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Raffaello
Barberini, Relazione di Moscovia, 1565
Mercante fiorentino residente ad Anversa, Raffaello Barberini (1532-1582)
racconta il viaggio da lui compiuto in Russia dall'agosto 1564 all'aprile
1565, offrendo informazioni sul modo di vivere al tempo di Ivan il Terribile.
Lintera relazione è proposta e ricostruita nella sezione
Itinerari,
qui si riportano gli accenni alla fede russa.
[...] Dipoi si trova paese molto megliore, cioè campagne di grani,
e colline alquante. Da detta terra lontano circa 300 miglia si trova
il Ducato di Moscovia, dove la terra principale chiamano Mosca, posta
in sul fiume Mosca, il quale fiume nasce nel contado di detto Otfer
e fino alla Mosca non è navigabile.
Qui risiede ordinariamente il Gran Duca Moscovita. La detta terra è
grandissima, ma più delli sette ottavi di legname; vi è
un castello con buone mura, ma non forte, fatto già da Italiani,
similmente vi sono parecchie Chiese grandi di bello edificio e Palazzo
Ducale con tetti e cupole coperte di rame dorato, pur fabbricate da
Italiani, stati quivi condotti per i tempi passati, prigioni e di Polonia
e di Lituania. Vi sono oltra le dette, chiese dincredibil numero
quali più piccole quali più grandi, murate e di legnami,
si che non è strada dove non ne siano parecchie, di modo che
il giorno e la notte di San Nicolò la quantità delle campane
che si sentivano erano fastidiose ed intolerabili. Le case, tanto di
questa terra, come delle altre e de villaggi ancora, sono piccole
e male accomodate, senza civiltà o maniera: hanno una stanza
grande dove mangiano, lavorano e fanno tutto, nella quale hanno un forno
col quale scaldano detta stanza, in sul quale accostuma tutta la famiglia
dormire, né, pur hanno tanto ingegno di farle un camino donde
esca il fumo ma lo lasciano sfogare e uscire per la porta e per le finestre:
che è penitenza non piccola a starvi. Nogarde è governata
da un Duca mandatovi dal Gran Duca e le altre terre da un Vaivoda.
[...]
Ma lasciando questo e seguitando la fiumana della Mosca (la quale va
molto stortamente) circa a 65 miglia si trova un Monistero di Frati
alla Greca che si chiama S. Trinità. Vi sono 250 frati e il Monasterio
è grande e murato e guardato con artiglierie; hanno entrata grandissima
e fanno le spese a tutti quelli che vi capitano, e alcuna volta viene
il Gran Duca con grandissima gente ed essi ricettano e danno da vivere
a tutti.
Vi sono di gran boscaglie e molte fiere e fra laltre molti orsi
grandissimi li quali vanno infino alle case ad assaltar le genti.
[...]
Li Moscoviti ne riti vivono quasi alla Greca, nientedimeno in
qualche cosa differenti. Sono molto superstiziosi nelle immagini de
Santi e adorano San Nicola quasi senza far menzione daltro Dio,
e fanno di quel giorno più festa che di nessun altro.
E perché sono tanto suggetti allo imbriacarsi, onde ne nascono
poi infiniti scandali di abbruciare case e cose simili; però
il Signore ordinariamente gliene prohibisce e vieta, ma in tempo di
S. Nicola dà loro per 15 giorni licenza ove in quel tempo non
fanno altro che bere giorno e notte per le case e per le strade, e per
tutto si trovano imbriachi dacqua di vita che molto ne bevono
per ripararsi da i freddi e di birra e di metto che è bevanda
fatta con mele.
Non lasciano entrare forastiere alcuno nelle Chiese loro, se non quelli
che al modo loro si ribattezzano: ma pur tanto operai io con parole
e con danari che vi fui menato due volte, una di giorno, laltra
di notte, e in somma ivi viddi ordini e modi medesimi che tengono in
Grecia per le chiese, cioè molte imagini de Santi, altari,
candele, lampade e cose simili, con modi e seremonie differenti dalle
nostre immagini di Crucifissi con quattro chiodi cioè a ciascun
piede uno, e ufficiano al tutto, come ho detto, alla Greca. Dicono Messa
e in iscambio di ostia consacrano il pane e cantano tutto in loro lingua
che è consimile, come ho detto, alla Schiavona. Fanno molti digiuni
lanno e con grande astinenza e prima fanno la nostra quaresima
ordinaria e dipoi quella di S. Pietro e quella dellavvento e molte
altre che quasi ascendono alla metà dellanno. Accostumano
battezzare i loro figliuoli, come da noi, alle chiese e fanno compari,
ma secondo essi, dicono, noi non siamo ben battezzati per due cause
e perciò in questo son differenti a noi: e per la prima non vogliono
che il prete habbia autorità di dire battezzando «Io ti
battezzo» e però dicono essi usando questo Sacramento «Battezzasi
la creatura di Dio N. in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo»; per la seconda, dicono, che Christo battezzandosi si mette
nellacqua, però dunque che non basta bagnar la testa e
perciò essi mettono la creatura tutta sottacqua tre volte,
dipoi vanno intorno al pozzo col lume in mano dicendo alcune parole
e fanno croci in molti luoghi del corpo con olio santo, fino sotto i
piedi, senza adoperare sale.
[...]
Trovansi molti frati tutti di uno ordine alla Greca, ma questi non si
possono maritare; simili donne religiose con habito quasi vestite come
li medesimi frati. Ma se bene degli uni e degli altri ve ne sono di
ricchi, nondimeno una quantità grande ve ne sono che vivono necessariamente
e non per via di limosine. Li preti bisogna che habbiano moglie, ma
come quella muore non ne possono pigliar più, neanche esercitare
la preteria. Accostumano nelle case loro sempre havere qualche imagine
di Santi, dove subito venendo uno amico di fuori a visitare o negoziare,
arrivato alla porta della stanza dove sono dette imagini inanzi di che
saluti persona di casa, cavandosi la berretta si fa tre volte la croce
dal capo al petto, dipoi salutando il padrone di casa comincia a parlare
e fornire il bisogno suo e volendosi partire fa il medesimo. Così
andando per strada, per tutto dove veggono imagini o chiese da presso
o da lontano, si fermano per fare una infinità di croci, e essendo
in camino veggendo una chiesa fin da lontano quanto possa essere, purché
ne veggano il campanile, smontano e fanno una infinità di croci.
[...]
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