ICONE E RELIGIONE > Antonio Calisi, L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina, 2000 (1)

 

La parola sindone deriva dal termine greco sindon, che era usato nell’antichità per indicare un pezzo di tessuto riservato ad un determinato uso, ad esempio un lenzuolo. Oggi, per Sindone, intendiamo il lenzuolo conservato a Torino e venerato per secoli da molti cristiani come il sudario funebre di Gesù Cristo. Esso è un pezzo di stoffa rettangolare di puro lino tessuto a spina di pesce che misura m 4,36 di lunghezza e m 1,10 di larghezza. Su una sola faccia del telo è impressa l’immagine, simile ad un negativo fotografico, di una persona in prospettiva frontale e posteriore; l’uomo era probabilmente alto circa 1,78 m e riporta tracce coincidenti con le piaghe di Gesù e descritte nei Vangeli.
Le prime testimonianze certe della Sindone risalgono al 1354; allora essa era probabilmente di un nobile francese, Goffredo di Charny. Nel 1453 passò ai Savoia, che la custodirono per un certo periodo a Chambéry, in Francia, dove fu compromessa da un incendio; la Sindone fu infine trasferita nella cattedrale di Torino dove da allora è conservata. Nel marzo del 1997 è scampata ad un altro incendio che ha demolito la cappella dove era conservata. Esistono molte ipotesi opposte su come sia stata prodotta l’immagine: è stato indicato che si trattasse di una figura dipinta, ma i periti affermano che un pittore del Medioevo non avrebbe mai potuto creare quel tipo di immagine, al “negativo” e per di più non vi sono tracce di pigmenti pittorici. Nel 1978 un gruppo di ricercatori ha riconosciuto gocce di sangue umano sul tessuto, provando che le impronte sulla Sindone devono essere state lasciate in qualche modo da un corpo umano suppliziato.
Mettendo da parte tutti gli studi scientifici che riguardano la Sindone, in questa sede ci occuperemo di come l’immagine del Salvatore impressa sul sacro Telo abbia influito sull’iconografia cristiana.

 

 

Note:
1. A. Calisi, L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina, in “L’amico dell’arte cristiana”, Milano, n. 3, 2000, pp. 37-46. Antonio Calisi (1967) è laureato in Teologia ecumenica ed è iconografo a Bari.

 

 

 

 

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