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Padri apostolici > Papia
> Frammenti delle Esposizioni dei detti del Signore
I. Frammento in Ireneo, Adversus haereses, V, 33,3-4.
Papia,
il millenarista
1. Un giorno anche il mondo creato, rinnovato e liberato dalla maledizione
divina, produrrà in abbondanza, dalla rugiada del cielo e dalla
fecondità della terra, ogni sorta di cibi. Così i presbiteri,
che videro Giovanni discepolo del Signore, ricordano davere udito
da lui, che riferiva gli insegnamenti del Signore intorno a quei tempi
dicendo:
2. "Verranno giorni in cui sorgeranno vigne, che avranno ciascuna
diecimila viti; ogni vite avrà diecimila tralci; ogni tralcio
avrà diecimila bracci; ogni braccio diecimila pampini, ogni pampino
diecimila grappoli; ogni grappolo diecimila acini; ogni acino, spremuto,
darà venticinque metrete di vino.
3. E quando uno dei santi prenderà uno di questi grappoli, laltro
griderà: Io sono un grappolo migliore, prendi me; e per mezzo
mio benedici il Signore. Similmente anche un chicco di frumento produrrà
diecimila spighe; ogni spiga avrà diecimila chicchi; ogni chicco
darà cinque bilibbre di semola bianca e netta. Anche gli altri
frutti, semi ed erbe saranno proporzionati a quelli. E tutti gli animali,
cibandosi di quei frutti che si cavano dalla terra, saranno pacifici
e concordi tra loro e pienamente soggetti agli uomini".
4.
Di queste cose anche Papia, discepolo di Giovanni e compagno di Policarpo,
uomo antico, fornisce testimonianza per scritto, nel quarto dei suoi
libri. Ne scrisse infatti cinque. E aggiunse anche questo:
5. "Queste cose sono credibili per coloro che hanno fede. Anche
Giuda il traditore, aggiunge egli (Papia), non credendo domandò:
Come il Signore compirà tali generazioni? E il Signore rispose:
Vedranno coloro che verranno in quel tempo".
II.
Frammento in Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, III,
39, 1-16.
La
questione del presbitero Giovanni
1. Di Papia ci sono tramandati cinque libri intitolati: Cinque libri
di spiegazione dei detti del Signore. Ne fa menzione anche Ireneo,
come dellunica opera scritta da lui, dicendo a un dipresso così:
Queste cose anche ecc. (cfr. IRENEO, V, 33, 4; vedi framm. I, 4).
2. Così [dice] Ireneo. Però lo stesso Papia, nel proemio
dei suoi discorsi, rivela di non esser stato affatto uditore e spettatore
dei santi Apostoli; ma insegna davere appreso le cose che riguardano
la fede dai loro familiari. Ecco come egli si esprime:
3. "Non esiterò ad aggiungere alle [mie] spiegazioni ciò
che un giorno appresi bene dai presbiteri e che ricordo bene, per confermare
la verità di queste [mie spiegazioni]. Poiché io non mi
dilettavo, come fanno i più, di coloro che dicono molte cose,
ma di coloro che insegnano cose vere; non di quelli che riferiscono
precetti di altri, ma di quelli che insegnano i precetti dati dal Signore
alla [nostra] fede e sgorgati dalla stessa verità.
4. Che se in qualche luogo m'imbattevo in qualcuno che avesse convissuto
con i presbiteri, io cercavo di conoscere i discorsi dei presbiteri:
che cosa disse Andrea o che cosa Pietro o che cosa Filippo o che cosa
Tommaso o Giacomo o che cosa Giovanni o Matteo o alcun altro dei discepoli
del Signore; e ciò che dicono Aristione ed il presbitero Giovanni,
discepoli del Signore. Poiché io ero persuaso che ciò
che potevo ricavare dai libri non mi avrebbe giovato tanto quanto quello
che udivo dalla viva voce ancora superstite.
5. E qui conviene osservare che Papia pone due volte il nome di Giovanni:
il primo [Giovanni] lo annovera con Pietro, Giacomo e Matteo e gli altri
Apostoli, ed è evidente che vuole indicare lEvangelista.
