ICONE E RELIGIONE > Timotheós Moschópulos, Le icone della Madre di Dio nella Chiesa greco-ortodossa, 1987 (1)

 

La Theotókos, la Madre di Dio, è onorata, amata e lodata nella Chiesa cristiana ortodossa con un’intensità senza paragoni e il suo culto si è espresso nei secoli in molti modi: erigendo chiese e monasteri in suo onore, accogliendola come unica abitatrice (Monte Athos), proclamandola protettrice di popoli (antichi Russi) e nazioni (Grecia, Romania), magnificandola in inni (come l’Acatisto) e opere letterarie, ma soprattutto ritraendola in affreschi, mosaici, icone. Nell’esaltazione di privilegi e miracoli ascritti a Maria si sono definiti e moltiplicati gli appellativi, derivati da un luogo, una postura o un miracolo, ma nell’immaginario popolare greco, popolo di mare, era invocata anche come Stella, Vergine del mare, dei capi e della spiaggia, Capitana dei battelli e delle navi, divina Stratega, Marinaia, Colei che lotta contro le onde, Colei che porta a salvezza… Moltissime sono le icone mariane considerate miracolose: un elenco approssimativo ne elenca quattrocento nei soli Paesi cristiano-ortodossi.
Dal 2001 l’associazione culturale Larici ha dedicato diverse pubblicazioni alla Madre di Dio, in cui sono state illustrate e analizzate circa novecento raffigurazioni, mettendo in luce come la più piccola differenza dal “tipo” abbia determinato un’icona mariana diversa nel nome e nella storia. Sulla base di quest’esperienza, si è ritenuto importante illustrare l’articolo dell’archimandrita Timotheós Moschópulos sulle icone miracolose greche, particolarmente del Monte Athos, proponendo, per quanto possibile, gli originali cui egli si è riferito. Naturalmente, essendo icone molto venerate nel tempo sono state ricoperte di oro, di argento, di ex-voto o si sono annerite dal fumo delle candele e delle lampade.

 

Sin dalle origini i greci si distinsero per la loro devozione verso gli dèi, come viene constatato anche dall’apostolo Paolo all’inizio del suo discorso agli ateniesi nell’Areopago.
Tutti i popoli ortodossi attribuiscono particolare onore, riverenza e una profondissima venerazione alla Santissima Madre di Cristo, che considerano come la loro Madre, «avendo collocato al centro della loro devozione la Madre di Dio» (2).
In Grecia, in modo particolare, la Madre del Salvatore del mondo è in strettissima relazione con la vita dei greci ed è indissolubilmente legata al popolo greco dal quale, da sempre, sin dall’epoca bizantina, è considerata Condottiero difensore. Da qui le splendide chiese e gli storici monasteri che le devozione dei credenti innalzarono in tutta la Grecia per onorare e venerare la Vergine; da qui le miriadi di icone della Tutta Santa che abbelliscono tutte le chiese e i monasteri ortodossi; da qui gli inni e le sacre funzioni che sono cantate ogni giorno nelle chiese e nei monasteri, in particolare durante le feste e le solennità che si celebrano con espressioni di onore e venerazione alla Madre di Dio per tutto il periodo dell’anno liturgico.
Oltre alle innumerevoli chiese e monasteri che esistono per onorare e venerare la Santissima Vergine, molti sono gli attribuiti riferiti all’aspetto fisico e alle qualità che la devozione del popolo greco ha attribuito alla Madre di Dio sin dai tempi più antichi. Questi attributi sono dovuti ai miracoli che la Madre di Dio ha compiuto per i fedeli che si sono rifugiati con fede in Lei, o ad altri motivi. Sanno bene i fedeli che le icone della Vergine sono indicate con diversi nomi derivanti:
1) dalla posizione della Madre di Dio, per esempio: Deoméni (Orante), Glycofiloúsa (che bacia teneramente), Brephocratousa (che tiene tra le braccia il Bambino);

Deoméni
Glycofiloúsa
Brephocratousa

2) dalle caratteristiche dell’icona miracolosa, a esempio: Odigítria (che indica il cammino), Gorgoepíkoos (che risponde prontamente), Megalóchari (grande dispensatrice di grazie);

Odigítria
Gorgoepíkoos
Megalóchari

3) dalle feste, ad esempio: Ypapantí [Presentazione (3)], Akáthistos (inno cantato in piedi), Evangelístra (Annunciazione);

Ypapantí
Akáthistos
Evangelístra di Tinos

4) dai miracoli compiuti, ad esempio: Faneroméni (colei che è apparsa), Myrovlítissa (che emana profumo), Axion estín (la benemerita);

Faneroméni
Myrovlítissa
Axion estín

5) dal luogo dove si trovano, ad esempio: Megalospileótissa (nella grande grotta) ecc.

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Note:
1. In “Simposio Cristiano”, Istituto di studi teologici ortodossi San Gregorio Palamas, Milano 1987, pp. 107-111. Nella trascrizione, i nomi greci delle icone sono stati uniformati alla grafia corrente.
2. Nikòlaos Kavassìlas, La Madre di Dio, Tre omelie sulla Madre di Dio, testo, traduzione, introduzione, commento a cura di Pan. Nellas, Edizioni Apostolikí Diakonía. (Nota dell’Autore)
3. Ypapanti significa “presentazione” o “ingresso” e la tradizione vuole che, se non altrimenti specificata, si riferisca alla Presentazione al Tempio di Gesù Cristo. A questo punto dell’intervento di Moschopulos non risulta importante se la presentazione sia quella di Cristo o di Maria, tuttavia vale la pena sottolineare che i due vocaboli che traducono in Italiano “Ypapanti” (o Ypapante) differenziano bene le due situazioni: Gesù fu portato in braccio dalla Madre (presentazione) e restò passivo durante la cerimonia, Maria entrò nel tempio camminando (ingresso), «danzò», si nutrì «come una colomba» e ricevette «il cibo dalla mano di un angelo». Più avanti nel testo Moschopulos si riferirà a una “Panagía Ypapandí tu Sotíros”, cioè – senza equivoci – all’Ingresso al Tempio di Maria. (N.d.R.)

 

 

 

 

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