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Rudolf
Arnheim, La prospettiva invertita e lassioma del realismo
Le esigenze del medium
Questo
impulso interiore a creare semplici forme di base può essere
descritto con una certa concretezza psicologica quando diciamo che la
percezione consiste nella ricerca di forme elementari nel materiale
che funge da stimolo e nellapplicazione di tali categorie
sensoriali ai dati grezzi. E perfettamente possibile che
la formazione di questi elementi percettivi sia stimolata e rafforzata
dallosservazione occasionale di semplici forme geometriche in
natura. Limpulso di base, tuttavia, non può essere spiegato
come una pulsione a copiare la natura e può essere capito solo
se ci si rende conto che il percepire non è un atto di registrazione
passiva bensì di comprensione, e che la comprensione può
aver luogo solo attraverso la concezione di forme definibili. Per questo
larte, come la scienza, ha inizio non con i tentativi di duplicare
la natura bensì con principi generali di alta astrazione. Nelle
arti, questi principi si manifestano come forme elementari.
La simmetria è uno degli aspetti dellarte cui si è
guardato con qualche attenzione da parte dei teorici, che normalmente
hanno ricondotto luso di essa alla simmetria del corpo umano.
Ancora una volta una simile influenza di esperienze ambientali su ciò
che viene inventato allinterno dellarte non è improbabile;
in effetti, lo sforzo cinestetico teso verso lequilibrio nel corpo
eretto potrebbe essere riportato a uno sforzo analogo nella composizione
visiva. Di uninfluenza assai più radicale, tuttavia, sono
gli impulsi percettivi evocati allinterno dello stesso medium
dellartista. Il medium, per mantenere la propria indipendenza,
ha bisogno di equilibrio e obbedisce spontaneamente alla legge delleconomia:
ogni espressione, artistica o daltro genere, deve avere la massima
semplicità consentita dal fine e dalle circostanze. Per quanto
Pascal riconosce che la simmetria è fondata sulla figura
delluomo. Avviene però che si voglia la simmetria
solo nel senso della larghezza, e non nellaltezza e nella profondità.
Pascal cita poi come fondamentale il fatto che la simmetria si ha quando
non cè ragione di fare altrimenti. Applicata
al discorso artistico, questa interpretazione sposta laccento
dalle esigenze del modello naturale a quelle rappresentative.
Per introdurre ordine nellanalisi converrà distinguere
tra fattori legati alla natura della percezione visiva a fattori legati
al medium della rappresentazione, anche se, in pratica, una separazione
chiara è difficilmente realizzabile. Entrambi sono fattori di
trasformazione non limitati a particolari convenzioni culturali, come
gli stili storico-artistici, ma suscettibili di unapplicazione
a largo raggio, a tutte le circostanze in cui gli esseri umani procedono
alla creazione di artefatti. Nelle pagine che seguono mi dedicherò
in modo più spec ifico alle esigenze del medium.
Nel disegno e nella pittura, le immagini non sono prese semplicemente
da ciò che si osserva in natura ma hanno la loro origine sulla
superficie piatta del foglio, della tela o del muro. La superficie impone
dei vincoli che derivano dalle sue specifiche proprietà percettive:
essa impone alcuni procedimenti e ne scoraggia altri. Quando queste
idiosincrasie del medium vengono ignorate e il loro effetto viene attribuito
a ciò che può essere osservato in natura, si producono
dei fraintendimenti. Alcuni esempi, scelti a caso, ci condurranno alloggetto
principale del presente saggio.
I pittori cubisti come Picasso hanno talvolta combinato vari aspetti
del medesimo oggetto in una singola immagine. In via di principio, questa
tecnica viene quasi universalmente impiegata ogniqualvolta la rappresentazione
pittorica non segue la regola secondo la quale tutti gli elementi che
un dipinto mette in mostra devono esser stati visti dal pittore da un
solo punto dosservazione. A proposito dei quadri cubisti è
stato detto che per recepirli è necessario che lo spettatore
si porti colla mente nelle posizioni in cui dovrebbe mettersi se avesse
voluto vedere loggetto che funge da modello nel modo in cui viene
rappresentato nel quadro. Lesperienza del tempo e del movimento
verrebbe quindi ad aggiungersi alla percezione dellimmagine immobile.
