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ICONE
> Padri apostolici
Poche sono le immagini che raffigurano i Padri apostolici, ma non
per questo la loro vita e il loro operato devono restare sconosciuti
agli iconologi. Assieme ai Padri apologisti, rappresentano lanello
di congiunzione - non solo interpretativo - tra la Bibbia e i suoi più
conosciuti studiosi, difensori e divulgatori, come, per gli orientali,
Basilio Magno, Giovanni Crisostomo e Gregorio di Nazianzo.
Anche se alcuni storici usano classificare i Padri della Chiesa
anti-niceni o post-niceni, a seconda se vissuti prima o dopo del concilio
di Nicea (325), per la diversa situazione storica e la differente teologia,
di solito i Padri sono distinti in:
- Padri apostolici: gli scrittori cristiani di lingua greca vissuti
tra i I e il II secolo, chiamati apostolici perché si ritiene
che abbiano riferito lultima eco della voce degli apostoli;
- Padri apologisti: gli autori di lingua greca e, in un secondo tempo,
di lingua latina del II e III secolo che scrissero sul cristianesimo
per difenderlo dalle accuse e dalle persecuzioni dei pagani;
- Padri greci o latini o siri: gli scrittori vissuti dal IV secolo in
poi. Gli autori del IV e V secolo sono anche detti Dottori della Chiesa:
Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno sono dottori latini; Atanasio,
Basilio, Giovanni Crisostomo e Cirillo d'Alessandria sono dottori orientali.
La fine dell'epoca dei Padri per gli scrittori greci è ritenuta
alla morte di Giovanni Damasceno (749), per i latini a quella di Gregorio
Magno (604) o di Isidoro di Siviglia (636). Questa distinzione, tuttavia,
è data per lo più dalla Chiesa cattolica che, dopo queste
date, annovera non più Padri ma solo Dottori.
La differenza non è solo a livello terminologico: il Padre genera
o forma una dottrina (traendola ovviamente dalla fede apostolica), mentre
un Dottore la sviluppa o la sistematizza.
La Chiesa ortodossa, invece, non considera chiusa lepoca dei Padri,
perché ritiene che in qualunque momento Dio possa mandare tra
noi uomini in grado di ricoprire lo stesso ruolo degli antichi Padri
e perché sostiene che, se tale ciclo fosse davvero finito, significherebbe
che lo Spirito Santo ha abbandonato la Chiesa, non avendo più
il potere di produrre persone in grado di formarla.
L'appellativo di "Padri" è infatti di origine orientale
e fu applicato ai maestri che con la loro educazione e istruzione quasi
"rigeneravano" i giovani a loro affidati a una nuova vita,
quella dell'intelligenza.
Tra
il I e il II secolo, fiorì una produzione in lingua greca che
attinse direttamente alle fonti del messaggio cristiano. Gli autori,
proprio per i loro contatti con gli apostoli e i loro discepoli, furono
detti Padri apostolici, secondo la definizione introdotta nel
1672 da Jean Baptiste Cotelier teologo francese vissuto dal 1627
al 1686 - che indicò con questo nome Clemente Romano, Ignazio
di Antiochia, lo Pseudo-Barnaba, Erma e Policarpo di Smirne, cui si
aggiunsero Papia di Ierapoli e lautore anonimo dellopera
detta Didaché. Infatti, le opere di questi ultimi, pur
non incluse nel canone ufficiale, svolsero un ruolo di complemento rispetto
ai testi canonici e contribuirono alla definizione del messaggio cristiano
a livello di dottrina, prassi comportamentale e liturgia.
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