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Padri apostolici > Policarpo di Smirne
I
contenuti dellepistola di Clemente I Romano sono riportati e citati
nella Lettera ai Filippesi di san Policarpo, vescovo di Smirne
(attuale Izmir, Turchia), che si configura come risposta alla richiesta
della comunità cristiana della città macedone di Filippi
- fondata da san Paolo nel 49 - di avere la copia delle lettere che
santIgnazio di Antiochia aveva scritto durante il suo viaggio
verso il martirio. La Lettera ai Filippesi, unico scritto autentico
rimasto di Policarpo e tramadatoci nella sua versione latina, dà
molte direttive e costituisce una narrazione importante sotto il profilo
storico, agiografico e liturgico. Dal punto di vista dottrinale, viene
detto che Cristo ha Dio per Padre e, di conseguenza, è Figlio
di Dio, ma è anche uomo e per noi morì e fu da Dio resuscitato.
E'
possibile che Policarpo abbia scritto numerose altre lettere alle comunità
vicine alla sua, ma non si sono conservate.


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Della
vita di Policarpo, si ipotizza che nacque intorno allanno
69 e che, secondo gli scritti di Ireneo ed Eusebio di Cesarea,
fu educato dagli apostoli che lo ordinarono vescovo di Smirne,
forse lo nominò Giovanni che viveva a Efeso ma è
difficile dimostrare se si trattava dell'evangelista o di un suo
omonimo.
Nel 107 incontrò, a Smirne, santIgnazio di Antiochia,
durante il suo viaggio a Roma per essere martirizzato, di cui
raccolse gli scritti e scrisse a sua volta la Lettera ai Filippesi
esortando quei cristiani a servire Dio nel timore, credere
in Lui, sperare nella resurrezione, camminare nella via della
giustizia, secondo l'esempio di Ignazio, di cui egli univa le
lettere in suo possesso.
Verso
la fine del 154, molto anziano, Policarpo si recò a Roma
da papa Aniceto per discutere, tra laltro, della data della
celebrazione della Pasqua, che in Occidente si celebrava la domenica
seguente al plenilunio di primavera, mentre in Oriente era fissata,
secondo il computo ebraico, per il 14 del mese di Nisan (marzo-aprile).
Laccordo non fu raggiunto, ma ciò non mise in alcun
modo in discussione lunità fondamentale della Chiesa
cristiana, dimostrando la possibile pacifica convivenza di pareri
diversi. Tornando
a Smirne, Policarpo andò incontro al martirio, come si
narra in un documento coevo, il Martyrium Polycarpi,
che è il più antico esempio autentico di Acta
Martyrum. Al proconsole Stazio Quadrato che lo esortava a
rinnegare Cristo, rispose: Sono ottantasei anni che lo servo
e non mi ha fatto nessun torto. Come potrei bestemmiare il mio
re, il mio salvatore? e si lasciò condurre sul rogo,
dove recitò questa preghiera: Signore Dio Onnipotente...
Ti benedico perché mi hai fatto degno di questo giorno,
di quest'ora; di prendere parte, nel numero dei martiri, al calice
del Tuo Cristo, per la risurrezione, anima e corpo, alla vita
eterna, nella incorrutibilità dello Spirito Santo.
E da notare che laffermazione Sono 86 anni che
lo servo
fa presumere che Policarpo sia nato da genitori
cristiani.
Il momento della morte è raccontato nel Martyrium:
il fuoco non riuscì a toccare Policarpo, che, quindi, fu
trafitto con un pugnale. Era il 23 febbraio 155 e, insieme a Policarpo,
subirono il martirio altri cristiani provenienti dalla città
di Filadelfia. |
L'immagine
di Policarpo è riprodotta nei mosaici della basilica di S. Apollinare
in Classe (V secolo) a Ravenna nella teoria dei martiri che offrono
a Dio la preziosa corona del martirio.
Dionisio da Furnà, nella sua Ermeneutica della pittura,
indica Policarpo di Smirne in due modi (un vecchio dalla barba rotonda
o dalla lunga barba dipartita), ne ricorda la morte nel fuoco e lo celebra
il 23 febbraio. Non è impossibile che le diverse raffigurazioni
si riferiscano a due santi omonimi. Infatti, il nome Policarpo (che
significa "molti frutti", fruttuoso) era piuttosto comune
nelle regioni orientali di lingua greca, ma lo si trova anche tra i
primi cristiani romani. Un Policarpo, martire, è sepolto nelle
catacombe di San Callisto a Roma, un altro, prete e confessore, è
venerato a Roma anch'egli il 23 febbraio (da qui poté forse nascere
lequivoco, se così si tratta, di Dionisio). Sono annoverati
tra i santi anche altri due martiri di nome Policarpo di origini orientali
(Nicea e Antiochia) ma molto incerte sono le notizie.
Il culto è tuttora molto vivo in tutto il mondo cristiano. A
Smirne è dedicata al santo patrono una parrocchia, sul cui altare
maggiore troneggia una statua. A Roma sono conservati frammenti di ossa
nella Chiesa di S. Maria in Campo Marzio, sede del patriarca di Antiochia
di Siria. Da alcuni decenni gli è stata dedicata una grande parrocchia
nel quartiere Tuscolano. Nella basilica di S. Clemente a Roma, nella
prima metà del 1700, il pittore romano Giacomo Triga (1710-46)
ha rappresentato l'incontro di Policarpo con S. Ignazio di Antiochia,
ambedue rivestiti di solenni paramenti vescovili orientali. Altri luoghi
di culto sono nell'isola di Malta e a Lione in Francia, dove fu vescovo
e martire il suo discepolo sant'Ireneo.
Clemente
I Romano - Ignazio di Antiochia
- Pseudo Barnaba - Erma
- Policarpo di Smirne - Papia - Autore
anonimo della Didaché
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