Egli poi distingue nella sua esposizione, e colloca il secondo Giovanni
tra gli altri che sono fuori del numero degli Apostoli, anteponendo
a lui Aristione;
6. e lo chiama espressamente presbitero. Resterebbe quindi confermata
lasserzione di coloro che sostengono che in Asia ci furono due
personaggi che portavano questo stesso nome e che in Efeso vi sono due
tombe chiamate ambedue ancora oggi di Giovanni. Bisogna fare attenzione
a costoro: perché se si esclude il primo, è verosimile
che il secondo abbia avuto la rivelazione (Apocalisse), che
ci fu tramandata sotto il nome di Giovanni.
7. Questo Papia, di cui parliamo, confessa di avere ricevuto i detti
degli Apostoli da coloro che li avvicinarono e di essere invece stato
uditore diretto di Aristione e del presbitero Giovanni. Egli ricorda
sovente i loro nomi e nei suoi scritti riferisce ciò che essi
hanno tramandato. Anche questo possa non essere stato detto inutilmente.
8. Alle testimonianze di Papia, riferite sopra, mette conto che ora
se ne aggiungano altre, nelle quali egli narra alcuni fatti prodigiosi
e fornisce altre notizie, pervenute a lui dalla tradizione.
9. Abbiamo già detto sopra che lapostolo Filippo aveva
dimorato a Gerapoli con le sue figlie. Bisogna ora che io riferisca
una storia meravigliosa che Papia, che viveva in quei tempi, dice davere
appreso dalle figlie di Filippo. Egli parla infatti della risurrezione
di un morto, avvenuta ai suoi tempi, e poi ancora di un altro miracolo
accaduto a Giusto, soprannominato Barsaba, il quale bevette un veleno
mortifero, e, per la grazia del Signore, non ne ebbe danno.
10. Questo Giusto è colui che, dopo lascensione del Signore,
i santi Apostoli avevano proposto insieme a Mattia ed avevano poi fatta
orazione affinché la sorte designasse quale dei due avrebbe dovuto
completare il loro numero, invece di Giuda il traditore. Il libro degli
Atti narra così il fatto: "E proposero due, Giuseppe,
chiamato Barsaba e soprannominato il Giusto, e Mattia; e pregarono dicendo
"
11.
Il medesimo Papia ci fornisce altre notizie pervenute a lui dalla tradizione
non scritta, alcune strane parabole e alcuni insegnamenti del Salvatore,
e altre cose piuttosto favolose.
12. Tra le quali egli dice anche che, dopo la risurrezione dei morti,
vi sarà un periodo di mille anni, nel quale si stabilirà
su questa terra il regno materiale di Cristo. Io credo che queste sue
concezioni derivino dallavere frainteso le narrazioni degli Apostoli,
non avendo egli capito che gli Apostoli si esprimevano con un linguaggio
simbolico per mezzo di figure.
13. Egli infatti appare uomo d'ingegno molto limitato, come si può
arguire dai suoi scritti. Tuttavia la sua opinione fu adottata da molti
scrittori ecclesiastici venuti dopo di lui, che sappoggiano alla
sua antichità, come Ireneo e qualcun altro che mostrò
d'avere le sue stesse idee.
14. Nella sua opera egli ci riferisce anche altre spiegazioni del sopraricordato
Aristione sui discorsi del Signore e tradizioni del presbitero Giovanni,
alle quali noi rimandiamo i lettori desiderosi dimparare. Ora
è necessario che noi, alle testimonianze sopracitate, facciamo
seguire la tradizione che egli riferisce intorno a Marco, autore del
Vangelo. Ecco le sue parole:
15. "Anche questo diceva il presbitero: Marco, interprete di Pietro,
scrisse con esattezza, ma senza ordine, tutto ciò che egli ricordava
delle parole e delle azioni di Cristo; poiché egli non aveva
udito il Signore, né aveva vissuto con Lui, ma, più tardi,
come dicevo, era stato compagno di Pietro. E Pietro impartiva i suoi
insegnamenti secondo lopportunità, senza l'intenzione di
fare unesposizione ordinata dei detti del Signore. Cosicché
non ebbe nessuna colpa Marco, scrivendo alcune cose così come
gli venivano a mente, preoccupato solo duna cosa, di non tralasciare
nulla di quanto aveva udito e di non dire alcuna menzogna a riguardo
di ciò". Questo fu raccontato da Papia intorno a Marco.
