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ICONE > San Giustino e i primi Padri apologisti greci > Autore anonimo della Lettera a Diogneto


Pur se tramandata tra le carte di san Giustino, della Lettera a Diogneto (o, semplicemente, A Diogneto) non si sa con certezza né l’autore (alcuni sostengono si tratti di un assiro di nome Ambrogio, che fu vescovo di Edessa), né la data, tanto che alcuni studiosi tendono a far risalire la sua scrittura al tempo dei Padri apostolici, ma è più accreditata l’ipotesi che l’opera risalga agli anni a cavallo tra il II e il III secolo.

La Lettera - che si configura più come una apologia che un’epistola - è una risposta alle domande poste dal pagano Diogneto intorno alla dottrina cristiana e ai suoi rapporti con l’ebraismo e il paganesimo. L’autore illustra i principi della nuova religione, sottolineandone l’origine divina, per indurre l’interlocutore pagano alla conversione, modulando lo stile - come è stato rilevato in tempi recenti - «con grande abilità, da quello umile a quello retorico, ma dando alla lettera una forma sorprendentemente nobile. Il periodare ha la cadenza ritmica di un'opera poetica, e nonostante la semplicità della lettura, la dimostrazione cristiana procede secondo i canoni della retorica più raffinata».

Inizialmente andato perduto, il manoscritto greco - mai citato da alcuno degli autori antichi e medioevali - fu ritrovato da un giovane chierico latino, Tommaso d’Arezzo, sul banco di un pescivendolo a Costantinopoli (odierna Istanbul) nella prima metà del XV secolo. Il codice passò a Giovanni Stojkovic di Ragusa, legato del concilio di Basilea a Costantinopoli, il quale lo portò a Basilea. In seguito, pervenne all'umanista Giovanni Reuchlin; quindi, nel 1560 o nel 1580, all'abbazia di Marmoutier in Alsazia, dove furono eseguite alcune copie; di là, tra il 1793 e il 1795, alla Biblioteca municipale di Strasburgo. Il 24 agosto 1870, nel corso della guerra franco-prussiana, il cannoneggiamento prussiano provocò l'incendio della biblioteca, nel quale bruciò anche il manoscritto. Alcune copie eseguite nel XVI secolo permettono di conoscerla.

 

 

 

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