|
Icone
Storia
Arte e architettura
Letteratura e critica
Pubblicazioni
|
ICONE
> Padri
apostolici >
Policarpo di Smirne > Il martirio di
Policarpo
Il Martyrium Polycarpi è il più antico esempio
autentico di Acta Martyrum, risalendo a pochi mesi dopo la
morte del santo, avvenuta durante l'impero di Antonino Pio. E' sottoforma
di lettera indirizzata ai cristiani di Filomelio, la città frigia
(oggi Aksehir) fondata nel II secolo a.C. e sede episcopale, che collegava
Smirne a Efeso.
Saluto
La Chiesa di Dio che dimora a Smirne alla Chiesa di Dio che è
a Filomelio e a tutte le comunità della santa Chiesa cattolica
(1) di ogni luogo. La misericordia, la pace e la carità di Dio
Padre e del Signore nostro Gesù Cristo abbondino.
Largomento
della lettera
I - 1. Vi scriviamo, fratelli, riguardo ai martiri e al beato Policarpo
che sigillandola col suo martirio ha fatto cessare la persecuzione.
Quasi tutti gli avvenimenti svolti accaddero perché il Signore
ci mostrasse di nuovo un martirio secondo il Vangelo.
2. Infatti, come il Signore, egli attese di essere arrestato, perché
anche noi divenissimo suoi imitatori, non preoccupandoci solo di noi,
ma anche del prossimo. E della carità sincera e salda volere
non solo salvare se stesso ma anche tutti i fratelli.
Contemplare
con gli occhi del cuore
II - 1. Beati e generosi sono tutti i martìri che avvengono per
volontà del Signore. Bisogna che noi siamo più religiosi
per attribuire a Dio la potenza di tutte le cose.
2. Chi non si meraviglierebbe della loro generosità, della loro
pazienza e del loro amore a Dio? Lacerati dai flagelli, al punto da
lasciar vedere lanatomia del corpo sino alle vene e alle arterie,
rimanevano fermi, sebbene gli astanti, mossi a compassione, piangessero.
Essi ebbero tale forza che nessuno emise un gemito o un sospiro dimostrando
a tutti che, nel momento in cui venivano messi alla prova, i generosi
martiri di Cristo non erano nel loro corpo, ma che il Signore stando
vicino parlasse loro.
3. Presi dalla grazia di Cristo, disprezzavano i tormenti del mondo,
acquistandosi, per un momento solo, la vita eterna. Il fuoco dei tormenti
disumani era freddo per loro. Avevano davanti agli occhi, per sfuggirlo,
quello eterno e che non si spegne mai. Con gli occhi del cuore contemplavano
i beni riservati ai pazienti, che né orecchio intese, né
occhio vide, né cuore di uomo ha immaginato, additati loro dal
Signore, perché non erano più uomini, ma angeli.
4. Similmente quelli che furono condannati alle fiere sopportarono tormenti
orribili, stesi su conchiglie e straziati con altre forme di torture
varie, perché si cercava, se fosse stato possibile, di indurli
allabiura.
Germanico
III - 1. Molto macchinò contro di loro il diavolo, ma grazie
a Dio non prevalse in tutto. Il generosissimo Germanico con la sua costanza
sostenne la loro debolezza e fu mirabile nella lotta contro le fiere.
Il proconsole lo esortava dicendo di aver pietà della sua giovinezza,
ma egli, aizzandola, attirava contro di sé la belva, desideroso
di allontanarsi al più presto da questa vita ingiusta ed iniqua.
2. Per ciò tutta la folla meravigliata della elevatezza d'animo
della razza pia e generosa dei cristiani ebbe a gridare: "Abbasso
gli atei! Si cerchi Policarpo".
Quinto
IV - Un frigio di nome Quinto, da poco venuto dalla Frigia, vedendo
le fiere fu terrorizzato. Egli si era offerto spontaneamente e spingeva
gli altri allo stesso passo. Il proconsole, dopo molte insistenze, lo
persuase a giurare e a sacrificare. Perciò, fratelli, non approviamo
coloro che si costituiscono, poiché il Vangelo non insegna così.
II
rifugio
V - 1. Policarpo, uomo assai meraviglioso, a sentire ciò, non
si scompose e volle rimanere in città, ma i più lo esortavano
ad allontanarsi. Si ritirò in campagna, poco lontano dalla città
e si trattenne con pochi. Non faceva altro giorno e notte che pregare
per tutti e per le comunità cristiane del mondo, come era suo
costume.
