ICONE E RELIGIONE > Jean-Pierre Emile Dupré de Saint-Maure, La religione, 1829 (1)

 

Il cavaliere dell’Ordine reale della Legione d’onore, Jean-Pierre Emile Dupré de Saint-Maure (1772–1854), fu il primo a tradurre alcuni brani delle opere dei poeti russi, tra cui la favola in versi Ruslan e Ludmila di Puskin, e a presentarle in Francia nella Anthologie russe, suivie de poésies originales (1823). A Dupré si devono anche i sei volumi dell’opera L’hermite en Russie (da cui è tratto il capitolo qui presentato, opportunamente annotato) nei quali descrisse luoghi, persone, monumenti, usi e costumi che ebbe modo di vedere e sentire durante i quattro anni di permanenza in Russia.

 

La Chiesa greca non riconosce il papa come capo supremo della Chiesa. Condanna l’aggiunta che la Chiesa latina ha fatto al simbolo di Costantinopoli, per esprimere che lo Spirito Santo procede dal Padre, e nega che si possa consacrare con il pane azzimo. La comunione si fa sotto le due specie; anche i bambini in tenera età sono ammessi alla confirmazione e alla comunione e succede spesso che i due sacramenti siano loro amministrati con il battesimo. Nel clero, non ci sono che vescovi, archimandriti e i monaci che non si sposano. Ecco, per quel che so, i punti principali sui quali la Chiesa greca differisce dalla nostra.
Quando i missionari russi vanno a propagare la fede in Siberia, come in molte di queste contrade selvagge, non possono procurarsi il vino, né portarne con loro, perché gelerebbe, perciò danno la comunione sotto la sola specie del pane; la Chiesa ha previsto questo caso che si presenta sovente. I preti portano in una scatola stretta al petto, un pane consacrato. Quando i catecumeni sono giudicati degni di avvicinarsi alla santa tavola, si conferisce loro il sacramento con una frazione di pane bagnato nell’acqua benedetta: questa tolleranza s’estende ai malati di campagna, troppo lontani da città e borgate.
Il concilio che ebbe luogo sotto il regno dello zar Aleksej Michajlovic (2), dichiarò buono e valido il battesimo ricevuto in tutte le comunioni cristiane. Così, le principesse di Germania, luterane o calviniste, che sposano dei granduchi, sono considerate battezzate e non ricevono che il sacramento della confirmazione; questa cerimonia precede quella del matrimonio, o si combina con esso.
All’interno delle chiese greche, non ci sono né sedie, né banchi, tutti restano in piedi senza distinzione di posti; le genuflessioni sono rare, ma le prosternazioni si moltiplicano all’infinito e le si chiamano pokloni (3). Ogni specie di strumento è interdetto, anche l’organo, ma la perfezione dei canti non li fa affatto rimpiangere: niente eguaglia questa pia e toccante melodia. L’altare è piazzato dietro a quella che viene chiamata porta santa; questa porta resta chiusa per gran parte dell’Ufficio divino, durante la consacrazione e la comunione, e si apre non appena il celebrante si è comunicato e benedice gli assistenti con il calice.
Le cerimonie di rito greco si distinguono per la pomposità e la maestosità. Gli abiti sacerdotali riccamente bordati, la lunga barba e i capelli ondeggianti danno ai preti un aspetto venerabile. Le immagini decorano la porta santa e, nelle grandi parrocchie, i muri del santuario brillano di pietre preziose, d’oro e d’argento: la chiesa di Kazan’ è una delle più ricche.
La Chiesa russa prega per i morti, sebbene non riconosca il purgatorio: essa ammette che le anime, prima di entrare in paradiso, passino per nove gradi (tarstwa (4)), in ciascuno dei quali il peccatore rende conto delle proprie azioni in vita.
La Chiesa prescrive quattro quaresime: quella che precede il tema pasquale comincia a mezzanotte, il giorno della domenica di grasso, e dura sette settimane.