16. Di Matteo poi disse questo: "Matteo scrisse i detti [del Signore]
in lingua ebraica; e ciascuno poi li interpretava come poteva".
Papia si serve di testimonianze ricavate dalla prima lettera di Giovanni
e dalla prima di Pietro. Ed espone anche un altro racconto, di una donna
accusata presso il Signore di molti peccati, racconto contenuto nel
Vangelo degli Ebrei. Anche queste notizie, che abbiamo aggiunto alle
riferite, possano non essere senza utilità.
III.
Frammento in un frammento di Apollinare di Laodicea
La
morte di Giuda
1. Giuda non morì al capestro, ma, liberato dal laccio prima
di soffocare, visse ancora. Lo dimostrano anche gli Atti degli Apostoli,
dicendo che egli cadde in avanti e si aprì nel mezzo e si sparsero
le sue viscere. Questo lo narra più apertamente Papia, discepolo
di Giovanni, nel quarto libro della spiegazione dei detti del Signore,
dicendo così:
2. "Grande esempio dempietà fu in questo mondo Giuda,
le cui carni gonfiarono talmente, che, per dove sarebbe facilmente passato
un carro, non avrebbe potuto passare lui, anzi neppure la sola stessa
mole del suo capo. Poiché dicono che anche le palpebre dei suoi
occhi singrossarono tanto, che egli non poteva più vedere
affatto la luce, e neppure il medico con la diottra riusciva a vedere
i suoi occhi, tanto erano profondi dalla superficie esterna. I suoi
genitali apparivano ingrossati e più ripugnanti dogni deformità,
e da essi uscivano marcia e vermi che da tutto il corpo affluivano,
per ludibrio, insieme agli escrementi.
3. Dopo molti tormenti e supplizi, egli morì, come dicono, in
un suo podere, che, per il puzzo, è rimasto fino ad ora deserto
e disabitato ed anche oggi nessuno può traversare quel luogo
senza turarsi il naso con le mani. Tanto fu lo scolo che dalle sue carni
penetrò nella terra".
IV.
Frammento in Andrea di Cesarea, Commento allApocalisse
Gli
angeli che presiedono al governo della terra
Papia dice così parola per parola: "Ad alcuni di essi, cioè
di coloro che furono un giorno angeli divini, affidò di presiedere
al governo della terra, ed ingiunse di presiedervi bene". E in
seguito dice: "Ma avvenne che lordine loro ricadde nel nulla".
V.
Frammento in Andrea di Cesarea, prologo al Commento allApocalisse
Lispirazione
dellApocalisse
Stimiamo superfluo parlare più a lungo dellispirazione
di quel libro (cioè dellApocalisse di Giovanni)
dal momento che beati uomini, voglio dire Gregorio il teologo e Cirillo
e inoltre anche altri più antichi, Papia, Ireneo, Metodio e Ippolito,
attestano che esso è degno di fede.
VI.
Frammento in Anastasio sinaita, Contemplatio anagogica in Hexameron
Interpretazione
allegorica dellopera dei sei giorni
Prendendo occasione da Papia, uomo illustre di Gerapoli, discepolo di
colui che riposò sul petto [del Signore], e da Clemente, e da
Panteno, sacerdote di Alessandria, e dal sapientissimo Ammonio, antichi
interpreti anteriori ai sinodi, che riferirono tutta lopera dei
sei giorni a Cristo e alla Chiesa.
VII.
Frammento in Anastasio sinaita, Contemplatio anagogica in Hexameron
Interpretazione
allegorica del paradiso
Gli interpreti delle Chiese più antichi, voglio dire Filone il
filosofo, contemporaneo degli Apostoli, e il celeberrimo Papia, discepolo
di Giovanni lEvangelista, di Gerapoli... e i loro seguaci intesero
nel senso spirituale ciò che è scritto intorno al paradiso,
riferendolo alla Chiesa di Cristo.