2. Mentre stava in preghiera, tre giorni prima di essere catturato,
ebbe la visione del suo guanciale arso dalle fiamme. Rivoltosi a quelli
che erano con lui disse: "Devo essere bruciato vivo".
Il
tradimento
VI - 1. Poiché quelli che lo cercavano non si fermavano, egli
si trasferì in unaltra campagna e subito vi giunsero coloro
che lo inseguivano. Non avendolo trovato, presero due giovani schiavi.
Uno di essi torturato confessò.
2. (Ormai) gli era impossibile rimanere nascosto, perché anche
i suoi lo tradivano. Il capo della polizia, che aveva avuto dalla sorte
lo stesso nome di Erode, aveva premura di condurlo allo stadio, perché
si fosse compiuto il suo destino divenendo simile a Cristo, e i traditori
avessero ricevuto lo stesso castigo di Giuda.
La
cattura
VII - 1. Di venerdì all'ora di pranzo, guardie e cavalieri con
le consuete armi, conducendosi il giovane schiavo, partirono come se
inseguissero un ladrone. Arrivando verso sera lo trovarono coricato
in una casetta al piano superiore. Anche di là avrebbe potuto
fuggire in un altro podere, ma non volle dicendo: "Sia fatta la
volontà di Dio".
2. Sentendo che erano arrivati, scese a parlare con loro, meravigliati
della sua veneranda età, della sua calma e di tanta preoccupazione
per catturare un uomo così vecchio. Subito ordinò di dar
loro da mangiare e da bere quanto ne volevano e chiese che gli concedessero
unora per pregare tranquillamente.
3. Lo concessero, e stando in piedi incominciò a pregare pieno
di amore di Dio, tanto che per due ore non si poté interromperlo.
Quelli che lo ascoltavano erano stupiti e molti si pentivano di essere
venuti a prendere un sì degno e santo vegliardo.
Grande
sabato
VIII - 1. Quando terminò la preghiera, ricordandosi di tutti
quelli che aveva conosciuto, piccoli e grandi, illustri e oscuri e di
tutta la Chiesa cattolica sparsa per la terra, e giunse l'ora di andare,
facendolo sedere su un asino lo condussero in città. Era il giorno
del grande sabato.
2. Il capo della polizia e il padre di costui, Niceta, gli vennero incontro.
Lo fecero salire sul cocchio e sedendogli vicino cercavano di persuaderlo
dicendo: "Che male cè a dire: Cesare Signore, offrire
incenso con tutto ciò che segue e salvarsi?". Dapprima non
rispose loro, poiché quelli insistevano disse: "Non voglio
fare quello che mi consigliate".
3. Essi, avendo perduto la speranza di persuaderlo, gli rivolsero parole
crudeli e lo spinsero in fretta, tanto che nello scendere dal cocchio
si sbucciò lo stinco. Ma lui senza voltarsi, come se nulla fosse
successo, allegro si incamminò verso lo stadio. Vi era un tumulto
tale che nessuno poteva farsi ascoltare.
Abbasso
gli atei!
IX - 1. A Policarpo che entrava nello stadio scese una voce dal cielo:
"Sii forte, Policarpo, e mostrati valoroso". Nessuno vide
chi aveva parlato, quelli dei nostri che erano presenti udirono la voce.
Infine, mentre veniva tradotto, si elevò un grande clamore per
la notizia che Policarpo era stato arrestato.
2. Portato davanti al proconsole, questi gli chiese se fosse Policarpo.
Egli annuì e (il proconsole) cercò di persuaderlo a rinnegare
dicendo: "Pensa alla tua età" e le altre cose di conseguenza
come si usa: "Giura per la fortuna di Cesare, cambia pensiero e
di: Abbasso gli atei!". Policarpo, invece, con volto severo
guardò per lo stadio tutta la folla dei crudeli pagani, tese
verso di essa la mano, sospirò e guardando il cielo disse: "Abbasso
gli atei!".
3. Il capo della polizia insistendo disse: "Giura e io ti libero.
Maledici il Cristo". Policarpo rispose: "Da ottantasei anni
lo servo, e non mi ha fatto alcun male. Come potrei bestemmiare il mio
re che mi ha salvato?".
