ICONE E RELIGIONE > Sania N. Gukova, La Madonna di Loreto in Russia, 2000 (1)

 

Nell’ampio repertorio di icone mariane russe ne troviamo una, intitolata la Madre di Dio donatrice dell’intelligenza (Pribavlenije una o Podatel’nitsa uma in russo). Nei tempi antichi l’icona attirava numerosi malati di mente. A quest’icona i credenti si rivolgevano per ottenere grazie, le madri la pregavano affinché illuminasse i figli ottusi.
Nella devozione popolare esisteva una leggenda sulla sua apparizione miracolosa. A Mosca alla fine del secolo XVII visse un iconografo, accanito lettore di libri religiosi sia quelli aggiornati dal patriarca Nikon, sia quelli dell’epoca precedente alle riforme (2). Le riflessioni su quello che leggeva suscitarono nella sua anima sconvolgimenti profondi. I continui turbamenti lo portarono alla pazzia. Durante i brevi periodi di lucidità mentale l’uomo pregava la Madre di Dio affinché gli restituisse la ragione.
In seguito alle sue preghiere l’iconografo ebbe una visione della Vergine che gli ordinava di dipingere la sua immagine così come gli appariva e di pregare davanti all’icona. Quindi nei momenti di lucidità dipingeva l’immagine della Vergine, ma tali momenti erano di breve durata e l’uomo dimenticava le sembianze della Vergine. Pregava di nuovo e dipingeva ancora ispirato da Dio. In questo modo riuscì a portare a termine la sua opera denominandola la Madre di Dio donatrice dell’intelligenza (3).
Non è difficile riconoscere nell’icona la statua lignea della Madonna loretana. Ma come e quando arrivò la Madonna loretana in Russia e cosa significava per la devozione russa questa immagine occidentale?
La Russia venne a conoscenza del santuario di Loreto verso la metà del XVI secolo attraverso un’opera anonima Il Racconto sulla Madre di Dio di Loreto. L’opera fu portata in Russia nel 1528 dagli ambasciatori del gran principe russo presso il papa, i quali visitarono il santuario di Loreto. Il Racconto riporta la tradizione loretana e parla dell’immagine venerata in Santa Casa all’epoca. Si tratta dell’icona della Madre di Dio, di una tavola dipinta e non della statua lignea, quindi l’opera russa non poteva essere una fonte di ispirazione per l’icona della Vergine donatrice dell’intelligenza.
Con tutta probabilità la tradizione loretana esposta nel Racconto rimase sconosciuta alla devozione popolare, quindi nasce una leggenda sull’apparizione miracolosa dell’icona. Assistiamo così a un fenomeno singolare: il testo sul santuario loretano nella letteratura russa antica ebbe una sua vita indipendente da quella dell’immagine loretana che a sua volta si diffonde nelle icone.
La tavola della Vergine donatrice dell’intelligenza più antica che conosciamo risale al 1739. Probabilmente il soggetto entrò nell’arte russa del secolo XVIII. È questa un’epoca di grande apertura della cultura russa verso l’Occidente. L’influsso della cultura latina tocca la teologia, la visione del mondo, la stessa psicologia religiosa. Nell’arte coesistono due correnti opposte: il conservatorismo e l’adesione dei pittori a un’arte influenzata dalla cultura occidentale.
Una succinta panoramica delle icone della Madre di Dio donatrice dell’intelligenza suggerisce che le opere di tale soggetto non erano numerose. Un’icona della Donatrice del secolo XVIII (Tav. 1) raffigura la Vergine col Bambino al centro di una struttura arcuata, rivolta alla sua destra (4). La variante iconografica di quest’icona servì da modello per un’icona contemporanea la cui immagine stampata viene oggi divulgata in Russia e presso il santuario della Santa Casa (Tav. 2). A questa variante appartiene anche la tavola della Donatrice dipinta nel 1833 (Tav. 3) (5).

Tav. 1 – La Madre di Dio Donatrice dell’Intelligenza, icona russa, secolo XVIII, Ufficio Archeologico dell’Accademia ecclesiastica di Mosca
Tav. 2 – La Madre di Dio Donatrice dell’Intelligenza, icona russa contemporanea
Tav. 3 – La Madre di Dio Donatrice dell’Intelligenza, icona russa del 1833, Museo Russo, San Pietroburgo.
Tav. 4 – La Madre di dio Donatrice dell’Intelligenza, icona russa, prima metà del secolo XVIII, Italia, collezione privata

