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ICONE > Padri apostolici > Clemente I Romano


La prima testimonianza di questa letteratura (definita moralistico-catechetica) è costituita dall’Epistola alla Chiesa di Corinto (96 circa) di Clemente, nella quale egli invita autorevolmente la comunità, lacerata da contrasti interni e minata da forme di indisciplina, alla pratica delle virtù cristiane dell’obbedienza, della concordia e dell’amore fraterno.

Si suppone che Clemente, nonostante appartenesse alla Gens romana, giunse al cristianesimo dall’ebraismo, perché i suoi scritti rivelano una profonda conoscenza delle Scritture e dei testi ebraici e non canonici. Sant’Ireneo (II sec.) scrisse che "risuonava ancora al suo orecchio la predicazione degli Apostoli", probabilmente perché alcuni antichi autori (Origene, Eusebio di Cesarea e san Girolamo) identificarono Clemente come il collaboratore di san Paolo nominato nella Lettera ai Filippesi (4,3). Sempre Ireneo lo ha indicato come il terzo successore di Pietro sulla cattedra di Roma, dopo Lino di Volterra e Anacleto Romano – ma l’autore latino Tertulliano ha affermato che Clemente fu ordinato dallo stesso Pietro, mentre Epifanio ha asserito che Clemente fu sì consacrato da Pietro, ma per amor di pace fu scelto Lino come primo successore – e che il suo pontificato durò nove anni (88-97), sotto gli imperatori Domiziano e Nerva. Tuttavia, la storia della vita di Clemente resta ancora avvolta nel mistero. Altre ipotesi sulle origini di Clemente si hanno dalle Pseudo Clementine (scritto del III sec.) che lo fecero diventare uno dei Flavi e da Cassio che lo identificò con il console Tito Flavio Clemente giustiziato per la sua fede cristiana.

E’ probabilmente durante l’impero di Marco Coccèlo Nerva, cioè dopo le persecuzioni contro i cristiani volute da Domiziano, che Clemente mandò alla turbolenta comunità di Corinto, dove alcuni giovani membri si erano ribellati ai presbiteri destituendoli, una lettera in cui si affermava il primato della Chiesa di Roma sulle altre Chiese e si ribadiva la superiorità gerarchica dei vescovi.
La lettera – detta anche Prima Clementis – risale al 95-96 ed è il primo scritto cristiano (a parte quelli del Nuovo Testamento) di cui si conoscono l'autore, la condizione e l'epoca. Essa riveste notevole importanza perché testimonia il soggiorno di san Pietro a Roma e di san Paolo in Spagna, ma soprattutto perché è la prima dichiarazione espressa sulla successione apostolica. La lettera, per i suoi forti contenuti e perché scritta da un martire, fu per secoli letta durante le riunioni eucaristiche assieme alle Scritture.

Al nome di Clemente si riferisce anche un’omelia, la cosiddetta Seconda Lettera ai Corinzi, ma si tratta di un’attribuzione indimostrabile.

 
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Come la vita, anche la morte di Clemente, avvenuta durante l'impero di Traiano, è avvolta nella leggenda: una tradizione del IV secolo vuole che sia stato affogato con un’àncora legata al collo in Crimea, mentre Eusebio di Cesarea e san Girolamo riferiscono che Clemente morì nel 101, ma non accennano né all’esilio, né al martirio.
Nell'icone - dove si riprende la tradizione - è spesso riprodotta la scena in cui il mare si apre per mostrare, in un sarcofago di marmo, il corpo intatto di Clemente: per la Chiesa, l'incorruttibilità della carne nel tempo è segno indiscusso di santità.

Dionisio da Furnà, nella sua Ermeneutica della pittura, lo indica come un vecchio dalla lunga barba, celebrato il 23 o il 24 novembre.
In Italia, Clemente è raffigurato nel mosaico nella Basilica di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna nella schiera dei martiri, mentre nell'affresco della Cappella Sistina a Roma è ritratto, all'estrema destra, sulla parete sud.

 

 

Clemente I Romano - Ignazio di Antiochia - Pseudo Barnaba - Erma - Policarpo di Smirne - Papia - Autore anonimo della Didaché

 

 

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