Sono
cristiano
X - 1. Insistendo ancora gli disse: "Giura per la fortuna di Cesare!".
Policarpo rispose: "Se ti illudi che io giuri per la fortuna di
Cesare, come tu dici, e simuli di non sapere chi io sono, sentilo chiaramente.
Io sono cristiano. Se poi desideri conoscere la dottrina del cristianesimo,
concedimi una giornata e ascoltami". Rispose il proconsole: "Convinci
il popolo".
2. Policarpo di rimando: "Te solo ritengo adatto ad ascoltarmi.
Ci è stato insegnato di dare alle autorità e ai magistrati
stabiliti da Dio il rispetto come si conviene, ma senza che ci danneggi.
Non ritengo gli altri capaci di ascoltare la mia difesa".
Il
fuoco del giudizio futuro
XI - 1. Il proconsole disse: "Ho le belve e ad esse ti getterò
se non cambi parere...". Laltro rispose: "Chiamale,
è impossibile per noi il cambiamento dal meglio al peggio; è
bene invece passare dal male alla giustizia".
2. Di nuovo laltro gli disse: "Ti farò consumare dal
fuoco, poiché disprezzi le belve, se non cambi parere...!".
Policarpo rispose: "Tu minacci il fuoco che brucia per un'ora e
dopo poco si spegne e ignori invece il fuoco del giudizio futuro e della
pena eterna, riservato agli empi. Ma perché indugi? Fa' quello
che vuoi!".
Policarpo
ha confessato di essere cristiano
XII - 1. Nel dire queste ed altre cose era pieno di coraggio e di allegrezza
e il suo volto splendeva di gioia. Egli non solo non si lasciò
abbattere dalle minacce rivoltegli, ma lo stesso proconsole ne rimase
sconcertato e mandò in mezzo allo stadio il suo araldo a gridare
tre volte: "Policarpo ha confessato di essere cristiano".
2. Dopo questo proclama dellaraldo, tutta la moltitudine dei pagani
e dei giudei abitanti a Smirne con furore incontenibile e a gran voce
gridò: "Questo è il maestro dAsia, il padre
dei cristiani, il distruttore dei nostri dei che insegna a molti a non
fare sacrifici e a non adorare". Gridavano queste cose chiedendo
allasiarca Filippo che lanciasse un leone contro Policarpo. Egli,
invece, rispose che non gli era lecito, poiché il combattimento
contro le fiere era terminato.
3. Allora concordemente si misero a gridare che Policarpo fosse arso
vivo. Doveva compiersi la visione del guanciale, che gli era apparso
quando in preghiera l'aveva visto in fiamme, e volto ai fedeli che erano
con lui profeticamente disse: "Devo essere bruciato vivo".
Fermo
sulla pira
XIII - 1. Questo fu più presto fatto che detto; subito la folla
si mise a raccogliere legna e frasche dalle officine e dalle terme.
Soprattutto i giudei con più zelo, come è loro costume,
si diedero da fare in questo.
2. Quando il rogo fu pronto, deposte le vesti e sciolta la cintura incominciò
a slegarsi i calzari, cosa che precedentemente non faceva, perché
ogni fedele si affrettava a chi prima riuscisse a toccargli il corpo.
Per la santità di vita era venerato prima del martirio.
3. Subito furono apprestati gli attrezzi necessari per il rogo. Mentre
stavano per inchiodarlo egli disse: "Lasciatemi così. Chi
mi dà la forza di sopportare il fuoco mi concederà anche,
senza la vostra difesa dei chiodi, di rimanere fermo sulla pira".
La
preghiera di Policarpo
XIV - 1. Non lo inchiodarono ma lo legarono. Con le mani dietro la schiena
e legato come un capro scelto da un grande gregge per il sacrificio,
gradita offerta preparata a Dio, guardando verso il cielo disse: "Signore,
Dio onnipotente Padre di Gesù Cristo tuo amato e benedetto Figlio,
per il cui mezzo abbiamo ricevuto la tua scienza, o Dio degli angeli
e delle potenze di ogni creazione e di ogni genia dei giusti che vivono
alla tua presenza.
