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Rudolf
Arnheim, La prospettiva invertita e lassioma del realismo
Perché le forme divergono
Finché
viene ottenuta senza violare le regole della prospettiva rinascimentale,
la gerarchia simbolica di grande e piccolo non crea problemi per il
tipo di interpretazione che sto cercando qui di screditare. Quando tuttavia
il conflitto esiste, è psicologicamente scorretto porsi la domanda:
Perché gli artisti abbandonano la via della proiezione realistica
dello spazio fisico? Gli stili realistici in arte vanno giustificati
al pari di quelli non realistici: sono passabilmente rari e tardi, e
non possono vantare alcuna priorità. La domanda andrebbe piuttosto
formulata in questi termini: Per quale fine visivo lartista ha
presentato il suo soggetto in quel particolare modo? Veniamo con ciò
al secondo e forse più interessante aspetto della prospettiva
invertita, alla rappresentazione di solidi di forma geometrica
in modo contraddittorio rispetto alla loro proiezione ottica e alle
regole della prospettiva centrale.
Wulff fa riferimento alla prospettiva lineare solo in unampia
nota a piè pagina. Come esempio specifico egli menziona i mosaici
ravennati di San Vitale, in cui le traverse del soffitto sopra la testa
dellimperatore Giustiniano e dellarcivescovo convergono
verso lo spettatore. Ancora una volta Wulff ritiene che nelle opere
improntate a questo stile artistico i soffitti, il piano dei tavoli,
gli sgabelli, i letti e le scale siano resi in modo erroneo, così
come li vedrebbe la persona più importante presente nel dipinto.
Altri autori hanno fatto riferimenti fuorvianti alluso della prospettiva
nella rappresentazione di edifici o di altre forme geometriche nella
pittura giapponese. lidea che le superfici rettangolari siano
spesso rese facendole divergere verso il fondo deriva da una ben nota
illusione ottiica: i bordi rappresentati come paralleli nella prospettiva
isometrica sembrano divergere nel senso della distanza. Se si misurano
gli esempi giapponesi, si scopre che, nella stragrande maggioranza,
i bordi sono rigorosamente paralleli, con qualche scarto occasionale
in un senso o nellaltro, come accade quando le parallele vengono
tracciate affidandosi allocchio e non con lausilio di strumenti
meccanici (Fig. 4). Si potrebbe supporre che gli osservatori occidentali,
abituati ai forti effetti di profondità propri della nostra pittura,
vedano in questi dipinti più profondità di quanta ne vedano
i giapponesi stessi, e che quindi percepiscano una divergenza laddove
gli orientali probabilmente intendono e vedono un parallelismo.
Ma
tornando al nostro punto di partenza, la superficie pittorica bidimensionale,
notiamo che la condizione fondamentale è che non più di
una cosa opaca alla volta può essere visibile in un punto qualsiasi
della superficie. Ora, quando lo spazio fisico è proiettato su
una superficie, a ogni posizione sul piano di proiezione corrisponde
inevitabilmente più di un oggetto o parte di esso. Il primo piano
nasconde lo sfondo, il piano frontale nasconde quello retrostante. Inoltre,
quando guardiamo un cubo frontalmente, solo la sua faccia anteriore
riesce visibile (Fig. 5a). In una fotografia, un oggetto del genere
ci apparirà come un quadrato dipinto, non come un cubo, perché
le facce laterali convergono dietro quella frontale. La prospettiva
centrale, che ha adottato la convergenza prendendola dalla proiezione
ottica, non ha difficoltà finché a essere rappresentati
sono spazi vuoti. Per esempio, quando guardiamo in un interno, la stanza
dipinta ci appare come una piramide tronca (Fig. 6). Il pavimento, il
fondo e le tre facce laterali, per quanto distorti, sono sufficientemente
visibili. La parete di fondo è vista frontalmente, mentre le
altre quattro superfici, che si estendono in profondità, si aprono
come si conviene in direzione dellosservatore. Visto dallesterno,
però, il cubo sembra tridimensionale solo quando viene mostrato
di sbieco, esponendo così alcune delle sue facce laterali (Fig.
5i). Ma questa soluzione sarebbe inaccettabile per i sostenitori della
proiezione ottica. Se la faccia frontale rimane frontale e non distorta,
il cubo non può essere mostrato obliquamente nella medesima figura.
La Fig. 5i è un compromesso raccomandato dalle regole della prospettiva
centrale ma viola comunque i principi della proiezione ottica. Oltre
a ciò, le facce laterali sono malamente scorciate e distorte
dalla convergenza prospettica. Se la si vuole mostrare chiaramente,
il procedimento è insoddisfacente. E questo il tipo di
problema con cui ogni disegnatore deve scontrarsi ogniqualvolta tenta
di raffigurare la terza dimensione spaziale con i mezzi della seconda.
La ricerca di una buona soluzione non può partire dalla proiezione
ottica bensì dalla superficie del foglio o della tavola. Nei
disegni dei bambini e in alcune fasi primitive dellarte, un cubo
viene rappresentato da un quadrato (Fig. 5a). Il quadrato è lequivalente
bidimensionale appropriato del cubo, ma non mostra in che modo si distingue
da esso e non dà alcuna informazione utile sulle superfici laterali.
