ICONE E RELIGIONE > Louis Léouzon Le Duc, La questione russa: la Chiesa greco-russa, 1853

 

Il francese Louis Antoine Léouzon Le Duc (1815-1889) – poligrafo, avvocato e “Cavaliere della Legion d’onore e della Stella polare di Svezia, già incaricato di missione in Finlandia e in Russia” come lui stesso si definì – dimorò a lungo in Russia e in Scandinavia e scrisse diversi volumi su quei territori, le loro usanze e le problematiche, come La question russe (1853), La Russie contemporaine (1853), La Russie et la civilisation européenne (1854), Les îles d’Aland (1854), Études sur la Russie et le Nord de l’Europe: Récits et souvenirs (1860), Gustave III roi de Suède (1861), Le Kalevala (1867), Études sur la Russie et le Nord de l’Europe, la Baltique, la Russie contemporaine (1873) e altri.
Se ne La Russie contemporaine, Léouzon Le Duc si dilungò nella descrizione delle città di San Pietroburgo e Mosca, dello zar Nicola I e la sua famiglia, dell’amministrazione, la vita sociale, le feste popolari, la Chiesa ortodossa, l’istruzione, la letteratura e le arti, le sette massoniche e religiose, la servitù della gleba, l’economia, il commercio, l’industria, le esportazioni tra Russia e Francia, l’esercito e la marina, la polizia..., ne La question russe – entrambi del 1853 – volle soffermarsi specificamente sui tre problemi riguardanti i rapporti con l’Oriente, all’epoca al centro del dibattito in Francia: la figura del principe Menshikov, ambasciatore di Nicola I a Costantinopoli, la Chiesa russa, che avanzava pretese di possesso in Terra Santa, e il ruolo militare esercitato dalle grandi potenze in Oriente.
C’è da sottolineare, tuttavia, che Léouzon Le Duc non volle nemmeno sembrare obiettivo: il suo pamphlet è smaccatamente a favore della Francia e, di conseguenza, contro la Russia. Ne va compreso il motivo storico. Sinteticamente, alla data della stesura de La question russe, Napoleone III aveva appena restaurato l’impero assolutista e mirava, in politica estera, a ridare alla Francia il ruolo egemone perduto con la disfatta di Napoleone Bonaparte. Nello stesso periodo, la Russia, considerata il “gendarme d’Europa” in quanto aveva stroncato qualunque tentativo di ribellione (Polonia, Ungheria, Prussia), aspirava a vincere l’impero ottomano e a spartire, con gli Stati europei alleati, le regioni dei Balcani e del Vicino Oriente. L’espansione della Russia era però malvista da Francia e Gran Bretagna che strinsero un patto militare tra loro e, insieme, intrapresero trattative con i governi austriaco, prussiano, svedese e piemontese per realizzare una coalizione antirussa, mirata a impedire l’ingresso dei Russi nel Mediterraneo, attraverso il Mar Nero, e nei Balcani. Il pretesto di una guerra fu trovato nella disputa che divideva il clero cattolico da quello ortodosso, riguardante l’amministrazione dei cosiddetti “luoghi santi” di Gerusalemme, a quel tempo sotto il controllo politico turco. I Francesi li reclamavano appoggiandosi a una Convenzione stipulata con i Turchi, nel 1740, che poneva sotto la tutela francese gli interessi dei cattolici in Palestina. Invece, i Russi si ritenevano i legittimi eredi della civiltà bizantina dopo la caduta di Costantinopoli (1453) e pretendevano di imporre il protettorato russo sui dodici milioni di cristiani ortodossi diventati sudditi turchi. Questa pretesa fu ovviamente rifiutata dai Turchi e iniziò così la Guerra di Crimea (1853-1855).
Alla luce di questi fatti, diventano evidenti le motivazioni che portarono Léouzon Le Duc a scrivere un libretto sulla “questione orientale” con spirito di patria e, conseguentemente, con acredine verso i Russi e, in particolare, verso la Chiesa ortodossa. Tuttavia, il tono aspro – a tratti, suo malgrado, divertente – e l’insistenza sui peccati del clero non devono far credere che quelle manchevolezze fossero un’esclusiva russa, perché la Storia ha ampiamente dimostrato il contrario. Riproporre oggi il saggio di Léouzon Le Duc ha indubbiamente un significato storico – anche se egli rimarrà nella memoria più per aver scelto, in Finlandia, il porfido rosso destinato alla tomba di Napoleone all’Hôtel des Invalides a Parigi, che per il suo pensiero – e, in minima parte, intende concorrere a ridimensionare quel fanatismo bigotto che attualmente caratterizza alcuni testi sulla storia e la religione russa.
Qui si propone la traduzione del capitolo de La question russe dedicato a La Chiesa greco-russa (in pdf) e dell’iniziale Avvertenza (in html). Si è cercato di essere i più fedeli possibile per mantenere il tono incalzante, anche se ripetitivo, e soprattutto i distinguo espressi dall’Autore, per esempio, nelle maiuscole (“Santa Sede” è sempre maiuscolo, mentre “santo sinodo” minuscolo) o nella scelta dei termini (il “sacerdote” francese, il “prete” russo).

Léouzon Le Duc (212kB)

 

 

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it