L’astinenza ordinata dal rito greco è estremamente severa: il pesce, il burro, le uova e il latte sono proibiti. Molta gente usa del latte di mandorle per bere il tè. Le persone altamente devote portano lo scrupolo fino a proibirsi gli alimenti caldi. Il cibo abituale si compone di funghi, barbabietole, cavoli acidi, cetrioli in conserva, cipolle, carote, rape, frutta secca ecc; per cucinare e condire si usa l’olio. Le domeniche e il giorno dell’Annunciazione, l’uso del pesce è permesso. L’aristocrazia non si costringe a tale austerità, ma il popolo l’osserva rigorosamente, soprattutto durante la settimana santa.
La seconda quaresima si osserva nel periodo che precede le feste di san Pietro e san Paolo; la sua durata dipende dal ritardo o dall’anticipo della Pasqua: quindici giorni o tre settimane. Sono imposte le stesse privazioni, ma sono osservate con meno scrupolo: al popolo è concesso il pesce.
La terza quaresima dura dal 1° agosto fino al 15, giorno dell’Assunzione.
La quarta è quella dell’Avvento; comincia il 14 novembre, e dura fino a Natale; queste ultime due non variano mai di epoca e di durata. I giorni di magro, in tutto l’anno, sono il mercoledì e il venerdì, a eccezione delle settimane di Pasqua e la penultima settimana di carnevale; il giorno dell’esaltazione della croce e della decollazione di san Giovanni Battista sono dedicati al magro, anche quando essi si presentano di domenica.
Durante la grande quaresima (5), ciascun fedele fa le sue devozioni; la Chiesa non rende questo dovere obbligatorio durante le altre tre quaresime. Però nessuno, grandi o piccoli, viene esentato dall’avvicinarsi alla santa tavola almeno una volta l’anno; le eccezioni sono infinitamente rare (6). Si potrà giudicare l’impegno, che i Russi mettono nel compimento di questo dovere, quando si saprà che tra parenti ed amici intimi si usa andare a congratularsi, il giorno o l’indomani, con colui che ha fatto la sua pasqua; e lo avvicina dicendogli: pozdrawlaiou, waspritshaswchis, swiaticktaia (mi complimento con voi per esservi comunicato (7)).
Durante tutta la settimana santa, ciascuno vive ritirato in famiglia; le relazioni di società sono interrotte. Sarebbe sconveniente presentarsi ai Russi; essi consacrano esclusivamente questi otto giorni ai pii esercizi; non ci sono nemmeno concerti spirituali.
Durante le quattro quaresime, gli spettacoli sono interdetti; ma durante quella che segue il carnevale ci sono dei concerti fino alla settimana santa: è l’epoca scelta dagli artisti stranieri per farsi ascoltare.
Una cerimonia imponente segnala la prima domenica della grande quaresima. Il metropolita, accompagnato da monaci e archimandriti, si reca alla cattedrale per procedere alla cerimonia dell’anatema (pravos-lavié ortodoxia (8)); esso si lancia contro gli eretici, i cospiratori, i traditori della patria ecc. Questa cerimonia può offrire una singolare contraddizione: per esempio, il celebre Mazeppa (9) fondò molte chiese, così se l’anniversario di una fondazione coincide con la prima domenica di quaresima, succede che, lo stesso giorno e nello stesso tempio, si pronuncerà l’anatema contro questo transfugo dell’armata rossa e si pregherà per il riposo dell’anima del fondatore della chiesa.
Tutti i traditori e i fondatori delle eresie sono nominati ad alta voce; durante l’enunciazione di questa lista, ogni membro del clero tiene una torcia che rovescia e spegne, mentre il coro ripete: anathema. Si canta quindi un requiem generale per coloro che servirono gloriosamente la Chiesa e la patria. Tale solennità è così tanto notevole che esistono poche nazioni più partecipi della nazione russa, senza l’eccezione dei preti che talvolta li si vede esagerare questo sentimento. Nella Chiesa russa meridionale, un viaggiatore incontrò due pope, che facevano la questua per aiutare dei poveri Tatari nella costruzione di una moschea. L’immensa via della Prospettiva si chiama anche via della Tolleranza, ed è il suo giusto titolo perché vi si trovano, a poca distanza gli uni dalle altre, la chiesa russa, la chiesa cattolica, quella degli aarmeni, il tempio dei calvinisti, quello dei luterani, e credo anche una moschea.
