Ivi, p. 313.
5. Ai problemi di storia urbanistica di Mosca e delle città russe sono dedicati i nn. 24 e 25 di «Arkitekturnoe Naslestvo», 1976-77; nel n. 25, in particolare: G. Ja. Mokeev, La tipologia delle antiche città russe; M.P. Kudrjavcev, La composizione spaziale del centro di Mosca nel XVII; T.S. Proskurjakova, La struttura urbanistica delle città-fortezza della Siberia (prima metà del XVII secolo-anni sessanta del XVIII). Nel n. 26 (1978): T.S. Proskurjakova, Vecchio e nuovo nell’urbanistica della Siberia (seconda metà del XVII e XVIII secolo). Vedi la segnalazione bibliografica completa a cura di P. Cuneo, in «Storia della città», 8, 1979, pp. 91-94.
6. Z. Schakovskoy, La vie quotidienne à Moscou au XVIIe siècle, Paris 1963, p. 190.

 

 

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it