VIII.
Frammento in Massimo il Confessore, Scholia in Dyonionysium Aeropagitam:
De coelesti hierarchia, 2
I
primi Cristiani chiamavano fanciulli gli innocenti
I primi Cristiani chiamavano fanciulli coloro che, secondo la volontà
di Dio, coltivavano linnocenza, come dichiara anche Papia nel
primo libro delle Spiegazioni del Signore e Clemente Alessandrino
nel Pedagogo.
IX.
Frammento in Massimo il Confessore, Scholia in Dyonionysium Aeropagitam:
De coelesti hierarchia, 7
Natura
dei piaceri che i beati godranno dopo la risurrezione
Questo dice, parlando per enigmi, come io credo, Papia, che fu allora
vescovo di Gerapoli nellAsia e fiori al tempo del divino Giovanni
Evangelista. Questo Papia infatti, nel suo libro quarto delle Spiegazioni
del Signore, disse che nella risurrezione vi saranno i piaceri
che si ricevono dai cibi... Anche Ireneo, vescovo di Lione, nel libro
quinto contro le eresie, dice la stessa cosa, e porta come testimonio
delle sue asserzioni questo Papia di cui abbiamo parlato.
X.
Frammento in Stefano Gobaro
La
felicità nel regno dei cieli
Neppure Papia, vescovo di Gerapoli e martire, e SantIreneo, vescovo
di Lione, (Stefano approva), tra coloro che dicono che il regno dei
cieli consiste nel godimento di alcuni cibi sensibili.
XI.
Frammento in Filippo di Side, Storia ecclesiastica
La
seconda e terza lettera di Giovanni e lApocalisse. Miracoli
narrati da Papia
1. Papia, vescovo di Gerapoli, che fu uditore di Giovanni il teologo
e compagno di Policarpo, scrisse cinque libri di discorsi del Signore,
nei quali, facendo lenumerazione degli Apostoli, dopo Pietro e
Giovanni, Filippo e Tommaso e Matteo, ricordò tra i discepoli
del Signore Aristione e un altro Giovanni, che chiamò anche presbitero;
cosicché alcuni credono che siano di questo Giovanni le due lettere
brevi e cattoliche, che ci sono giunte sotto il nome di Giovanni, poiché
gli antichi riconoscono solo la prima. Alcuni poi, errando, ritennero
che fosse di costui anche lApocalisse. Papia sbaglia
a riguardo del regno millenario e così anche Ireneo seguendo
lui.
2.
Papia, nel secondo libro, dice che Giovanni il teologo e Giacomo, suo
fratello, furono uccisi dai Giudei. Il ricordato Papia raccontò,
come notizia avuta dalle figlie di Filippo, che Barsaba, chiamato anche
Giusto, messo alla prova dagli infedeli, bevette il veleno duna
vipera e nel nome del Signore rimase illeso. Racconta anche altri miracoli,
e specialmente quello della madre di Manaimo, che fu risuscitata dai
morti. Di coloro che furono da Cristo risuscitati dai morti dice che
vivessero fino ai tempi di Adriano.
XII.
Frammento in Giorgio Hamartolòs, Chronicum, Codice Coisliniano
Il
martirio di Giovanni, preannunziato da Gesù
1. Dopo Domiziano regnò per un anno Nerva, che richiamò
Giovanni dall'isola [di Patmo] e lo liberò, concedendogli di
abitare ad Efeso. Egli era allora l'unico sopravvissuto tra i dodici
discepoli e, dopo aver scritto il suo Vangelo, meritò il martirio.
2. Infatti Papia, vescovo di Gerapoli, che vi assistette, nel secondo
libro dei Detti del Signore, dice che egli fu ucciso dai Giudei;
adempiendo evidentemente, assieme al fratello, la predizione fatta intorno
ad essi da Cristo e la loro confessione ed approvazione a questo riguardo.
Avendo infatti il Signore detto loro: Potete bere il calice che io bevo?
essi prontamente assentirono ed approvarono. Voi berrete il mio calice,
continuò il Signore, e sarete battezzati con il battesimo con
il quale sono battezzato io. Ed è naturale [che sia accaduto
così], poiché il Signore non mentisce.
