ICONE E RELIGIONE > Nicolas Brian-Chaninov, La Chiesa russa, 1928

 

Nicolas Brian-Chaninov, nella trascrizione francese, o Nikolai Valerianovich Bryanchaninov, in quella inglese, nacque in Russia nel 1874 e morì in Francia nel 1943. Dopo gli studi all’Università di Mosca, si recò all’estero (Germania, Svizzera e Francia) per specializzarsi in Teologia e Storia delle religioni, poi si recò in Palestina, Siria, Libano ed Egitto e nel 1912 ritornò in Russia, a San Pietroburgo, dove durante la Prima guerra mondiale fu traduttore per gli Stati Uniti. Finito il conflitto si trasferì a Parigi e cominciò a scrivere, oltre ai libri, numerosi articoli per i periodici francesi. Durante la Seconda guerra mondiale, dopo la morte della moglie, entrò in un monastero di gesuiti nei pressi di Parigi. Questa non fu una decisione dettata dal particolare momento, ma la scelta naturale, coerente di un profondo studioso del cristianesimo che i contemporanei ricordano come un uomo molto modesto, calmo, misurato, amante della solitudine e dai digiuni rigorosi. Tra l’altro non va sottaciuto che era parente di un uomo eccezionale – che lui non conobbe, ma che certamente influì sulla sua educazione – e cioè di sant’Ignaty Bryanchaninov (1807-1867), che fu archimandrita e vescovo e soprattutto prolifico autore di testi sul monachesimo e l’esicasmo.
Le opere di Nicolas Brian-Chaninov, scritte in russo o in francese, vertono su temi prevalentemente storici riguardanti la Russia pre-sovietica, tra cui sono le biografie Alessandro I, Caterina la Grande e altri due che sono stati tradotti in lingua italiana: La Chiesa russa (Francia 1928; Italia 1931) e Storia di Russia (Francia 1929; Italia 1940).
Al contrario di Storia di Russia, più volte ristampato, La Chiesa russa è oggi introvabile, eppure è molto interessante per gli studiosi, nonostante il taglio “ecumenico” che già nella prefazione viene reso esplicito. Infatti, l’obiettivo era quello di far conoscere al lettore la religione ortodossa ufficiale e, al suo interno, di mostrare come le divergenze con la religione cattolica romana non fossero così insormontabili da non far sperare una riconciliazione, cosa peraltro ovvia se si considera che il libro faceva parte di una collana di letteratura cattolica corredata di imprimatur ecclesiastico. Tuttavia, in esso risalta soprattutto il gran lavoro di analisi storico-critica del ruolo svolto dalla Chiesa cristiana (ortodossa, cattolica e protestante) in Russia, ruolo che, a seconda delle epoche e dei luoghi, è risultato trainante o trainato dall’Impero. Di conseguenza, il libro, ricchissimo di citazioni e note bibliografiche, non racconta solo le “cose belle”, ma descrive puntigliosamente fatti e persone all’interno del tempo e della cultura del momento, quindi anche intrighi, retroscena e curiosità che, di solito, mancano nelle trattazioni similari, ma che rendono più comprensibili le vicende recenti, oltre che passate. Rilevante, infine, è la bibliografia che elenca oltre centoventi titoli editi in cinque Paesi.
La trascrizione del testo è fedele alla traduzione italiana dell’edizione francese, compresi refusi e traslitterazione diversa. Nell’originale, le note sono di tre tipi: a pié pagina, in mezzo al testo (come nota bibliografica o rimando: Vedere…) e a mo’ di appendice in fondo al capitolo (Nota A, B…). L’unica variazione introdotta è nella numerazione delle note a piè pagina, diventata progressiva per ovvi motivi d’impaginazione.

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