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ICONE > San Giustino e i primi Padri apologisti greci


I
l messaggio di Cristo si era propagato già nel I secolo in modo molto rapido (da est a ovest: dalla Palestina e dall'Asia Minore all'Africa settentrionale e all'Italia) anche negli ambienti imperiali, non solo per l'opera di divulgazione operata da missionari, predicatori, commercianti e soldati, ma anche per altri fattori che, assieme, concorsero alla sua diffusione, come la sublimità della dottrina cristiana in opposizione alla decadente cultura ellenistico-romana, i carismi della Chiesa primitiva e i miracoli dei primi santi, il fervore della fede, la testimonianza di amore fraterno, la fermezza dimostrata durante le persecuzioni, l'eroismo dei martiri. E furono proprio le persecuzioni (1) la principale causa della nascita della letteratura "apologetica", cioè di quella letteratura volta alla difesa o all'esaltazione della dottrina cristiana. Secondo gli storici, i cristiani erano perseguitati principalmente perché si rifiutavano di rendere culto all'imperatore (quindi, per lesa maestà e alto tradimento) e per le fantasiose calunnie dei nemici (cioè orge, cene tiestee, stregoneria ecc.). Per questi motivi, tutte le apologie convergono nel mostrare i vantaggi di un'alleanza tra cristianesimo e impero (aspetto politico) e nello spiegare i principi morali della nuova religione confrontandoli con le più conosciute filosofie dell'epoca per essere intesa essa stessa come "filosofia" (aspetto culturale), in quanto risposta globale e definitiva ai problemi dell'origine e del destino del mondo.

I problemi che dovettero risolvere i Padri apostolici furono di ordine catechetico, disciplinare, liturgico e teologico, mai filosofico: Clemente I si preoccupò degli scismi, Ignazio di Antiochia dell'unità della Chiesa, Erma di questioni escatologiche, Policarpo della generosità, la Didaché della formazione dei catecumeni... I Padri apologisti, invece, dovettero ricorrere alla filosofia per avere solidi argomenti di difesa e, così, controbattere alla pari agli attacchi che muovevano i filosofi pagani. Ciò avvenne soprattutto in Oriente, dove più era presente l'abitudine all'approfondimento speculativo e al dibattito, di derivazione platonica, mentre nel settore occidentale dell'impero e nella provincia africana i difensori di Cristo tesero più facilmente a rompere i legami con la cultura e la filosofia classica, rivendicando la rivoluzionaria originalità della Rivelazione (2).

San Giustino è considerato il più importante tra i primi Padri apologisti greci, l’esponente più convinto di una linea di incontro e dialogo con la filosofia, vista come preparazione parziale al Vangelo che è la rivelazione piena del Logos divino. Infatti, Giustino considerava il cristianesimo risultato ultimo di un processo alla formazione del quale concorrevano la storia della cultura e la ragione.


 

Note:
1. La prima persecuzione fu ordinata dal quinto imperatore romano, Nerone (regnante dal 58 al 65), il quale, su istigazione degli ebrei preoccupati di essere accusati, presentò i cristiani come responsabili dell'incendio da lui provocato e nemici del genere umano. Infatti, Svetonio, nella biografia di Nerone, scrisse che «vennero condannati al supplizio i cristiani, genere di individui dediti a una nuova e malefica superstizione» e anche lo storico Tacito affermò che i cristiani erano «invisi per le loro nefande azioni» e «ritenuti accesi d’odio contro il genere umano». Le persecuzioni - tra cui le più feroci nel I secolo furono quelle di Domiziano (imperatore dall'81 al 96) e di Traiano (dal 98 al 117) - si alternarono a periodi di relativa tolleranza. Nel II secolo, durante l'età degli Antonini, la preoccupazione maggiore fu quella di affermare la pax romana fino ai confini dell'impero, ma la sopportazione verso i cristiani era ancora lontana: al tempo del martirio di san Giustino, M. Cornelio Frontone, precettore dell'imperatore Marco Aurelio, compose un'orazione contro i cristiani, Luciano di Samosata scrisse Sulla morte di Peregrino, un’aspra satira contro un santone che si era bruciato per protesta durante le Olimpiadi e che Luciano presenta come un imbroglione affiliato alla «setta fondata da quel delinquente che fu crocifisso sotto l’imperatore Tiberio». Qualche anno dopo, tra il 177 e il 180, Celso scrisse la critica forse più acuta contro i cristiani nel suo Discorso veritiero, confutata poi da Origene.
2. Per avere un sunto significativo delle filosofie precedenti e contemporanee a san Giustino si può consultare il capitolo X del saggio Le filosofie antiche e medievali di Giovanni Casertano presente su Internet alla pagina http://www.giutor.com/sdf/ant/index.html

 

 

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