3. Così conferma anche il dottissimo Origene nella spiegazione
del Vangelo secondo Matteo, asserendo che Giovanni subì il martirio;
e dice daverlo appreso dai successori degli Apostoli. Ed anche
leruditissimo Eusebio, nella Storia ecclesiastica (III,
I) dice: "Tommaso ebbe in sorte il paese dei Parti; Giovanni invece
lAsia, dove visse, morendo poi in Efeso".
XIII.
Frammento in Gerolamo di Gerusalemme, De viris illustribus,
18
Giovanni lApostolo e Giovanni il presbitero. Il millenarismo
di Papia
1. Papia, discepolo di Giovanni, vescovo di Gerapoli nellAsia,
scrisse soltanto cinque libri che intitolò: Spiegazione dei
discorsi del Signore. In essi, dopo avere asserito nella prefazione
che egli non segue le varie opinioni, ma si attiene allautorità
degli Apostoli, dice: Io consideravo che cosa avessero detto Andrea,
Pietro, Filippo, Tommaso, Giacomo, Giovanni, Matteo e qualsiasi altro
dei discepoli del Signore; e che cosa anche dicevano Aristione e il
presbitero Giovanni, discepoli del Signore. Poiché non mi giovano
tanto i libri da leggere, quanto la viva voce sonante degli autori.
2. Appare quindi dallo stesso elenco dei nomi, che altri è Giovanni,
che viene collocato tra gli Apostoli, altri è il presbitero Giovanni,
che viene enumerato dopo Aristione. Questo abbiamo detto per spiegare
lopinione esposta più sopr, secondo la quale abbiamo riferito
che molti ritengono che le due ultime lettere di Giovanni non siano
dellApostolo, ma del presbitero.
3. Si dice [...] che egli abbia esposto la tradizione giudaica (del
regno) di mille anni. Lo seguirono poi Ireneo, Apollinare ed altri,
i quali asseriscono che, dopo la risurrezione, il Signore regnerà
nella carne con i suoi santi. Anche Tertulliano nel libro intorno alla
speranza dei fedeli e Vittorino di Pettau e Lattanzio seguono questa
opinione.
XIV.
Frammento nel Codice Vaticano Alessandrino 14
Il
Vangelo di Giovanni. Leretico Marcione scacciato da Giovanni
1. Il Vangelo di Giovanni fu reso manifesto e dato alle Chiese da Giovanni
mentre era ancora in vita, come riferisce Papia di Gerapoli, il discepolo
caro a Giovanni, nei libri esoterici, cioè negli ultimi cinque.
2. [Scrisse infatti senza errori il Vangelo dettatogli da Giovanni.
Leretico Marcione, essendo stato biasimato da lui per i suoi contrari
sentimenti (a riguardo della fede), fu scacciato da Giovanni. Egli infatti
aveva portato degli scritti o lettere da parte dei fratelli che erano
nel Ponto].
XV.
Frammento in una Catena dei Padri greci
San
Giovanni detta a Papia il suo Vangelo
Ultimo di questi è Giovanni, soprannominato figlio del tuono,
il quale, essendo già molto vecchio, come ci tramandarono Ireneo,
Eusebio ed altri storici posteriori degni di fede, essendo sorte in
quel tempo gravi eresie, dettò il Vangelo al suo virtuoso discepolo
Papia di Gerapoli, perché fosse di complemento a coloro che prima
di lui avevano predicato alle genti per tutto il mondo.
XVI.
Frammento in Vardaro Vardapeto, Spiegazione del IV Vangelo
Che
cosè laloe
Ed essendo chiuse le porte, apparve agli undici (discepoli) e agli altri
che erano con loro. Laloe, che essi portavano, era misto, come
si dice, con una metà di. olio e una metà di miele. È
certo che laloe è una specie dincenso, come è
riferito da un geografo e da Papia, poiché vi sono nellIndia
quindici specie di aloe, delle quali quattro sono preziose: Nikre, Andrataratz,
Ierravor, Dzakotken; di queste specie era quello che Giuseppe e Nicodemo
offrivano per la sepoltura; essi infatti erano ricchi.
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