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ICONE > Anton S. Belajeff, I Vecchi Credenti e la produzione di icone di rame (1)


Belajeff è stato uno dei primi studiosi a pubblicare in Occidente un testo analitico sui luoghi e le scuole che caratterizzano origine e sviluppo delle icone di metallo, sulle quali l'associazione culturale Larici ha pubblicato un cd-rom, primo e unico in Italia.


L'importanza delle icone di metallo nella vita dei credenti ortodossi e i milioni di icone fusi durante gli ultimi tre secoli non possono non far ricordare che, il 31 gennaio 1723, il supremo Santo Sinodo della Chiesa russa ortodossa, capeggiato da Pietro il Grande, aveva proibito la fusione e la vendita di immagini sacre in lega di rame, a eccezione delle piccole croci battesimali da portare al collo. A giustificazione, le autorità avevano sostenuto che le immagini erano grossolane, poiché ritraevano in modo rozzo i santi, privandoli, cioè, dell'onore loro dovuto. Per le icone di lega di rame già in uso, si doveva provvedere a chiuderle sotto chiave in sacrestia, mentre quelle in vendita ai mercati dovevano essere confiscate e inviate alla magistratura principale di ogni città.
Questo provvedimento seguiva quello del maggio dell'anno precedente, quando il Santo Sinodo vietò di tenere in chiesa icone di qualunque materiale se esso fosse stato intagliato, sbozzato, scolpito o dipinto senza perizia e comunque presentasse immagini non conformi alle Sacre Scritture. (2)

Non esistono in letteratura testi che inducano a pensare che queste proibizioni fossero dirette contro i Vecchi Credenti, perciò si suppone che la disposizione sottintendesse l'esigenza di riservare il rame a scopo militare e per il conio delle monete. Solo in seguito si è associato il veto ai Vecchi Credenti, che, per le loro pratiche religiose, utilizzavano molto le leghe di rame.
Le icone e le croci di rame - che rappresentano aspetti profondamente radicati nella storia religiosa russa - hanno sempre avuto grande importanza per i Vecchi Credenti, cioè coloro che si considerano gli unici depositari della fede tradizionale russo-ortodossa.

Il movimento dei Vecchi Credenti nacque durante il regno dello zar Aleksej, come reazione ai concili di Mosca del 1666-1667 che avevano riformato i testi liturgici e le pratiche comuni. Ma, contro i Vecchi Credenti, lo zar Aleksej e i suoi successori emisero leggi e decreti per limitare pesantemente i loro diritti sociali e religiosi.
Le comunità dei Vecchi Credenti si divisero in gruppi entrando spesso in competizione tra loro, perché, principalmente, in seguito ai mutamenti istituiti dalla Chiesa di Stato, alcuni [i popovstij] accettavano ancora l'esistenza di una gerarchia tra preti e vescovi, altri [i bezpopovstij] la respingevano. (3)
Sono i registri del XIX secolo provenienti da Niznij Novgorod a testimoniare il ruolo centrale che le icone di lega di rame possedevano nelle pratiche religiose dei Vecchi Credenti: nel 1854, un'indagine sul numero di icone e croci dei Vecchi Credenti di quella provincia evidenziò che, se tutte fossero state fuse, si sarebbe potuto armare una brigata di artiglieria.
In casa del Vecchio Credente non mancava mai un crocifisso di lega di rame a otto punte o un'icona ottenuta per colata. Sempre, i popovstij avevano almeno un crocifisso di ottone nell'angolo delle icone. I pomoriani, un gruppo di bezpopovstij, veneravano, di preferenza e in maggior numero, icone e croci di metallo. Alcuni tra i gruppi più piccoli di bezpopovstij, come i filippovstij, usavano talvolta soltanto icone metalliche. Spesso, queste icone erano incassate in tavolette di legno.

Ancora nel 1840, nonostante la produzione di centinaia di migliaia di icone fuse, le autorità non ritenevano decaduto il bando petrino: un rapporto della polizia sui Vecchi Credenti di Mosca annotava che "la fusione di icone di rame, come è noto, è proibita per legge". Tuttavia, pur se illegale, il commercio di icone e di croci di lega di rame prosperava e i prodotti erano scambiati apertamente, con la sola eccezione delle croci eseguite dagli erranti (o strannikij), che costituivano un piccolo gruppo considerato pericoloso dal governo per le loro idee sovversive.
Un editto (ukaz) del Santo Sinodo, datato 30 aprile 1858, confermò l'ordine di sequestrare le icone - dipinte e di metallo - e i libri durante le perquisizioni di cappelle e case sospette di Vecchi Credenti. [...] Le icone di proprietà privata giudicate sufficientemente ortodosse erano poi restituite ai proprietari, mentre quelle delle cappelle venivano distrutte o consegnate alle parrocchie della edinoverie, un ramo di Vecchi Credenti che si erano in qualche modo ricongiunti alla Chiesa ufficiale ortodossa e, pertanto, avevano ottenuto il permesso di seguire il vecchio rituale. [4] Nonostante le proibizioni, la produzione e il commercio delle icone di lega di rame continuarono senza intoppi nei secoli XVIII e XIX.
Deve ancora essere scritta la storia della fabbricazione e della diffusione delle icone in lega di rame, ma esiste abbastanza materiale per farsi un'idea della loro quantità, della distribuzione in termini geografici e del tipo di commercio.


 

Nota:
1. Anton Serge Belajeff, "Vecchi credenti e la produzione delle icone di rame", in Richard Eighme Ahlborn e Vera Beaver-Bricken Espinola (a cura di), Russian Copper Icons and Crosses from the Kunz Collection: Casting of Faith [Icone e croci russe di rame della Collezione Kunz: Fusioni di Fede], Smithsonian Studies in History and Technology, n. 51 - Smithsonian Institution Press, Washington D.C., 1991. Il libro è stato dedicato alla memoria di Belajeff, scomparso pochi mesi prima la pubblicazione.
La traduzione che si propone non riporta le numerosissime annotazioni esclusivamente bibliografiche che confortano le tesi di Belajeff.
2. Tali icone sopravvissero in special modo nelle chiese del Nord e in Siberia. Quasi un secolo dopo, nel maggio 1841, il Concistoro spirituale di Tomsk proibì, in un ordine relativo alla certificazione delle icone, la vendita di icone fuse e ordinò la loro rimozione da parte delle autorità civili. Una delle ragioni per cui il clero scoraggiò l'uso di icone intagliate o scolpite fu la loro somiglianza con quelle in uso tra i cattolici-romani. Nonostante il divieto, le icone di lega di rame continuarono ad essere diffuse in Siberia e, specialmente, tra i Vecchi Credenti, le cui icone erano talvolta confiscate dalle autorità.
3. Tra i vecchi Credenti spicca la figura dell'arciprete Avvakum, noto per avere scritto su questioni relative alla pittura delle icone.
4. Le icone private o di famiglia erano ancora conservate nlle cappelle dei Vecchi Credenti come si può desumere dalle richieste dei contadini dell'insediamento di Danilov (Vyg) del 1843 volte a riottenere le icone sequestrate nella cappella. Tra i tanti sequestri, è ben documentato quello avvenuto il 2 gennaio 1854, in cui il capo della provincia di Niznij Novgorod prese le icone fuse in rame da una casa occupata da monaci e suore Vecchi Credenti. Pure le icone dei Vecchi Credenti spedite all'estero erano talvolta sequestrate prima di varcare i confini dell'impero russo..

 

 

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