Questa interpretazione erronea deriva dallassioma del realismo,
in altre parole dal postulato che lopera darte duplichi
le situazioni visive che si verificano nello spazio fisico. Ma lo spazio
in cui un dipinto accade è la superficie bidimensionale di un
medium immobile, non il luogo fisico in cui ci muoviamo. La superficie
pittorica e ciò che poggia su di essa possono esser percepiti
da un unico punto di vista, e le immagini che trasmettono sono concepite
in modo conseguente. Lo spettatore non ha bisogno di muoversi con limmaginazione
attraverso lo spazio per distinguere con precisione la vista laterale
di una caraffa dipinta dalla vista dallalto, e loggetto
rappresentato non è una distorsione mostruosa, proprio come le
figure di profilo dellarte egizia non vengono viste come se andassero
a passeggio cone le spalle distorte.
Piuttosto, le esperienze accumulate nello spazio fisico attraverso il
tempo vengono tradotte nel loro equivalente bidimensionale fuori del
tempo stesso. I vari aspetti delloggetto preso a modello vengono
resi e combinati nel modo più appropriato ai propositi dellartista.
E questo procedimento non viene adottato per una mancanza di abilità
o per una convenzione stabilitasi accidentalmente. Esso deriva logicamente
dalla natura percettiva del medium dellartista.
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Fig.
1 Codice Manesse, inizi del secolo XIV (Biblioteca universitaria
di Heidelberg) |
In
unillustrazione del Codice Manesse (Fig. 1) vediamo la moglie
del conte Otto di Bradeburgo dar scacco matto al marito. Secondo le
norme del realismo ingenuo, la scacchiera è erroneamente
diritta e non orizzontale, probabilmente perché il pittore medioevale
non sapeva come disegnarla di scorcio. Ma la scacchiera sarebbe diritta
solo se la scena avesse luogo nelle stanze del conte. Invece si sta
svolgendo sulla superficie piatta del disegno dellartista. Secondo
le regole di questo medium, tutti gli oggetti rimangono nel loro piano
dorigine a meno che non ci sia una buona ragione per toglierli
di lì. Al livello di rappresentazione dato, non cè
alcuna ragione per una simile differenziazione delle dimensioni spaziali.
Al contrario, meno distorta sarà la scacchiera e più chiaramente
si mostrerà la disposizione dei pezzi. Ben lungi dal commettere
un errore, lartista ha reso il suo soggetto più visibile
conformandosi alla proprietà fondamentale del suo medium; e questa
soluzione è stata da lui scelta per far sì che gli osservatori
della sua opera potessero vedere quel che si chiedeva loro di vedere.
Un altro esempio ci viene da una delle interpretazioni comunemente in
uso della prospettiva isometrica. In questo tipo di prospettiva i fasci
di linee o gli spigoli paralleli non vengono mostrati nel loro convergere
verso punti di fuga sullorizzonte, come avviene nella prospettiva
centrale, bensì nel loro parallelismo. Come si può spiegare
questo scarto dalla proiezione ottica? Il nostro interprete, frugando
nei cassetti della percezione quotidiana, scopre che le parallele rimangono
tali quando vengono viste da una distanza sufficientemente grande. Si
giustifica così laffermazione secondo la quale la prospettiva
isometrica ritrae il mondo come appare da una distanza infinita. Lerrore
è poi qui aggravato dal falso presupposto che la normale percezione
dello spazio sia identica allimmagine ottica proiettata sulla
retina. E, in effetti, le distorsioni proiettive vengono viste solo
da pochi eletti che sono stati addestrati a notarle. Ignorando questo
fatto fondamentale, il nostro interprete postula che gli individui normali
vedono le parallele farsi convergenti ma scoprono che possono restare
parallele in circostanze particolari, cioè quando ci si trova
a guardarle da una certa distanza. Questa posizione teorica non ci offre
alcuna ragione visibile che spieghi perché intere civiltà
usino questo particolare caso come norma per la rappresentazione pittorica
dello spazio immediatamente circostante.
Dove trovare una spiegazione migliore? Normalmente gli individui percepiscono
le parallele come parallele, dovunque capiti loro di incontrarle. ma
questo fatto non è in sé sufficiente a spiegare lubiquità
della prospettiva isometrica, che serve a rappresentare gli edifici
architettonici e vari altri manufatti, non solo nellarte dellEstremo
oriente, in alcuni stadi primitivi della rappresentazione propria dellarte
popolare e nella produzione artistica infantile, ma anche nei disegni
tecnici di progettisti, ingegneri e matematici. La prospettiva isometrica
risolve un problema che non si pone nel mondo che ci circonda bensì
soltanto sul tavolo dellingegnere o sul cavalletto dellartista:
come passare dal piano frontale alla profondità con la minor
distorsione formale possibile. La prospettiva invertita offre una soluzione
per un problema connesso a questo.
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