ICONE E RELIGIONE > Ettore Giribaldi, Il significato teologico delle icone cristologiche, 2005? (*)

 

Lo scritto del professor Giribaldi è particolarmente interessante rispetto ad altri analoghi, perché non parte dalle immagini per spiegare i concetti che le hanno ispirate, ma approfondisce in primo luogo il significato teologico che l’immagine deve trasmettere. In quest’ottica, diventa stimolante sia confrontare l’interpretazione cattolica, data da Giribaldi, con quella ortodossa (per le quali rimandiamo ai numerosi saggi presenti nella Sezione Icone), sia paragonare le opere d’arte orientali e occidentali – di cui mostriamo un esempio ciascuna – per evidenziare le diverse sensibilità e culture.

 

L’Annunciazione
Personaggi dell’icona: Maria Vergine e l’angelo Gabriele.
Elementi dell’icona: un giglio, una colomba, una luce in cielo (talora un vegliardo che rappresenta il Padre Eterno), un libro aperto, una clessidra.
Riferimenti biblici: Lc 1,26-38 «Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.»

Andrej Rublëv e aiuti, Russia 1408
El Greco (Domenikos Theotokopulos), 1570-75

Senso teologico dell’icona: anche se a prima vista non sembra, l’icona dell’Annunciazione è policentrica, essendo incentrata sia su Gesù, che su Maria (detto in linguaggio tecnico è cristologica più che mariana). Nella tradizione cattolica, infatti, si sottolinea sicuramente la funzione di Maria, che liberamente offre la propria vita al progetto di Dio annunziatole dall’angelo, ma è pur vero che questo “eccomi” di Maria, mette in moto il mistero di salvezza che Cristo viene ad operare. Non a caso tutta la serie di indizi, che il testo porta con sé, parlano di Maria, per farci capire chi è Gesù: innanzitutto la “verginità” di Maria (nell’icona rappresentata dal giglio bianco offerto ed accettato dalla madonna), che vuol significare l’inizio di un’umanità nuova: divina (perché ha Dio come padre) e umana, perché ha la donna Maria come madre. Questa umanità non è dunque segnata dal peccato e può quindi segnare un nuovo inizio, come indica il ribaltamento del nome della prima donna EVA, che detto al contrario forma AVE, le prime parole dell’angelo a Maria (nella traduzione latina del testo).
Ma l’Annunciazione rivela anche la dimensione trinitaria del Dio cristiano: per questo le icone raffigurano o almeno simboleggiano le tre persone divine: il Padre (come vecchio o come luce), lo Spirito Santo (in forma di colomba, richiamando il racconto del Battesimo di Gesù, di cui parleremo, in cui appare in questa forma; Cfr. Mt 3,16; Mc 1,10; Lc 3,22; Gv 1,32), e il Figlio, che non vediamo, ma sappiamo che s’incarna nel ventre della Vergine.
Nel testo biblico i riferimenti trinitari sono chiari: il Padre è colui che manda l’angelo (1,26), alludono a Lui le parole dell’angelo “il Signore è con te” (28), è presso di Lui che Maria “trovato grazia” (30). Il bambino che sta per nascere sarà, appunto, chiamato “Figlio dell’Altissimo” (31).
Ma tutto questo accadrà in seguito alla discesa dello Spirito Santo (35), che anche per questo viene chiamato colui che “dà la vita” nel Credo Cattolico. Spirito che si rende presente, secondo questo testo, con la “sua ombra” (ivi), che di fatto viene spesso raffigurata come tale nelle icone, che amano rappresentare la scena dell’Annunciazione avvolta in un’intima penombra. Anche l’ombra o la nube è un simbolo biblico dell’Antico Testamento per indicare la presenza di Dio (Cfr. ad esempio Es 19,9).
Ma l’Annunciazione indica anche la realizzazione delle promesse fatte da Dio ad Israele, il bambino che sta per nascere, infatti, è l’atteso, il Messia a cui “il Signore darà il trono di Davide suo Padre” (32), realizzando così la promessa che Dio aveva fatto al grande re biblico: Cfr. ad esempio 2Sam 23,5. Questo particolare, spiega la presenza del libro aperto nell’icona dell’Annunciazione: è la Scrittura che si realizza, ed anche la clessidra, che indica che il tempo è giunto alla sua pienezza (Gal 4,4).

 

 

Note:
1. Ettore Giribaldi è giornalista e professore di Teologia e di Religione presso scuole superiori e libere università, tra esse è l’Istituto Istruzione Superiore “Edoardo Amaldi” di Orbassano (TO), nel cui sito – http://www.amaldi2000.it – è stato pubblicato il presente testo, senza data (ma anteriore al 2006) e senza illustrazioni.

 

 

 

 

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