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Cristina
Alloggio, Icone russe: i colori dell'invisibile
Riceviamo questo interessante inedito, che volentieri pubblichiamo,
dall'architetto Cristina Alloggio, docente e appassionata studiosa della
storia e della simbologia del colore. (1) Ogni assunto è rigorosamente
documentato da un'immagine esplicativa, visibile in grande formato cliccandovi
sopra.
Le icone, emanazioni nel mondo sensibile dei personaggi sacri
che vivono ormai in eterno nel Regno dei Cieli (Opie), sono
per lOrtodossia un ponte verso il mistero che unisce la natura
divina e umana del Cristo e fondano la loro essenza nel mistero dellincarnazione
del Figlio di Dio.
Binomio inscindibile di manifestazione artistica e mistero di fede,
mezzo di comunicazione tra colui che prega e Colui che è raffigurato,
le icone costituirono loriginale oggetto di devozione per generazioni
di fedeli, una sorta di sermone muto o preghiera visiva.
Il loro scopo non era illustrare il mondo reale ma trasmettere concetti
e idee di ordine religioso e morale superando le normali costrizioni
di materia, spazio e tempo attraverso raffigurazioni simboliche.

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Queste
immagini sacre il cui nome deriva dal greco eikón
(immagine o figura), rivelarono il loro valore artistico soltanto
agli inizi del Novecento, quando le perfezionate tecniche di restauro
portarono alla luce gli splendidi colori originali nascosti fino
allora sotto spessi strati anneriti della vernice protettiva chiamata
olifa. Solo in quel momento, rivelate nella loro autentica
veste, furono riconosciute come lespressione massima della
spiritualità dellOriente cristiano. |
Molto
arduo è il rapporto degli occidentali con questo oggetto di culto.
Infatti, mentre il nostro rapporto con liconografia pittorica
religiosa è principalmente di carattere estetico e fondamentalmente
estetica è la stessa esperienza del pittore, colui che scrive
unicona vive unesperienza intensamente mistica: quella di
rappresentare non delle figure ma delle emanazioni dellultraterreno.
Nelle chiese e nei monasteri dOriente gli iconografi sono sempre
uomini di grande fede: monaci o religiosi; il loro lavoro è frutto
di preghiera, digiuni e profonda meditazione e più della professionalità
in loro conta la santità.
Secondo le più antiche tradizioni, le prime icone che costituirono
i modelli ai quali i monaci iconografi dovevano far riferimento
erano antiche reliquie, e si consideravano figure formatesi miracolosamente,
definite acheròpite, cioè non dipinte da mano
umana.

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Il
culto delle immagini si diffuse nel mondo cristiano per rendere
tangibile la presenza della divinità, dei santi e del mondo
trascendente. La loro legittimità fu affermata solennemente
dal concilio di Nicea (787), che ne fissò anche rigide regole
esecutive, superando definitivamente la forte opposizione degli
iconoclasti grazie anche alla appassionata difesa di San Giovanni
Damasceno. |

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La
rigida obbedienza a quei canoni divenuti tradizione - tipologia
dei personaggi, schemi compositivi, regole cromatiche, ecc. - si
prolungò nel tempo, riflettendo la volontà e limpegno
di ogni iconografo a non scostarsi dallambito delleredità
lasciata da Cristo alla sua chiesa. |
Con
le immagini, i colori e la luce le icone dovevano comunicare ciò
che le sacre scritture narravano con le parole: non per nulla si parlava
non di dipingere unicona ma di scriverla.
In Russia, larte delle icone ebbe inizio fin dalla conversione
al cristianesimo iniziata intorno allanno Mille, quando il principe
di Kiev, Vladimir, si convertì prendendo in moglie una principessa
bizantina. Poco dopo il grande scisma staccò da Roma la Chiesa
cristiana orientale con centro a Bisanzio che si definì ortodossa
cioè custode della vera dottrina.

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A
Kiev, capitale del paese allora denominato Rus si
formarono atelier misti greco-russi che operavano su modelli bizantini
dalliconografia e dalla tecnica ormai consolidate. Con landare
del tempo, tali modelli si modificarono con lintroduzione
di elementi legati alle tradizioni religiose locali e allarte
popolare russa semplice e spontanea; si sviluppò così
un linguaggio artistico relativamente autonomo anche se in continuità
con la tradizione. In tale processo di trasformazione dei modelli
originali, ebbero importanza rilevante anche particolari circostanze,
quali le difficoltà delle comunicazioni, con la conseguente
relativa autonomia dal severo controllo di Bisanzio, e la prevalenza
delle popolazioni rurali. |

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Si
svilupparono, quindi, identità locali con linguaggi formali
particolari, come le grandi scuole di Kiev, capitale della fede
ortodossa russa, Vladimir, Novgorod e Pskov. Linvasione dei
Tatari ebbe come conseguenza uno spostamento dellattività
artistica verso le regioni del Nord, col prevalere della scuola
di Mosca. |
Nota:
1. Cristina
Alloggio è laureata in Architettura a Venezia e ha seguito corsi
di perfezionandosi in Didattica museale, Catalogazione beni artistici
e storici, Museologia e museografia demoetnoantropologiche. E' stata
responsabile dellArea Cultura allistituto del Colore di
Milano, per cui ha pubblicato articoli sulla storia e simbologia del
colore. E' docente di Didattica Museale nellindirizzo di Arte
e Disegno della SSIS (Scuola di Formazione per gli insegnanti della
secondaria) Università di Cà Foscari, Venezia e docente
alla Libera Università per i corsi di disegno su La decorazione
nella civiltà dellIslam e Motivi decorativi
dalla via della seta.
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