Un’altra icona della Donatrice si trova in una collezione privata in Italia (Tav. 4) (6). L’icona è databile all’anno 1744 (come testimonia il punzone della città di Mosca) che troviamo sulla riza dell’icona (Tav. 5). Questa variante iconografica è diversa dalla precedente: la Vergine è raffigurata frontalmente, intorno al suo capo brillano le dodici stelle, elemento caratteristico dell’iconografia dell’Immacolata. In basso si legge il testo in slavo: “Immagine della Madre di Dio denominata per i suoi miracoli Donatrice dell’intelligenza alla vita, infusa in Gesù Cristo, per giudicare i vivi e i morti. protegge dall’assassinio, dal vento micidiale, dalla febbre, dall’incontro con bestie velenose, dai ragni, dalle locuste e dalle zanzare. Indica che molto tempo fa per sfuggire all’assassinio di Erode / si recò / nella città di Nazareth e da Nazareth nella località situata nel paese di Davide”.
Da modello per l’icona poteva servire un’immagine molto diffusa nelle stampe loretane dell’epoca (Tav. 6). La sua struttura compositiva viene ripresa dall’artista russo con tutti i particolari (la posizione degli angeli qui però è scambiata, quelli di sinistra sono rappresentati a destra) (7).
Il confronto del disegno con l’icona permette di seguire il procedimento di trasformazione dell’immagine occidentale in un’icona ortodossa. Da un lato l’iconografo è assai preciso; vediamo l’esattezza nel rendere i particolari (addirittura è raffigurato il nodo sulla spalla dell’angelo a destra). D’altro canto un ortodosso non poteva ammettere due putti seminudi di un’icona: quelli sono rivestiti così come anche gli angeli che reggono le candele trasformandosi in quattro angeli di diverse dimensioni, rivestiti di tuniche, di manti, di stivaletti rossi come è consueto in un’icona ortodossa. Il disegno si trasforma quindi in una tavola a colori la cui scelta non era certo casuale, entrando così in una nuova dimensione simbolica e spirituale, quella dei colori.

Tav. 5 – La riza della Tav. 4.
Tav. 6 – La Vergine loretana, disegno a china, secolo XVIII, Archivio storico della S. Casa.

Le diverse strutture architettoniche che vediamo nel fondo di tutte le icone della Donatrice dell’intelligenza riprendono, anche queste, le raffigurazioni delle stampe loretane, se le due prime icone narrano in modo visivo il tragitto dalla cappella di Nazareth al colle loretano, l’icona della collezione privata (Tav. 4) mostra un’altra variante: nel medaglione centrale inferiore è raffigurata la veduta prospettica del santuario e della città di Loreto. La cinta muraria recinge l’intero nucleo abitato e presenta torrioni rotondi e bastioni (le cuspidi della basilica e del palazzo a sinistra sono andati perduti durante il restauro) (Tav. 7). Questa veduta potrebbe essere confrontata con un’incisione dell’epoca (Tav. 8) (8).

Tav. 7 – La veduta prospettica di Loreto, particolare dell’icona della Tav. 4.
Tav. 8 – La veduta prospettica di Loreto, stampa loretana; cfr. F. Grimaldi, Antiche vedute di Loreto, tav. 6.

Le iscrizioni sulle icone come anche la parola stessa “intelligenza”, che viene intesa come “sapienza”, offrono la chiave dell’interpretazione dell’icona: si tratta della Sapienza divina e del ruolo della Vergine nell’economia divina: mediante la sua divina Maternità la Madre di Dio divenne cooperatrice del Figlio-Sapienza. Per mezzo della sua intercessione, ella illumina le menti degli uomini. L’immagine della Donatrice dell’intelligenza perfettamente illustra le idee fondamentali della devozione mariana russa. L’inno mariano Akatistos, il più bello e il più amato della tradizione ortodossa così celebra la Madre di Dio (ikos 11): “Noi miriamo la Vergine santa quale lampada splendente apparsa a coloro che stan nelle tenebre, perché dopo aver acceso la Luce immateriale, ci conduci tutti alla conoscenza divina, illuminando così col raggio le menti”.
L’icona della Madre di Dio donatrice dell’intelligenza non appartiene solo alla storia della religiosità russa. Oggi presso ogni chiesa importante in Russia si può acquistare un’icona della Donatrice. Sono piccole immagini di carta e plastica prodotte in massa (Tav. 2) – la pittura delle icone oggi non è più quella di un tempo. Nella situazione difficile che vive oggi la Russia la Chiesa, come sempre, si rivolge alla Madre di Dio e si spera che sia la Vergine, eterna protettrice e soccorritrice degli uomini, “faro di sapienza”, anche questa volta, a donare l’Intelligenza agli uomini.

 

Note:
1. S.N. Gukova, La Madonna di Loreto in Russia, ne “Il Messaggio della Santa Casa”, Loreto, gennaio 2000, pp. 18-21. Sania Gùkova, laureatasi a San Pietroburgo nel 1976 in Bizantinologia, ha tenuto e tiene corsi e conferenze sull’arte bizantina e russa antica presso varie università, tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.
2. Le riforme ecclesiastiche intraprese dal patriarca Nikon (1652-1667) furono ideate per correggere le Sacre Scritture ed eliminare le differenze nella celebrazione liturgica formatesi storicamente nella Russia rispetto ad altri paesi ortodossi. Le riforme provocarono lo scisma dei cosiddetti “vecchi credenti” fedelmente ancorati all’antica tradizione della chiesa russa.
3. A. Titov, Obraz Presvjatyja Bogoroditsy “Pribavlenije uma”, Mosca, 1909, pp. 8-9.
4. V. Ivanov, Il grande libro delle icone russe, Milano, 1987, tav. 121.
5. Mille anni di cristianesimo nell’arte russa, Aosta, 1997, tav. 134.
6. Esprimo gratitudine a A. Garavaglia, proprietario della tavola per il gentile permesso a riprodurla e a M. Lobefaro per avermi indicato l’icona.
7. Pubblicato in F. Grimaldi, Il sacello della Santa Casa di Loreto. Storia e devozione, 1991, p. 357.
8. F. Grimaldi, Antiche vedute di Loreto, Loreto, 1979, tav. 6.

 

 

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it