Ci sono scismi in Russia come presso i popoli meridionali. Il concilio riunito da Aleksej Michajlovic, padre di Pietro I, fu l’origine di una eresia. Il motivo di tale assemblea fu la revisione dei libri santi dove si trovavano dei grossolani errori causati dall’ignoranza e dall’enorme numero di copisti. Alcuni uomini del popolo, molto superstiziosi e smarriti in perfide suggestioni, ritenevano che i libri fossero stati direttamente mandati dallo Spirito Santo e che l’alterazione del loro testo fosse un sacrilegio. Presto questi clamori partorirono una specie di setta , che dichiarò di non riconoscere i libri corretti dal concilio (10). Si volle imperversare contro questi insensati, ma, come sempre accade, i mezzi di rigore aumentarono il loro numero. Tuttavia la clemenza non riuscì a far meglio. Questa ribellione al culto dominante esiste ancora e il governo la tollera. Essa è suddivisa, poiché è nel destino di tutti gli eretici di mancare di unità. Gli uni si avvicinano in qualche modo alla religione ufficiale per l’effetto di mutue concessioni. I loro preti si fanno consacrare dai vescovi; alcune leggerissime sfumature nel rito li separano dalla Chiesa russa, ma essi non riconoscono che i libri antichi, tal quali erano prima del concilio di cui si è parlato. Gli altri sono dei preti che non sono riconosciuti dal santo sinodo. Questi settari, appartenenti pressoché tutti a una classe ignorante e miserabile, sono spesso confusi per la scelta dei loro popi, allora accettano i servizi di un ufficiante licenziato o di un soldato disertore, rifugiatosi nei loro monasteri. Essi fanno loro esercitare le funzioni sacerdotali: la scienza del leggere e dello scrivere è la sola che si esige da questi pope improvvisati. Questa setta non può far riconoscere i suoi matrimoni dal sinodo né dai tribunali. Il governo li ha tacciati di illegittimità. Così i settari si mostrano molto accurati nell’evitare le procedure e tutto ciò che può metterli in contatto con l’azione delle leggi. Essi sono dei diaconi (diakonotchina (11)), tuttavia si dedicano all’esercizio del loro culto sotto la protezione del governo.
Una classe di eretici è totalmente separata dal culto cristiano, riconosce soltanto Dio come autorità divina e terrestre e presta giuramento soltanto al sovrano. Le si permette di sottrarsi alla legge dell’arruolamento, dietro offerte di danaro. La disciplina di questa setta, chiamata Doukhobortsy (12), permette il matrimonio tra fratelli e sorelle. Il governatorato non ha da lagnarsi da quando l’ha colonizzata e isolata dalla società. Le sue istituzioni mostrano qualche affinità con quelle dei Fratelli moravi. (13)
Lo sbaglio più bizzarro e deplorevole di una di queste sette è di condannarsi a delle mutilazioni, assimilandoli ai guardiani di un serraglio, che non impedisce loro di maritarsi (14). Le loro donne, trascinate nello stesso fanatismo, impiegano mezzi anche violenti per non rompere il voto di castità. Gli uomini, egualmente sconfessati dalla religione e dalla natura, non si sposano che per vivere in comunità di interessi e di sentimenti fraterni. Si suppone che queste unioni non siano mai disturbate da baruffe, poiché l’amore non esiste affatto, l’uomo non è accecato prima del matrimonio e non può disturbare la pace domestica: così si spiega l’armonia di questi strani matrimoni. Nelle passeggiate pubbliche, qualche volta mi sono state mostrate queste coppie sterili, senza dubbio noi li compatiamo molto più di quanto si compiangano essi stessi: sui loro volti c’era impresso un misto di soddisfazione e di ilarità.
