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| ICONE > San Giustino e i primi Padri apologisti greci > Atenagora di Atene
All'imperatore Marco Aurelio - noto per la sua insensibilità e inflessibilità verso i cristiani che non abiuravano - e a suo figlio Commodo, Atenagora indirizzò, nel 177, un'apologia del cristianesimo intitolata Presbeia (che significa ambasciata oppure, più comunemente, supplica, come indica il titolo tradotto: Supplica per i cristiani), considerata tra le migliori apologie per purezza ed eleganza di stile, equilibrio e pacatezza di tono, chiarezza e ortodossia di idee. Nellapologia, Atenagora enumera i principali delitti di cui i cristiani erano accusati (ateismo, antropofagia, incesto ecc) e dimostra quanto rappresentino vere e proprie calunnie, implorando giustizia per i cristiani perché essi pregano Dio per loro e per la prosperità dell'Impero. Atenagora si dichiara, inoltre, fermamente convinto che possa esserci intesa tra cristianesimo e impero, così come può esserci tra filosofia e fede. Nel
trattato Sulla risurrezione dei morti, Atenagora cercò
di dimostrare, con argomenti razionali, non solo la possibilità,
ma altresì la necessità che il corpo risorga. Atenagora non è stato menzionato né da Eusebio di Cesarea, né da san Girolamo, ma alcune citazioni riferite da Epifanio (che riprende un frammento di un libro del vescovo Metodio) e da Fozio lo nominano autore sia dell'apologia che del trattato. Qualcosa in più ha riferito Niceforo Callisto, il quale, riportando passi più antichi, annota che Atenagora insegnò ad Alessandria dopo essersi convertito al cristianesimo, ma queste e altre informazioni non sono convalidate dagli storici rilevando contraddizioni nel suo racconto.
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