Per por rimedio a questo limite, quando si tratta per esempio di disegnare
una casa, i bambini in una fase più avanzata dello sviluppo aggiungono
due superfici laterali (Fig. 5b). La cosa si dimostra però inadeguata
quando il disegnatore desidera mostrare il diverso orientamento nello
spazio della superficie frontale e di quelle laterali. Egli ottiene
il risultato desiderato inclinando verso lalto le facce laterali
(Fig. 5c); infine, il solido viene completato aggiungendo la faccia
superiore (Fig. 5d). (3)
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Fig.
6 (da Dieric Bouts) |
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Fig.
7 |
Vedremo
che quando questa rappresentazione della forma cubica è correttamente
spiegata come la soluzione a un problema che si pone sulla superficie
pittorica, essa diviene un equivalente perfettamente valido e logico
delloggetto tridimensionale su una superficie a due dimensioni.
Vista in modo inadeguato come una proiezione ottica, invece, essa si
pone come il contrario della verità - la prospettiva invertita,
appunto. Forse risulterà chiaro sin da ora che questa etichetta
è fuorviante. Nulla è stato invertito. Alla soluzione
della Fig. 5d si è arrivati prima che nessuno avesse ancora pensato
alle proiezioni pittoriche convergenti. (4)
La Fig. 5d usa spigoli paralleli ed è, in questo senso, una variazione
della prospettiva isometrica. Rispetto alla versione ortodossa di questo
principio (Fig. 5e), essa presenta sotto certi aspetti un notevole vantaggio.
La prospettiva isometrica ortodossa può mostrare loggetto
solo da un lato e quindi non può contemporaneamente esporre la
faccia destra e la sinistra. In tal modo si sacrifica la completezza
e la simmetria del solido. Il desiderio di combinare lesposizione
frontale e quella dei lati favorisce luso di facce divergenti,
attaccate simmetricamente. E questo il motivo per cui si possono
trovare esempi di questo espediente nelle culture più diverse,
nelle quali è stato scoperto e sviluppato a partire dalle esigenze
percettive del medium pittorico. Ma le sue virtù visive si possono
osservare anche in architettura. Le finestre cosiddette a baia
(bay windows) con le loro superfici laterali sghembe, per esempio,
evidenziano la tridimensionalità della sporgenza.
La superficie superiore divergente ha un altro vantaggio, quello di
offrire una base più estesa agli oggetti che poggiano su di essa.
Gli spigoli convergenti della prospettiva centrale tagliano visivamente
il corpo del bambino Gesù nella Fig. 7b, mentre nella 7a esso
è confortevolmente abbracciato dai margini divergenti della culla
cubica. Nel più ampio conteso del quadro da cui lesempio
è tratto (Fig. 8), il piano divergente della culla apre anche
alle figure di Maria e Giuseppe e le avvolge parzialmente in una strruttura
inclusiva. La prospettiva convergente avrebbe prodotto leffetto
opposto.
Oltre a queste proprietà positive, la superficie superiore del
cubo divergente (Fig. 5d) ne ha anche una negativa; essa ha insomma
lo svantaggio di essere un trapezio asimmetrico. Sono convinto che gli
esaedri e gli ottaedri che si incontrano con una certa frequenza negli
stili artistici che usano forme primitive di rappresentazione spaziale
(Fig. 5k) sono così diffusi perché aggiungono una simmetria
più completa alla prospettiva divergente; a volte forse essi
vanno addirittura interpretati come rappresentazioni di cubi. Analogamente,
gli edifici a base poligonale come i battisteri o certi serbatoi si
avvalgono dello stesso vantaggio visivo. Ovviamente, portando lanalisi
sino in fondo, le superfici laterali divergenti possono esser messe
in rapporto con la rotondità, che mostra in modo così
convincente la tridimensionalità dei solidi nelle colonne, nelle
torri e nelle sfere.
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Fig.
8 Scuola spagnola, Natività, pala d'altare di Ayala, 1396
(Art Institute di Chicago) |
Note:
3. Si
noti a questo proposito che le superfici laterali delle Figg. 5b e 5e
non sono piegate sopra e neppure curvate in giù,
come ancora ci sentiamo dire nelle spiegazioni dellarte dei bambini
e di altri stadi primitivi della rappresentazione pittorica. Questa
interpretaziione erronea è fondata sullassioma del realismo.
Le superfici laterali del cubo non sono mai nella posizione prescritta
dalla proiezione ottica. Non cè quindi niente da piegare.
4. La derivazione dalle proprietà della superfiice pittorica
spiega anche perché la prospettiva isometrica come quella centrale
tollerino il quadrato frontale non deformato nei cubi presentati di
sbieco (Figg. 5e, 5i). Il quadrato è ciò che rimane della
concezione primordiale da cui le facce laterali deviano in uno stadio
più avanzato dello sviluppo. La prospettiva, lungi dallobbedire
semplicemente alla proiezione, limita la deformazione al minimo richiesto
dalleffetto di profondità. E per questo che il cubo
mostruoso da un punto di vista proiettivo resiste a tutte le obiezioni.
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