2. Io ti benedico perché mi hai reso degno di questo giorno e
di questa ora di prendere parte nel numero dei martiri al calice del
tuo Cristo per la risurrezione alla vita eterna dellanima e del
corpo nella incorruttibilità dello Spirito Santo. In mezzo a
loro possa io essere accolto al tuo cospetto in sacrificio pingue e
gradito come prima lavevi preparato, manifestato e realizzato,
Dio senza menzogna e veritiero.
3. Per questo e per tutte le altre cose ti lodo, ti benedico e ti glorifico
per mezzo dell'eterno e celeste gran sacerdote Gesù Cristo tuo
amato Figlio, per il quale sia gloria a te con lui e lo Spirito Santo
ora e nei secoli futuri. Amen".
Un
profumo come di incenso
XV - 1. Appena ebbe alzato il suo Amen e terminato la preghiera, gli
uomini della pira appiccarono il fuoco. La fiamma divampò grande.
Vedemmo un prodigio e a noi fu concesso di vederlo. Siamo sopravvissuti
per narrare agli altri questi avvenimenti.
2. Il fuoco, facendo una specie di voluta, come vela di nave gonfiata
dal vento, girò intorno al corpo del martire. Egli stava in mezzo,
non come carne che brucia ma come pane che cuoce, o come oro e argento
che brilla nella fornace. E noi ricevemmo un profumo come di incenso
che si alzava, o di altri aromi preziosi.
Un
maestro profetico
XVI - 1. Alla fine gli empi, vedendo che il corpo di lui non veniva
consumato dal fuoco, ordinarono al confector di avvicinarsi e di finirlo
con un pugnale. E fatto questo, zampillò molto sangue che spense
il fuoco. Tutta la folla rimase meravigliata della grande differenza
tra gli infedeli e gli eletti.
2. Tra questi fu il meraviglioso martire Policarpo, vescovo della Chiesa
cattolica di Smirne, divenuto ai nostri giorni un maestro apostolico
e profetico. Ogni parola che uscì dalla sua bocca si è
compiuta e si compirà.
II
martire discepolo e imitatore del Signore
XVII - 1. Ma l'invidioso, maligno e perverso, il tentatore della razza
dei giusti vide la grandezza del suo martirio e la sua condotta irreprensibile
sin dal principio, notandolo cinto della corona dellimmortalità,
il premio conseguito che non si può contestare. Egli si adoperò
perché il corpo di lui non fosse preso da noi, benché
molti desiderassero di farlo, per possedere la sua santa carne.
2. Suggerì a Niceta, il padre di Erode, fratello di Alce, di
andare dal governatore perché non consegnasse le spoglie. Lasciando
da parte il crocifisso - egli disse - incominceranno a venerare lui.
Avevano detto questo per le istigazioni e le insistenze dei giudei,
che ci sorvegliavano se noi volessimo prenderlo dal rogo. Erano ignari
che non potremo mai abbandonare Cristo che ha sofferto da innocente
per i peccatori, per la salvezza di quelli che sono salvi in tutto il
mondo, e adorare un altro.
3. Noi veneriamo lui che è Figlio di Dio, e degnamente onoriamo
i martiri come discepoli e imitatori del Signore per lamore immenso
al loro re e maestro. Potessimo anche noi divenire loro compagni e condiscepoli!...
II
giorno natalizio
XVIII - 1. Il centurione, avendo visto la contesa dei giudei, poste
nel mezzo le spoglie le fece bruciare, come era duso.
2. Così noi più tardi, raccogliendo le sue ossa, più
preziose delle gemme di gran costo e più stimate delloro,
le ponemmo in un luogo più conveniente. (2)
3. Appena possibile, ivi riunendoci nella serenità e nella gioia,
il Signore ci concederà di celebrare il giorno natalizio del
martire, per il ricordo di quelli che hanno combattuto prima e ad esercizio
e coraggio di quelli che combatteranno.
Martirio
secondo il vangelo di Cristo
XIX - 1. Questi i fatti intorno al beato Policarpo che con quelli di
Filadelfia fu il dodicesimo a subire il martirio a Smirne. Egli solo
è ricordato più di tutti e di lui si parla dovunque, anche
tra i pagani. Non soltanto fu un maestro insigne, ma un martire celebre,
e tutti desiderano imitare il suo martirio avvenuto secondo il vangelo
di Cristo.