Sotto il regno di Elisabetta, si formò una setta di Russi ebraizzata, che ammetteva soltanto il culto di un unico Dio, e quello della natura come Divinità subalterna (15). Il governo fu intollerante con essa, impiegò la violenza per riportare quegli uomini in seno alla religione cristiana, ma essi subirono la persecuzione con una forza di carattere e un disprezzo della morte che finì per scoraggiare i persecutori. Gli abitanti di un villaggio si bruciarono nei pozzi che loro stessi avevano riempito di materiali infiammabili.
Le persecuzioni che subirono tutte queste diverse sette, sotto i regni precedenti a Caterina II, procurarono delle emigrazioni; un gran numero di famiglie si stabilì nelle contrade polacche confinanti con la Galizia (16). L’imperatrice, afflitta da questo spopolamento, pubblicò, nel 1763, secondo anno del suo regno, un manifesto che garantiva a queste popolazioni la libertà di coscienza e la piena tolleranza nell’esercizio del loro culto. Ella fece ancor di più: propose loro delle concessioni di terreno per stabilirvi la residenza, principalmente nel governatorato di Saratov. L’amore del suolo natio e una fiducia illimitata nella parola della loro sovrana li fecero ritornare in Russia. Finché Caterina visse, la loro esistenza fu dolce e tranquilla, perché tutte le disposizioni del manifesto erano strettamente osservate. Ma l’imperatore Paolo, conosciuta la loro speranza di ricondurre il culto greco, utilizzò la costrizione e la via del rigore, ma queste misure non riuscirono a niente e si finì di rinunciarvi.
Queste prove infelici non si sono più rinnovate. Anzi, Alessandro (17) aumentò il benessere di questa piccola parte dei suoi sudditi, assegnando loro delle nuove abitazioni nel governatorato di Ekaterinoslav e di Cherson.
Ma ci vorrebbe indulgenza per gli uomini che sbagliano e non sarebbe sconveniente che entrasse nei doveri di un governatorato impedire il più possibile che le sette si moltiplichino e si suddividano all’infinito, poiché esse sono un principio di infelicità e di disordine. Sotto questo aspetto, i depositari del potere si smarrirono ancora in questi ultimi tempi e contribuirono, di certo involontariamente, a riscaldare lo spirito di setta e a creare nuovi proseliti a credenze nuove e assurde.
Originariamente la Bibbia era scritta in lingua slavone, con tutta la maestosità, la riservatezza e il pudore di questa lingua. Si propose di tradurla in russo rispettando il testo slavone: ciò fu fatto. Qualche tempo dopo, la si diffuse a casaccio, con una tale stravagante profusione che un giornale inglese scrisse: «Si avvicina il momento in cui la Russia, liberata dalle oscurità della superstizione, si eleverà all’altezza della religione riformata». Il giornalista di Londra era un vero stregone. Una parte della profezia si compì: una moltitudine di gente superò anche le sue speranze. I paesani di molte province abbracciarono la religione giudaica. Questa apostasia divenne di moda nei reggimenti dell’armata, cosa che era stata prevista dai loro capitani, quando, con loro grandissimo rammarico, videro arrivare enormi carichi di traduzioni della Bibbia accompagnati dall’ordine di distribuire un esemplare a ciascun soldato. L’effetto fu elettrico, si patirono tutte le pene del mondo per calmare l’influenza di questa lettura e per moderare lo slancio degli spiriti verso il cambiamento di religione. Onore al genio del ministro incaricato, che concepì il progetto di questa sublime munificenza. La Russia gli sarà obbligata di aver visto allargarsi il cerchio delle eresie e aumentare il numero di mutilazioni nelle campagne e nei reggimenti.

