Icone

Storia

Arte e architettura

Letteratura e critica

Pubblicazioni

ICONE > Rudolf Arnheim, La prospettiva invertita e l’assioma del realismo

 
Fig. 9
Fig. 10

pagina precedente
La prospettiva isometrica, come ho ricordato prima, non può rappresentare un oggetto frontalmente. Ciò crea un problema quando la simmetria della presentazione frontale è fondamentale per trasmettere un senso di solenne riposo. Se gli scalini del trono sul quale siede in gloria la Madonna o qualche altra figura degna di venerazione sono disposti isometricamente, si crea una discrepanza con la simmetria generale. La cosa è ancora accettabile se la figura sul trono prende parte all’azione che si svolge a lato, come avviene per esempio nella Adorazione dei Magi di Santa Maria Maggiore a Roma (Fig. 9), ma disturberebbe la generale simmetria di una pala d’altare come la Madonna sul trono di Giotto ora agli Uffizi. Ed è indubbiamente per questo che Giotto rappresenta il piedistallo con le superfici laterali divergenti (Fig. 10).
Potremmo far qui menzione di un’altra difficoltà cui potrebbe por rimedio la prospettiva divergente. Quando si desidera mostrare la faccia superiore e una delle laterali di un cubo con una certa estensione, la procedura isometrica ortodossa impedisce una presentazione soddisfacente perché un allargamento della superficie superiore porta a un restringimento della laterale e viceversa (Figg. 5f, 5g). Se a entrambe le superfici simultaneamente viene concesso lo spazio che ad esse compete, si ha come risultato la prospettiva divergente (Fig. 5h). Un buon esempio di ciò si ha nell’altare sul quale Abele e il re Melchisedek stanno celebrando l’offerta sacrificale nel mosaico di una lunetta a San Vitale (Fig. 11). Gli spigoli divergenti permettono all’artista di mostrare gli oggetti del sacrificio sull’altare senza innalzare la superficie laterale dal piano di base con un’inclinazione troppo pronunciata.
Fig. 11
Fig. 12 (da Gioseffi)

Val la pena citare l’interpretazione di questo mosaico data dallo storico dell’arte Decio Gioseffi, che in ottemperanza all’assioma del realismo inegnuo, afferma non esserci altra prospettiva fuori di quella della proiezione ottica e che gli esempi di prospettiva “invertita” sono semplicemente gli spazi inframmezzati che si producono quando due sistemi di prospettiva centrale vengono usati l’uno accanto all’altro: “In altre parole quando in un medesimo dipinto si introducono due o più centri di vista, c’è, tra due centri contigui, una zona di raccordo: tutti gli oggetti, i quali si trovassero a cadere entro tale settore, dovrebbero crescere anziché diminuire con la distanza”. Gioseffi ritiene poi che se tutta la scena del mosaico di san Vitale fosse costruita con un solo punto di fuga comune, l’altare coprirebbe parte delle due figure e questo produrrebbe anche un effetto di profondità eccessiva. Ad ogni figura viene quindi assegnata la sua “nicchia” convergente da un punto di vista prospettico e l’altare tra di esse diviene così divergente. Questa interpretazione lascia perplessi perché il disegno cui Gioseffi ricorre per illustrare la sua teoria (Fig. 12) si allontana dall’originale in almeno due punti cruciali: in effetti esso ritrae l’altare come simmetrico, con entrambe le superfici laterali in vista, e dà la superficie destra come convergente mentre nell’originale è divergente. Il disegno inoltre omette gli edifici, che non si corformano in alcun modo alla prospettiva centrale. La capanna di Abele è in posizione frontale mentre il palazzo del re diverge come l’altare. Il nostro esempio mostra sino a che punto la visione di un osservatore, anche esperto, può essere furoviata dall’assioma del realismo.

 

 

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it