2. Con la sua pazienza ha trionfato sul governatore ingiusto, ha conseguito
la corona dellimmortalità ed esulta con gli apostoli e
tutti i giusti. Egli glorifica Dio Padre onnipotente e benedice il Signore
nostro Gesù Cristo, salvatore delle nostre anime, guida dei nostri
corpi e pastore della Chiesa cattolica nel mondo.
Darne
notizia ai fratelli
XX - 1. Ci avete pregato di essere informati da noi ampiamente sui fatti
accaduti. Per il momento li abbiamo riassunti in breve per mezzo di
nostro fratello Marcione. Conosciute poi le cose, spedite la lettera
ai fratelli più lontani, perché anche questi glorifichino
il Signore che fa la scelta dei suoi servi.
2. A lui, che può condurre tutti noi, per sua grazia e suo dono
nel regno eterno, mediante suo Figlio, lunigenito Gesù
Cristo, gloria, onore, potenza e grandezza per sempre. Salutate tutti
i fedeli. Quelli che sono con noi vi salutano e con tutta la famiglia
Evaristo che ha stilato la lettera.
Data
del martirio
XXI - Il beato Policarpo ha testimoniato il secondo giorno di Santico,
il settimo giorno prima delle calende di marzo, di grande sabato, allora
ottava. (3) Fu preso da Erode, pontefice Filippo di Tralli e proconsole
Stazio Quadrato, re eterno nostro Signore Gesù Cristo. A lui
gloria, onore, grandezza, trono eterno di generazione in generazione.
Amen.
I
Appendice
XXII
- 1. Noi vi auguriamo di star bene, fratelli, camminando secondo il
Vangelo nella parola di Gesù Cristo, e con lui sia gloria a Dio
Padre e allo Spirito Santo, per la salvezza dei santi eletti. Così
testimoniò il beato Policarpo, sulle cui orme vorremmo trovarci
nel regno di Gesù Cristo.
2. Ciò ha trascritto da Ireneo, discepolo di Policarpo, Gaio
che era vissuto con Ireneo. Io, Socrate, ho scritto copiando da Gaio
a Corinto. La grazia sia con tutti.
3. E io, Pionio, lo trascrivo ancora dall'esemplare già ricordato,
avendolo cercato dopo una rivelazione del beato Policarpo, come dirò
in seguito. Lo raccolsi che era quasi distrutto dal tempo, perché
il Signore Gesù Cristo raccolga anche me tra i suoi eletti nel
suo regno celeste. A lui sia gloria col Padre e col Santo Spirito nei
secoli dei secoli. Amen.
II
Appendice - Dal manoscritto di Mosca
1.
Ciò ha trascritto dalle opere di Ireneo Gaio, che era vissuto
con Ireneo discepolo di Policarpo.
2. Questo Ireneo che allepoca del martirio del vescovo Policarpo
era a Roma, insegnò a molti. Di lui ci sono tramandate numerose
opere molto belle ed ortodosse, nelle quali si ricorda di Policarpo
che fu suo maestro, ed ebbe a confutare con forza ogni eresia e ci ha
trasmesso la regola ecclesiastica e cattolica come laveva ricevuta
dal santo.
3. Dice anche questo: un giorno Marcione, dal quale sono chiamati i
Marcioniti, incontratosi con Policarpo gli disse: "Riconoscici,
o Policarpo". Egli rispose a Marcione: "Ti riconosco, ti riconosco
quale primogenito di Satana".
4. Anche questo si tramanda negli scritti di Ireneo. Nel giorno e nellora
in cui Policarpo a Smirne subì il martirio, Ireneo, che era nella
città di Roma, sentì una voce come di tromba che diceva:
"Policarpo è stato martirizzato".
5. Da queste opere di Ireneo, come si è detto, Gaio aveva trascritto,
e da Gaio trascrisse Isocrate a Corinto. Io, Pionio, di nuovo ho trascritto
da Isocrate, che ho ricercato dopo la rivelazione di san Policarpo.
Lo raccolsi che era fatiscente per il tempo, perché mi raccolga
il Signore Gesù Cristo con i suoi eletti nel suo regno celeste.
A lui gloria col Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.
Note:
1.
Il neologismo "Chiesa cattolica" (da kayholicos, universale)
- così come "cristianesimo" - sembra sia stato inventato
da sant'Ignazio di Antiochia.
2. Non si conosce il luogo della sepoltura, ma si suppone fosse sul
monte Pagos.
3. La data corrisponde al 23 febbraio 155 alle ore 14.
|