 

Note:
1. Jean-Pierre Emile Dupré de Saint-Maure, La religion, in L’hermite en Russie, ou Observations sur les moeurs et les usages russes au commencement du XIXe siècle [L’eremita in Russia, o Osservazioni sui costumi e le usanze all’inizio del XIX secolo], Pillet Ainé, Paris 1829, tomo II, n. XXXVIII, pp. 124-137. Traduzione dal francese e note: © associazione culturale Larici, 2007.
2. Aleksej I fu zar di Russia dal 1645 al 1676. Nel 1651 nominò capo di gabinetto il patriarca Nikon, che approfittando di tale posizione mise in atto, con l’appoggio imperiale, la riforma delle Chiesa ortodossa. (N.d.T.)
3. Poklony: archi, inchini. (N.d.T.)
4. Mytarstva: calvario. Secondo una credenza, non ufficializzata dalla Chiesa, le anime dei morti devono sostenere delle prove riferite a specifici peccati (di solito venti e non nove, come detto nel testo) durante le quali angeli e diavoli indicano le opere buone e cattive del defunto. Se le opere buone superano le cattive, l’anima può accedere al paradiso. (N.d.T.)
5. La “Grande quaresima” corrisponde al periodo precedente la Pasqua. (N.d.T.)
6. È permesso credere che l’assenza di libri empi e immorali favorisca questa fedeltà del popolo russo alle regole della sua religione. (Nota dell’Autore)
7. Come per tutte le parole russe, l’Autore segue la fonetica resa in francese. La frase potrebbe essere pozdravljaju vas poluciv svyatogo prichastiya (mi complimento con voi per aver ricevuto la santa comunione). (N.d.T.)
8. Pravoslavie ortodoksija. Pravoslavie è la traduzione slava di ortodoksija (termine derivato dal greco), quindi entrambe le parole significano “ortodossia”. Al tempo dell’Autore, però, con il primo termine si indicava la fede della Chiesa russa e con il secondo quella della Chiesa greca (ortodossa o cattolica). (N.d.T.)
9. Realmente esistito nella Polonia del XVII secolo, Ivan Mazeppa (1645-1709) è stato tramandato come un personaggio violento, esecrato dagli zar e scomunicato dalla Chiesa, ma anche come un fervente credente e un illuminato patrocinatore di tutte le arti. Il tradimento accennato nel testo si riferisce al fatto che Mazeppa, fino ad allora fedele allo zar Pietro il Grande, si alleò con il re Carlo XII di Svezia quando lo zar non gli concesse l’autonomia all’Ucraina. La sua storia fu ripresa da poeti e musicisti. (N.d.T.)
10. Si tratta dei “Vecchi Credenti”. Per maggiori informazioni sulle sette, si vedano gli scritti di August von Haxthausen (1847) e di Robert Hertz (1915). (N.d.T.)
11. Diakony. (N.d.T.)
12. Duchoborcy (o Dukhobortsy nella trascrizione inglese), cioè i “guerrieri dello spirito”. (N.d.T.)
13. La setta dei Fratelli boemi (Unitas Fratrum), da cui in seguito derivarono i Fratelli moravi, risale al XV secolo. La comunità, basata sulla povertà evangelica, sviluppò un ordinamento religioso autonomo, in cui erano aboliti ogni grado e gerarchia, il giuramento e il servizio militare. Eventi bellici spinsero i Fratelli boemi a emigrare, nel XVII secolo, in Moravia e, successivamente, in Germania, dove nel 1727 il conte Nikolaus Ludwig von Zizendorf fondò il movimento dei Fratelli Moravi, unendo le caratteristiche dei Fratelli boemi con quelle del pietismo d’origine luterana. (N.d.T.)
14. Sono gli Skopcy (Skoptsy), o “colombe bianche” o “castrati volontari”. (N.d.T.)
15. Haxthausen li chiama Morelsciki (Morelshchiki) o Auto-Immolatori. (N.d.T.)
16. Sono i cosiddetti Filippovcy (Filippovtsy), seguaci di Filippone, anch’essi auto-immolatori. (N.d.T.)
17. Ci si riferisce allo zar Aleksandr I, detto “il Santo”, che regnò dal 1801 al 1825. (N.d.T.)

 

 

 

 

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