ICONE E RELIGIONE > Panayotis Christou, La vita monastica nella Chiesa ortodossa orientale, 1964 (1)

 

Panayiotis Christou (1917-1996) fu teologo e, dal 1954, professore di Patrologia presso la Facoltà Teologica di Salonicco, di cui fu preside nel 1963-1964 e rettore nel 1966-1967. A Salonicco fu il primo direttore dell’Istituto di Studi patristici (1966-1989) e del Centro di studi teologici e agiografici di Salonicco (1989-1994). Fu anche ministro della Grecia del Nord (1966-1967) e della Pubblica Istruzione (1973-1974), periodo in cui ripristinò la Carta della Chiesa che era stata abolita nel 1967 e rimosso molti vescovi. Nel 1974, tornata la democrazia, Christou riprese l’insegnamento e si dedicò agli studi patristici e pubblicò numerosi scritti, tra cui le biografie di san Basilio Magno e di Gregorio il Teologo e, in cinque volumi, tutte le opere di san Gregorio Palamas (Salonicco 1962-1992).

 

L’origine della vita monastica
Durante il IV secolo sorse, all’interno della Chiesa, un forte movimento di ritiro nel deserto dalla società organizzata, movimento che ebbe una maggiore crescita nel periodo successivo. Per interpretare il rapido apparire di questo movimento, gli storici hanno proposto diverse ipotesi, due delle quali sono le più accreditate. Secondo la prima, la vita monastica ha avuto origine nelle religioni orientali, in cui si praticava l’ascetismo dai tempi antichi, tanto in assoluta solitudine quanto nei monasteri. La seconda suppone che la vita monastica abbia fornito una via di fuga quando il contatto tra cristianesimo e mondo civile causava la decadenza delle norme morali.
La prima ipotesi manca di fondamento, perché non è mai stato scoperto, storicamente, un collegamento tra l’ascetismo orientale e la vita monastica cristiana. Infatti, se il cristianesimo avesse ricevuto tale influenza, questa sarebbe provenuta dai gruppi ascetici della setta degli esseni, nel cui ambiente era sorto il cristianesimo, ma la vita monastica è nata dopo la scomparsa delle comunità essene. Ciò non significa, ovviamente, che, nelle sue tappe successive, la vita monastica non abbia avuto qualche caratteristica in comune con le comunità essene e i neopitagorici. La seconda ipotesi è anch’essa inaccettabile, perché esistevano numerosi eremiti che vivevano all’aperto anteriormente al riconoscimento del cristianesimo da parte di Costantino il Grande.
La vita monastica è un modo di vita che sorse all’interno della Chiesa e si sviluppò organicamente portando all’estremo i principi della morale cristiana. Infatti, benché il cristianesimo non fosse sorto come una filosofia pessimista, né con la pretesa di sciogliere la società, esso si reggeva su principi diversi da quelli della società del tempo e pose la sua totale attenzione sul centro della vita, disinteressandosi del resto. Per l’uomo ha un valore supremo l’anima, al di là della quale il mondo intero è poco importante. «Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?» (Mt 16,26). Le cose del mondo terreno complicano i movimenti dell’anima, perché essa viene soffocata dai beni di questo mondo che le si accumulano intorno impedendone lo sviluppo in modo armonioso. Di conseguenza, all’uomo attende una lotta difficile per liberarsi del suo io più debole, quello che appartiene a ciò che è mondano, e per sviluppare il suo io superiore e ideale, che gli permetterà di presentarsi con vigore dinanzi a Dio. In questo sforzo, come ha detto Gesù Cristo, l’uomo deve sottomettere se stesso e i propri atti a un severo esame, deve allontanarsi dai beni mondani per ottenere il tesoro celeste e deve sottoporsi alla prova della sofferenza per purificare la sua volontà.
Basandosi su questi principi, i primi cristiani vivevano in accordo con un disegno morale eccezionalmente elevato; ma alcuni di loro vollero provare un’austerità maggiore: si privarono di altri beni e si sottoposero a una maggiore automoderazione, con il digiuno e l’orazione. Per un cristiano il matrimonio è qualcosa di onorabile, un grande sacramento, ma non cessa di essere un’istituzione di questo mondo, mentre in quello lontano gli uomini vivranno come angeli. Per questa ragione, alcuni cristiani lo evitavano appena possibile; altri cercavano o lo sostituivano con una specie di matrimonio spirituale, in cui uomo e donna vivevano in purezza (1Cor 7,36 ss.). Molte vedove evitavano un altro matrimonio e le vergini rifiutavano con decisione di sposarsi. Queste donne si organizzavano in società speciali, sia per assicurare la propria protezione, sia per fare della loro attività un lavoro sociale. È qui dove troviamo la prima forma di vita monastica, sviluppatasi in seno alla comunità cristiana organizzata.

 

 

Nota:
1. In The Orthodox Ethos: Studies in Orthodoxy, Oxford, 1964 vol. 1. Traduzione e ricerca immagini: © associazione culturale Larici, 2007.

 

 

 

 

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